Ad Enna vinceva col maggioritario, col proporzionale e anche col sorteggio. Un aforisma che adesso dovrà essere ritoccato: questa volta, infatti, Mirello Crisafulli dovrà accontentarsi di un semplice e inatteso ballottaggio. Un risultato imprevisto quello dell’ex senatore del Pd, che alla vigilia prometteva di farsi incoronare sindaco di Enna da un plebiscito molto simile a certi turni elettorali bulgari del passato, ma ancora di moda nella città al centro della Sicilia. Le urne, però, hanno bocciato ogni pronostico, compresi quelli diffusi da Crisafulli medesimo ai suoi. “Una vittoria con il 51 per cento sarebbe un insuccesso”, commentava sarcastico l’ex parlamentare, che, per la prima volta nell’ultimo ventennio, non è riuscito a fare man bassa di voti nel suo feudo elettorale.

Un risultato che oscilla intorno ai 41 punti percentuali, un’affluenza inchiodata al 66 per cento e così per Crisafulli si è aperta a sorpresa la porta del ballottaggio. Una beffa doppia per il “Cuffaro rosso”, dato che tra 15 giorni sarà sfidato da Maurizio Dipietro, candidato di una lista civica capace di raccogliere il 23 per cento dei voti, ex esponente del Pd, espulso dal partito dopo una serie di battaglie interne contro lo stesso Crisafulli.

L’ex impresentabile che stravinceva
Cancellato dalle liste per le politiche 2013 dal comitato dei garanti del Pd perché ritenuto impresentabile, l’ex senatore era stato ripescato lo scorso anno come segretario provinciale dei democratici, eletto con quasi il 90 per cento dei voti, nonostante la querelle aperta dal regista Pif alla Leopolda di Matteo Renzi (“Siete il partito di Pio La Torre: cacciatelo a calci nel sedere”), proseguita alle primarie con le polemiche sollevate dal renziano Davide Faraone a causa di presunti brogli elettorali.

Poi, quando tutta la Sicilia sembrava essere salita sul carro del premier (compresi diversi ex sodali di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo), la provocazione al giglio magico renziano: “Io niente ho e quindi mi candido sindaco”, era stato il dimesso grido di battaglia, lanciato da Enna in direzione Nazareno. Tradotto: prescritto il processo per abuso d’ufficio, archiviata da tempo l’indagine per mafia (dopo che la Dia lo aveva “beccato” a colloquio con Raffaele Bevilacqua, boss mafioso di Enna), Crisafulli sosteneva di non essere più un impresentabile del Pd, e quindi di avere le carte in regola per correre come primo cittadino di Enna. Di avviso diverso, invece, lo stato maggiore renziano, che per Crisafulli non ha mai provato eccessiva simpatia.

Alla fine l’ex impresentabile, sostenuto dal segretario regionale del Pd Fausto Raciti, aveva tirato dritto, candidandosi, ma senza il simbolo ufficiale del partito: al suo posto ecco Enna Democratica, con un vessillo quasi identico e quello del Pd. Come dire: Crisafulli è talmente forte che a casa sua corre da solo. Invece non è bastato: e adesso l’uomo che vince anche col sorteggio dovrà abbassare la testa e sperare che il ballottaggio non riservi altre sorprese.

Nella città di Crocetta M5s al ballottaggio, a Pietraperzia conquista Comune
Anche perché Crisafulli non solo non è riuscito a sfondare ad Enna, ma anche i suoi candidati in provincia si trovano in difficoltà: l’unica “crisafulliana” eletta è Maria Greco, deputata nazionale del Pd, nuovo sindaco di Agira. Sempre in provincia di Enna si registra la vittoria del ventisettenne Antonio Bevilaqua, candidato del Movimento Cinque Stelle, nuovo sindaco di Pietraperzia, che con 7mila abitanti diventa la terza città pentastellata di Sicilia dopo Ragusa e Bagheria. Il movimento di Beppe Grillo sfonda anche ad Augusta, in provincia di Siracusa, portando al ballottaggio Maria Concetta Di Pietro. Le politiche ambientali dei pentastellati sono state ben accolte nella cittadina che si è meritata, suo malgrado, l’appellativo di Spoon River di Sicilia: colpa dei tantissimi decessi a causa di tumore, ricordati ogni mese da don Palmiro Prisutto, il sacerdote che ha deciso di leggere durante la funzione religiosa i nomi dei defunti. I Cinque Stelle potrebbero conquistare anche un’altra città famosa per il suo petrolchimico: a Gela, infatti, Domenico Messinese è in corsa per strappare un biglietto per il ballottaggio, dove affronterà il sindaco uscente Angelo Fasulo, incapace di superare il 24 per cento, nonostante il sostegno del governatore (ed ex sindaco) Rosario Crocetta. Nella città in provincia di Caltanissetta, però, le operazioni di spoglio vanno a rilento a causa di moltissime contestazioni nei seggi elettorali e i primi tre candidati sono tutti staccati da pochissimi voti.

Agrigento, dopo il pasticcio primarie il sindaco è Firetto (Pd)
E se a Enna Crisafulli non è riuscito ad imporsi al primo turno, come previsto, anche ad Agrigento i pronostici sono stati ampiamente disattesi: il nuovo sindaco è infatti Calogero Firetto, deputato regionale dell’Udc, già primo cittadino della vicina Porto Empedocle, capace di raccogliere il 55 per cento dei voti, con una cordata di liste civiche, più il sostegno del Pd raccolto in zona Cesarini. Bocciata la candidatura di Silvio Alessi, il presidente dell’Akragas che si è fermato al 13 per cento: dopo aver vinto le primarie di centrosinistra, era stato abbandonato dal Pd (prontissimo a correre in sostegno di Firetto), potendo contare solo sul sostegno del movimento Patto per il Territorio, fondato dal parlamentare di Forza Italia Riccardo Gallo. In attesa di capire quali tra i venti consiglieri coinvolti nel caso Gettonopoli saranno alla fine rieletti, ad Agrigento si fa segnalare il risultato raggiunto dal parlamentare della Lega Nord Marco Marcolin: nonostante sia veneto aveva deciso di correre come sindaco della città dei Templi, raccogliendo l’8 per cento e il record di candidato sindaco del Carroccio più votato a Sud. Nel frattempo il coordinatore siciliano di Forza Italia Vincenzo Gibiino si rallegra: Antonio Fallica è il nuovo sindaco di Pedara, 12 mila abitanti in provincia di Catania. Archiviati i tempi del 61 a 0 e il “cappotto” del 2001 tra i forzisti ogni piccola vittoria è ormai una buona occasione per festeggiare.