Bruxelles, innalzato un grande "cavallo di Troia" di fronte alla sede UECar* parlamentare europe*, fa la cosa giusta: ferma il TTIP”: è il contenuto dell’email che tutti gli eurodeputati della maggioranza si vedranno recapitare nelle prossime ore, e si spera più di una sola volta. Dall’8 al 10 giugno prossimo, infatti, il Parlamento europeo si riunirà a Strasburgo per discutere la risoluzione in cui comunicherà alla Commissione Europea, che negozia concretamente e in segreto il Trattato transatlantico di liberalizzazione di scambi e investimenti tra Usa e Ue, come la pensa sul suo operato. Non sarà un’indicazione vincolante, ma chiaramente a livello politico sarebbe importante che la Commissione ricevesse un segnale di contrarietà politica. Un accordo poco trasparente, come è oggi il TTIP, alimenta troppe preoccupazioni circa un drastico e irreversibile abbassamento degli standard di qualità della vita e del processo democratico, in Europa e in Italia come negli Usa.

Nonostante le obiezioni sull’efficacia e i potenziali pericoli generati dal TTIP siano ormai sostenuti anche da grandi economisti come Paul Krugman e il premio Nobel Joseph Stiglitz, il 28 maggio scorso in Commissione parlamentare Commercio internazionale (Inta) che ha “preparato” il testo per l’aula, si è verificata una saldatura stretta tra Popolari e Socialdemocratici, senza alcuna eccezione, che hanno difeso gli emendamenti peggiori, anche in contraddizione con alcuni da loro stessi firmati; GUE (quindi sinistra, come Podemos, Syriza, l’Altra Europa), Verdi, 5 stelle e pezzi della destra come Lega, separatisti vari si sono schierati per il no; la Marine Le Pen non si è presentata al voto, nonostante i tanti proclami degli scorsi mesi. La vittoria della maggioranza è stata schiacciante, schiacciata sulla peggiore versione del testo possibile, ma altrettanto pressante il tam tam dei social e delle email contro chi si è assicurato questa vittoria di Pirro. Chi è passato per Bruxelles parla di parlamentari sconcertati per i tanti contatti ricevuti e le pubbliche sanzioni, per tutti i gusti.

L’istituzione di una sorta di “tribunale privato” (ISDS) per difendere gli interessi degli investitori, la creazione di uno spazio riservato dove molte delle regole e degli standard che ostacolano il commercio perché proteggono i cittadini potrebbero essere cancellate senza consultarci; la privatizzazione dei servizi, la liberalizzazione di tutti gli investimenti, anche quelli speculativi, l’accelerazione al mercato dell’energia fossile: sono solo alcune delle scelte sbagliate della Commissione Europea che il Parlamento europeo, se passa quel testo, potrebbe continuare a sostenere. Tutto quello che del testo dovrebbe essere cassato o cambiato, come associazione l’abbiamo analizzato in un breve documento, che abbiamo recapitato a tutti loro, e che si trova a questo link

Obiettivo delle Campagne Stop TTIP di tutta Europa, dunque, è mettere sotto pressione in queste ore i parlamentari della maggioranza e far sì che la Commissione esca bocciata, non rafforzata dal voto di Strasburgo.

Chi vuole che di TTIP si discuta meglio e più a fondo può scrivere ai propri parlamentari un’email a piacere o con il testo suggerito dalla Campagna Stop TTIP Italia. Sul sito è disponibile anche l’elenco degli europarlamentari di maggioranza, quindi determinanti per il voto finale, suddivisi per circoscrizione elettorale.

Verranno consegnati agli eurodeputati anche i primi due milioni di firme della petizione popolare europea contro il TTIP, che si può sottoscrivere anche sulla home page del sito della Campagna italiana, per sfondare il tetto previsto e impressionare ancor di più gli euro-eletti. Martedì 9 giugno gli account twitter di tutti i parlamentari (qui l’elenco) verranno nuovamente colpiti da una tempesta di messaggi per chiedere loro di fare la cosa giusta, e tutti potranno partecipare con le istruzioni pubblicate via web. Dall’8 all’11 in aula e fuori e dentro l’europarlamento, a Strasburgo ma anche a Bruxelles, si moltiplicheranno incontri faccia a faccia, volantinaggi, azioni dirette e simboliche. Il messaggio per gli eletti è chiaro: nessun accordo è meglio di un pessimo accordo.

 

di Monica Di Sisto
vicepresidente di Fairwatch, tra i promotori della campagna Stop TTIP Italia