Sir Christopher Lee è morto all’età di 93 anni dopo essere stato ricoverato in ospedale per problemi respiratori e insufficienza cardiaca. La maschera dell’horror gotico per eccellenza, quel Dracula di Terence Fisher prodotto dall’inglese Hammer nel 1958, rimarrà sempre scolpita negli occhi di ogni adoratore del cinema horror e non solo. Occhi spiritati e illuminati a giorno, canini allungati e colanti sangue, Lee ancora inesperto mestierante in diversi film anglofoni, solo a 36 anni divenne mito cinematografico. Difficile, dopo, togliergli quell’espressione terrificante che ancora oggi spaventa grandi e piccini.

Nato il 27 maggio del 1922 nel quartiere londinese di Belgravia, figlio di un’aristocratica contessa legata al Sacro Romano Impero e di un colonnello dell’esercito e cugino di Ian Fleming – il creatore di 007 -, Lee ha iniziato a recitare nel 1947, dopo una seconda guerra mondiale vissuta prima da soldato volontario poi come pilota della Raf. Per una decina d’anni non arrivano grandi parti da protagonista, anzi i ruoli sono sempre più defilati, ma gli permettono di mettere insieme una quantità di interpretazioni che lo faranno entrare nel Guinness dei Primati degli attori più presenti in scena di tutti i tempi. Nel 1957 il primo film con la casa di produzione inglese Hammer: The Curse of Frankenstein. Qui interpreta il mostro creato dal barone Frankenstein, ruolo recitato a sua volta da Peter Cushing con cui Lee formerà una coppia d’oro dell’horror gotico per almeno quindici anni. Di lì a un anno il successo, comunque inatteso, nella parte del conte Dracula, nel primo di una lunga serie di sequel, remake e reboot sia per la storica Hammer che per registi erotici come Jesus Franco e perfino in una parodia horror di Steno. Lee diventa Dracula per almeno altre 25-30 pellicole. La maschera non gli si toglie più dal viso. “Praticamente su quel set non feci granché”, ha spiegato in un’intervista nel 2005 l’attore inglese. “Supplicai la produzione di farmi recitare qualche battuta di dialogo dal libro di Bram Stoker, ma nulla. Di tanto in tanto provai ad inserirne qualcuna. Comunque decisi di non interpretare mai più Dracula dopo quel film. Quando lo comunicai alla produzione apriti cielo!”.

Lee prova a liberarsi del vampiro transilvano con un paio di memorabili parti: I tre moschiettieri di Richard Lester (1973), a cui segue I quattro moschettieri- Milady (1974) con Lee sempre nella parte del cattivo Rochefort, anche se il film cult di quegli anni dove interpreta il sinistro Lord Summerisle è The Wicker Man (1973) di Robert Hardy. Lee ha più di 50 anni e per rilanciare una carriera di ruoli da cattivo si trasferisce negli Usa. Ma se non fosse per una particina in 1941 – Allarme ad Hollywood di Spielberg (1981) nessuno lo ricorderebbe: perso tra serie tv minori, filmetti di serie B, e Il ritorno dei tre moschettieri (1989). È alla fine degli anni novanta grazie a Tim Burton che lo vuole ne Il mistero di Sleepy Hollow che Lee torna in parti da caratterista di rango dove può mostrare tutta la sua algida e tenebrosa alterità. Nel 2001 è poi la volta della definitiva consacrazione con il primo episodio della trilogia del Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, in cui interpreta Saruman. La seconda giovinezza di un grande villain come Lee si completa sui set degli ultimi due prequel della trilogia di Star Wars (2002 e 2005) – in cui interpreta il conte Dooku – e nell’altra trilogia di The Hobbit (2012-2014). La voce dal tono basso gli ha permesso di esprimersi come cantante anche in un paio di amatissimi album “metal”: Carlomagno – By the Sword e la Croce (2010) e Carlomagno: i presagi di morte (2011). Nel 2009 è stato nominato baronetto dalla regina d’Inghilterra. L’ultimo film interpretato e non ancora uscito in sala è Angels in Notting Hill.