Centinaia di posti di lavoro che scompaiono in Italia per materializzarsi in Albania, delocalizzazioni selvagge che lasciano senza lavoro centinaia di famiglie, mentre il nostro Paese non trova di meglio che firmare un accordo col governo di Tirana. Oggetto? Non certo la lotta alle delocalizzazioni su larga scala messa in campo dalle aziende di call center, ma al contrario un accordo col governo albanese per varare “iniziative di monitoraggio e attività ispettiva al fine di garantire l’adeguata sicurezza” dei cittadini italiani contattati dai telefonisti di Tirana. E’ questo l’oggetto dell’accordo firmato dal garante della privacy con Tirana, il 10 febbraio del 2015. Un’inedita intesa, che impone alle aziende di comunicare all’autorità quando trasferiscono i loro call center all’estero. In più l’intesa tra Italia e Albania prevede che gli operatori debbano sempre specificare che chiamano dall’estero quando compongono un numero italiano: in caso contrario saranno multati, come era previsto dal decreto Sviluppo Italia del 2012. Il dato importante è che l’accordo Italia – Albania, con la scusa di provare a proteggere i dati personali dei cittadini italiani contattati dall’estero, di fatto regolamenta la delocalizzazione, riconoscendola come un fenomeno diffuso.

E mentre il garante della privacy sigla accordi con Tirana, sugli altri fronti non si registra alcun tentativo per salvare i posti di lavoro cancellati nel nostro Paese dalle decine di delocalizzazioni. Come dire: la toppa peggiore del buco. “Altro che tutela dei lavoratori: è un accordo assurdo”, dice Maurizio Bufalini, uno dei 370 dipendenti di 4You, la società di call center che è pronta a delocalizzare in Albania ben 175 posti di lavoro nella sede di Palermo. Con dodici sedi in franchising, 850 postazioni operatore e 370 dipendenti, 4 You era una delle big nel campo dei call center: entro la fine di giugno, però, è pronta a dimezzare il personale in Italia. Colpa della Sisal Match Point, leader delle scommesse on line, che ha deciso di delocalizzare la grossa commessa assegnata a 4You. Un vero e proprio paradosso, dato che Sisal è concessionaria del Monopolio di Stato.

“Noi – spiega Maurizio – gestivamo il call center delle ricevitorie: se non funzionava il terminale di un punto scommesse chiamavano noi per risolverlo. Adesso chiameranno i colleghi albanesi, con disservizi facilmente immaginabili a causa della lingua”. Ma non solo: perché oltre l’Adriatico finirà anche la gestione dei conti scommesse degli utenti, numeri di carte di credito, dati personali di un’azienda che lavora su concessione dello Stato Italiano, gestiti a Tirana. “Il bello è – continua Maurizio – che Paul Manfredi, il nostro amministratore delegato, ci ha inviato una lettera chiedendo di non scioperare, altrimenti le commesse saltano. Io sono entrato in 4You nel 2005, oggi ho 40 anni e una figlia, stanno licenziando famiglie, il governo sta a guardare e noi dovremmo pure stare in silenzio”.

E mentre i sindacati sembrano pronti a chiedere al ministero dello Sviluppo Economico di aprire un tavolo sulla vertenza 4You, il garante della privacy ha già bypassato il problema, accordandosi con Tirana, e quindi riconoscendo di fatto la delocalizzazione selvaggia. “Si tratta di un accordo che segna, di fatto, l’impotenza del governo nazionale nei confronti delle società che gestiscono i call center. Piuttosto che trovare iniziative capaci di garantire i livelli di occupazione si creano i presupposti per il trasferimento all’estero di questi ultimi”, scrive in un’interrogazione al ministero dello Sviluppo Economico, il deputato Erasmo Palazzotto (Sel). Nel frattempo la Wind Infostrada, un altro importante committente di 4You, ha già annunciato di voler seguire le orme dell’azienda di scommesse on line. Dopo la delocalizzazione di Sisal, insomma, anche i restanti 195 dipendenti palermitani di 4You rischiano di veder scomparire il loro contratto di lavoro.