La tradizione contadina ci insegnava che ‘non si butta via niente’ di quello che la terra e la tavola ci donano. Di quella buona regola poco è rimasto. Basti pensare che in Italia ogni anno 5,5 milioni di tonnellate di cibo finiscono nelle discariche, ovvero quasi tre milioni di cassonetti dell’immondizia pieni di cibo. A Expo il governo, in questi giorni, ha presentato il progetto “Spreco Zero” che dovrà essere approvato in Parlamento entro la fine del 2015. Lo scopo è quello di portare ad un milione di tonnellate il cibo recuperato rispetto alle 550 mila attuali. Semplificazione burocratica, incentivi fiscali, taglio dell’Irap per agevolare i produttori e la grande distribuzione a donare agli indigenti i prodotti invenduti.

Un passo sicuramente importante verso una società più equa. Ma non basta. Anzi, dovrebbe essere solo la cornice di un disegno più strutturato e che parta prima di tutto dall’educazione alimentare. Un dato mi ha colpito: il 42% del cibo buttato nell’immondizia arriva da casa nostra. E ancora: il 55% degli italiani dichiara di gettare avanzi quasi ogni giorno, solo l’1% raramente. Quasi 7 euro a settimana per famiglia, più di 8 miliardi di euro in cibo che dalle nostre tasche ogni anno finiscono in discarica. Oltre 4 volte il valore del tanto annunciato tesoretto (circa 1,6 miliardi di euro) che Renzi avrebbe voluto destinare proprio a misure contro la povertà.

Educare quella parte del mondo in cui il cibo non è un problema di sopravvivenza ad acquistare solo la quantità di cibo necessaria, donare le parte in eccesso prima che deperisca e fare un uso razionale dell’acqua non è solo una questione economica. Lo spreco è la cartina di tornasole di un mondo diviso tra chi ha fame e chi vive nell’abbondanza, è l’allarme che segnala disperazione e guerra.

Sono tanti i leader che si stanno impegnando su questo fronte. Il Presidente Mattarella, dal Padiglione Italia a Expo, ha ricordato che “la cultura dello scarto e del consumo illimitato non si concilia più con il futuro possibile, né con lo sviluppo economico”.

Ma ancora più decise la parole Papa Francesco che ha parlato di “schiavitù del consumismo” quando, la scorsa settimana alla Fao, ha espresso la sua preoccupazione per le statistiche sugli sprechi. Per fermare questa tendenza, il Santo Padre ha chiesto un maggiore impegno nel modificare gli stili di vita perché “la sobrietà non si oppone allo sviluppo, anzi è ormai diventata una sua condizione”.

Una condizione necessaria se pensiamo anche alla salute del Pianeta. Per produrre il cibo che poi verrà gettato, pari a più di un terzo della produzione mondiale, vengono impiegati 250 miliardi di litri d’acqua, l’equivalente di quanto consumerà la città di New York nei prossimi 120 anni.