Da una parte ha voluto dedicare il match interno contro la Fiorentina alla memoria di Giovanni Falcone. Dall’altra, alla viglia del ventiduesimo anniversario della strage di Capaci, lancia una provocazione. “La mafia? A volte penso sia stata inventata per dare uno stipendio a quelli che fanno antimafia”. Parola di Maurizio Zamparini, presidente del Palermo Calcio da un decennio, intervenuto nell’aula magna della scuola Politecnica della facoltà di Architettura dell’università del capoluogo siciliano. All’incontro con gli studenti, il patron rosanero è un fiume in piena: dalla cessione del campioncino Paulo Dybala alla Juventus (in cambio di 32 milioni di euro cash) al progetto per il nuovo stadio, fino alla polemica sugli stipendi dei calciatori. Poi la provocazione su Cosa Nostra. “Io – ha detto Zamparini – in Sicilia non ho mai trovato alcun impedimento. Le cose si possono fare anche qui. Mi sento inattaccabile, non sono corrotto e non ho mai corrotto nessuno”.

Eppure la storia recente smentisce Zamparini: Cosa nostra ha in qualche modo cercato un contatto con gli ambienti della squadra rosanero. Già nel 2006, a Rino Foschi, all’epoca direttore sportivo del Palermo, venne recapitata una testa di capretto mozzata. Un’intimidazione che sarebbe stata ordinata direttamente dai boss di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Nello stesso periodo il boss di Porta Nuova Nicola Milano veniva avvistato continuamente durante gli allenamenti della squadra.

Ma non solo. Perché a Palermo non si è ancora conclusa l’inchiesta ai danni di Fabrizio Miccoli, l’ex numero dieci della squadra rosanero, indagato dai pm del capoluogo per estorsione. Secondo i pm, il fantasista salentino avrebbe chiesto all’amico Mauro Lauricella, figlio del boss mafioso della Kalsa Salvatore, detto “U Scintilluni”, di recuperare alcuni crediti vantati da un ex fisioterapista del Palermo calcio nei confronti dei gestori di una nota discoteca. “Non penso che Miccoli possa fare un’estorsione a nessuno, anche se avevo sentore di qualcosa perché in passato aveva avuto amicizie poco limpide. Questo però accade a tutti i calciatori, mica sanno che balordi frequentano: per questo penso che Fabrizio faccia bene ad andarsene da Palermo”, aveva detto Zamparini, dopo che un anno e mezzo fa erano state pubblicate alcune intercettazioni che coinvolgevano direttamente l’ex numero dieci del Palermo.

“Ci vediamo dove c’è l’albero di quel fango di Falcone”, dicevano Miccoli e Lauricella, riferendosi all’albero di via Notarbartolo, che sorge proprio di fronte il palazzo dove abitava il magistrato assassinato nella strage di Capaci. E proprio durante il ventiduesimo anniversario di quell’eccidio, il Palermo doveva scendere in campo per affrontare la Fiorentina. In origine, infatti, il match casalingo dei rosanero era stato fissato per sabato 23 maggio alle 18, proprio gli stessi attimi in cui la città ricorda l’Attentatuni che assassinò Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. Poi, dopo le proteste del sindaco Leoluca Orlando, la Figc ha spostato la partita al giorno successivo.