Per Vincenzo De Luca non sembra esserci scampo. Le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione, del resto, parlano chiaro: la sospensione prevista dalla legge Severino scatta automaticamente senza lasciare «alla pubblica amministrazione alcuna discrezionalità» circa l’adozione del relativo provvedimento. Sia nel caso l’ex sindaco di Salerno dovesse vincere le regionali di domenica sia nel caso in cui, invece, dovesse uscire sconfitto. Due scenari opposti, ma con la stessa conseguenza: la sospensione. Ne è certo l’avvocato Gianluigi Pellegrino che, per conto del Movimento difesa del cittadino, ha presentato e vinto il ricorso in Cassazione contro la decisione del Tar che ha sospeso l’applicazione della Legge Severino consentendo al sindaco di Napoli Luigi De Magistris di restare al suo posto.

DE LUCA VINCE  Primo scenario: il candidato del Pd viene eletto governatore. «In questo caso – spiega Pellegrino – deve essere immediatamente sospeso dal presidente del Consiglio dei ministri su relazione del Prefetto, sentiti i ministri degli Interni e degli Affari regionali». Insomma, una situazione quanto meno imbarazzante per il premier Matteo Renzi che, in pratica, dovrebbe decretare la sospensione di De Luca dopo averlo sostenuto in campagna elettorale. Non solo. Dal momento che la sede del dicastero degli Affari regionali è vacante dalle dimissioni del ministro Maria Carmela Lanzetta, avendone assunto l’interim, Renzi sarebbe doppiamente coinvolto nell’espletamento della procedura. Quanto al parere del Viminale, Angelino Alfano lo ha di fatto già anticipato: «C’è una legge e sarà applicata». Secondo Pellegrino, quindi, non ci sono margini di manovra per il governo: «La soluzione a cui si sta furbescamente pensando, quella cioè di far nominare all’ex sindaco di Salerno, qualora eletto, la giunta regionale e un vice presidente prima che venga sospeso è clamorosamente impraticabile – prosegue il legale – Perché il combinato disposto della legge Severino e dello statuto della Regione Campania esclude chiaramente questa opzione e consentire un atto del genere sarebbe contrario all’ordinamento». Risultato: l’inevitabile ritorno alle urne.

EXIT STRATEGY  In realtà un’alternativa ci sarebbe. E la suggerisce lo stesso Pellegrino: «Un intervento legislativo, varato fra oggi e domani, che disciplinando un’ipotesi come quella che rischia di verificarsi in Campania, dove la Severino lascerebbe “decapitata” la Regione, affidi al consigliere più anziano della maggioranza, che resterebbe in carica per un periodo variabile, la guida della giunta». Un periodo, nel caso di De Luca, di 18 mesi, quanto la durata della sospensione prevista dalla Severino. «Qualora nel frattempo sopravvenisse la condanna anche in appello la durata della sospensione e, quindi, la permanenza in carica del consigliere anziano si allungherebbero». Una soluzione di raccordo tra competenze nazionali e locali, come la definisce il legale del Movimento difesa del cittadino. «Un intervento di questo tipo eviterebbe di lasciare la nomina di un suo plenipotenziario ad un incompatibile – chiarisce – Né, in questo caso, si potrebbe parlare di norma ad personam ma piuttosto di norma ad institutionem». Anche perché, consentire a De Luca di nominare la giunta prima di essere sospeso, esporrebbe Renzi anche a conseguenze penali. «Chi suggerisce al presidente del Consiglio di dilatare i tempi – avverte Pellegrino – lo spingerebbe a commettere un abuso d’ufficio». In realtà ci sarebbe un ulteriore scenario limite. Che De Luca, in caso di elezione, decidesse di forzare la mano nominando comunque una giunta. «In questo caso – puntualizza il legale – la Regione dovrebbe essere commissariata, per macroscopica violazione di legge, con provvedimento del Presidente della Repubblica su proposta del governo». E sarebbe un caso senza precedenti.

DE LUCA PERDE Secondo scenario: il candidato del Pd non viene eletto governatore. Pure in questo caso, come semplice consigliere, non potrebbe evitare la sospensione con effetto immediato. «Anche se tutto sarebbe decisamente più semplice – prosegue l’avvocato – Essendo il Consiglio regionale un organo collegiale, dal punto di vista funzionale la sua assenza sarebbe irrilevante». Va detto, infine, che gli effetti della legge Severino esulano dal controllo operato dalla giunta delle elezioni regionale della Campania (formata dall’ufficio di presidenza integrato da un rappresentante di ogni forza politica presente in Consiglio). Che ha il compito di verificare la sussistenza di eventuali cause di incandidabilità degli eletti. Nulla a che vedere con l’applicazione della legge Severino, che, conclude Pellegrino, «riguarda i casi di ineleggibilità e non di incandidabilità».

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