L’Acea, l’associazione europea dei costruttori d’auto, starebbe facendo pressione sulla Commissione Europea per rimandare di cinque anni i nuovi limiti imposti alle emissioni di CO2 dei modelli nuovi. Lo rivela Automotive News Europe, che ha avuto accesso a un documento riservato redatto proprio dall’Achea. In questi giorni la Commissione Europea sta discutendo dei limiti per il 2025, che saranno tra i 68 e i 78 grammi di CO2 al km, da intendersi come media fra le emissioni omologate per ogni vettura venduta dal marchio.

Oggi i costruttori hanno già un obiettivo piuttosto arduo da raggiungere: emissioni medie della gamma di 95 g/km di CO2 entro il 2021, che corrispondono a consumi di 4,1 litri di benzina o 3,6 di gasolio ogni 100 km. Una soglia su cui ci si è accordati con grande fatica perché la Germania si era messa di traverso, dal momento che le auto di lusso dei suoi costruttori più famosi sono tendenzialmente piuttosto grandi, potenti e pesanti. Considerando che solo dieci anni fa il livello medio era di 170 g/km e che nel 2014 è sceso a 130 g/km, si capisce quanti progressi stia facendo l’industria automobilistica e quanti ancora ne siano richiesti.

Secondo quanto riportato da Automotive News Europe, l’Acea ha chiesto di più tempo, almeno fino al 2030, per rinnovare i prodotti: gli ulteriori progressi oltre i limiti imposti per il 2021 “sono raggiungibili solo con un considerevole incremento della quota dei diesel, insieme all’elettrificazione e ibridizzazione della gamma”. Questo, dicono i costruttori, “non è possibile considerando la campagna anti-diesel“, particolarmente attiva in Francia, “e la mancanza di un supporto adeguato all’elettrificazione a livello europeo e nazionale”.

I costruttori, insomma, dicono di aver fatto quello che è fattibile con la tecnologia convenzionale, contenendo del 30% le emissioni di CO2 negli ultimi 20 anni, e ora chiedono supporto alla stessa Europa che impone i limiti più stringenti del mondo. Anche perché l’elettrificazione, necessaria per contenere ulteriormente le emissioni su strada, porta con sé costi che finiscono inevitabilmente sul consumatore: secondo l’analista Arndt Ellinghorst di ISI Evercore, già il raggiungimento dei limiti 2021 costa in media mille euro per veicolo. Già un anno fa l’Acea aveva chiesto all’Unione Europea di essere severa anche con gli altri settori industriali. Secondo la commissione europea per il clima, automobili e furgoni sono responsabili del 15% delle emissioni di CO2 europee, i camion del 6%.