60 milioni di rifugiati in giro per il mondo, ossia la popolazione di uno Stato di medie dimensioni; nel 2014, annus horribilis, 42,500 persone al giorno sono diventate richiedenti asilo: mai in un anno solare, tante donne e uomini erano fuggiti da guerre e persecuzioni. E mentre l’87% dei rifugiati, non si muove dalla regione del conflitto, le nazioni più ricche, obbligate moralmente e giuridicamente a garantire l’assistenza a chi cerca di salvarsi la vita e di salvare quella dei propri cari, stanno a guardare o tirano su barriere.

Cosi inizia il discorso di Antonio Guterres, Alto Commissario Onu per i Rifugiati, per il Refugee Day 2015 che cade proprio oggi: un discorso appassionato e durissimo nei confronti dell’egoismo e dell’inerzia dei governi e dei politici occidentali, di fronte al più grave disastro umanitario dal dopoguerra. Un esempio è la gestione della crisi siriana: ‘L’Unhcr aveva chiesto all’Ue di accomodare 130mila siriani ma il disco verde è arrivato solo per 45mila. “Miopi, moralmente sbagliate ed illegali”, definisce Guterres le pratiche di respingimento, l’espulsione arbitraria e l’etichettamento sociale dei richiedenti asilo e lancia un monito: o combattiamo insieme le cause che costringono tanta gente a lasciarsi tutto alle spalle oppure il numero di rifugiati è destinato solo ad aumentare.

Un discorso lucido, quello di Guterres, che rompe etichette e fair-play istituzionale e fa riflettere: parole di buon senso suonano rivoluzionarie, in un momento in cui tutti sembrano aver perso il lume della ragione. Le immagini della polizia italiana e della gendarmerie francese che solo pochi giorni fa, giocavano a ping-pong con un gruppo di minori “dovete riprenderveli in Italia”, “no, si tratta di minori non potete mandarli indietro” sono sequenze che da sole dipingono il quadro drammatico della situazione. E rappresentano il basso livello a cui è scesa la politica istituzionale sul tema dei richiedenti asilo: per non prestare il fianco allo sciacallaggio razzista-populista che ormai è diventato mainstream, la linea è: non si fa nulla. Anzi no, si fanno summit che alla fine non decidono nulla. Chi può fortifica le coste (il Regno Unito), oppure militarizza le frontiere che non ci sono (la Francia); chi non può affama i rifugiati sperando se ne vadano (l’Olanda) e i più creativi pensano addirittura ad un muro (l’Ungheria).

Ecco, questo è il quadro desolante che le parole di Guterres descrivono nel suo discorso. E ricorda un principio fondamentale: le soluzioni esistono, non sono facili né tantomeno economiche ma rappresentano un investimeno per il futuro. Queste soluzioni, l’Unhcr le ricorda spesso: rendere semplici e legali le procedure per raggiungere il continente, semplificare i ricongiungimenti, rispettare i parametri Onu nell’analisi delle domande di asilo (non il parametro Salvini). Non i respingimenti, che sono illegali e non fanno altro che favorire il traffico di uomini, non il modello Australia, “smascherato” la scorsa settimana dall’Indonesia: non sarebbe stato il rigore delle autorità australiane a ridurre i viaggi della speranza, ma “mazzette” che avrebbero pagato funzionari di Canberra agli scafisti, per girare i barconi e tornare indietro.