A Roma come a Bologna, siano bersaniani o renziani, tutti vogliono di nuovo Vasco Errani in politica il giorno dopo che la Corte di Cassazione ha annullato la condanna in appello dell’ex governatore dell’Emilia Romagna, rinviando però gli atti alla Corte d’appello di Bologna per un nuovo giudizio di secondo grado. Per qualche ora, mercoledì 17 giugno in tanti avevano sperato in un annullamento senza rinvio (in pratica una assoluzione secca), viste anche le richieste in tal senso del procuratore generale, che, nonostante rappresentasse l’accusa, aveva perorato l’innocenza del politico nella vicenda Terremerse. Ma non è stato così: a sera i supremi giudici hanno deciso che Errani dovrà tornare ancora nelle aule giudiziarie. È vero che l’ex governatore in primo grado era stato assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di falso ideologico e che ora si ripartirà proprio da quella assoluzione. Tuttavia, in attesa delle motivazioni della Cassazione e della fissazione del processo bis, passeranno molti mesi durante i quali l’ex governatore potrebbe decidere di attendere un giudizio definitivo prima di rigettarsi nell’agone politico.

In tanti però già lo chiamano. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha sempre apprezzato Errani, nonostante egli rappresenti il più importante esponente dell’ala bersaniana. Quando nel luglio 2014, poche ore dopo la condanna a un anno di reclusione con pena sospesa (oggi annullata in Cassazione), Errani si dimise dalla guida della Regione, il leader Pd lo chiamò chiedendogli di non lasciare. Ma Vasco fu irremovibile. A ottobre a Bologna, il presidente del consiglio lo esortò pubblicamente. “Vasco non pensi di essere in pensione, abbiamo bisogno di lui a Roma e lo andremo a prendere”. Non è chiaro se Renzi si riferisse a un incarico al Partito democratico o al governo. Di certo, dopo la recente batosta alle elezioni regionali, un personaggio pragmatico e dall’anima mediatrice come Errani sarebbe molto utile a un partito che alle urne ha pagato anche le sue fratture interne. Non è un mistero peraltro che proprio Errani, in gran segreto e lontano dalle telecamere, abbia continuato in questi mesi a fare il suo lavoro di tessitore tra maggioranza e minoranza del Pd, anche recentemente, sui temi delle riforme del governo Renzi.

Anche la minoranza democratica invoca il ritorno sulla scena principale di Errani, fiore all’occhiello della Ditta: cresciuto nel Pci che fu di Enrico Berlinguer, è sempre stato un personaggio sobrio, serio. Simbolo della ricostruzione post sisma. Un pubblico amministratore definito perfino dai giudici che lo condannarono in appello nel 2014 “dal profilo specchiato”.

Il primo a chiedergli di ributtarsi nella mischia politica è stato proprio Pierluigi Bersani, che in Errani ha avuto un braccio destro, un consigliere, un amico personale nei momenti più difficili. Così inseparabili eppure così diversi i due, come le loro terre, l’Emilia e la Romagna: “Vasco Errani è assolto. Ora deve rimettersi in pista per il Pd e per l’Italia. Competenza ed esperienza come le sue non possono restare in panchina”, ha twittato Bersani. Altre attestazioni di affetto sono arrivate dal successore di Errani alla poltrona di governatore, Stefano Bonaccini, dal sindaco di Bologna Virginio Merola e da quello di Ravenna Fabrizio Matteucci. Sergio Chiamparino, governatore Pd del Piemonte e successore di Errani alla carica di presidente della Conferenza delle Regioni, si spinge oltre: “È il riconoscimento pieno che il processo d’appello è stato una montatura”, ha detto l’ex sindaco di Torino.

Ora bisognerà capire che cosa deciderà di fare Errani: potrebbe seguire le sirene romane, mobilitarsi e venire in soccorso al Pd anche prima che la vicenda processuale sia conclusa. Di lui peraltro ci sarebbe bisogno non solo a Roma, ma anche in Emilia Romagna dove il partito è in calo di iscritti e ha vinto le Regionali, ma con un’astensione record.

Vasco Errani, dal canto suo, di un suo ritorno in campo non parla: “Oggi è un bel giorno per me. Si è ristabilita la verità che aveva pronunciato il giudizio di primo grado e si ricomincia da lì con serenità e fiducia”, ha scritto Errani subito dopo la sentenza sulla sua pagina Facebook. “Sono orgoglioso per come ho servito negli anni la cosa pubblica e la Regione e lo sono ancora di più per avere, nel momento più difficile della mia vita politica, messo il rispetto e l’onore delle istituzioni avanti ad ogni altra ragione”. Il suo futuro immediato? “Ora passerò qualche giornata tranquilla con la mia famiglia”.