Emolumenti in deroga ai regolamenti, ma anche viaggi “di lavoro” in Cina e a New York per affari mai conclusi, oltre alla sponsorizzazione di giornate di “studi previdenziali” in Giordania, Siria e Marocco organizzate dal controllore del sistema pensionistico italiano. C’erano anche questi scambi tra il presidente dell’Inpgi Andrea Camporese e Giorgio Magnoni, secondo Andrea Toschi, ex presidente di Arner Bank e, in quanto ex amministratore della società di gestione del risparmio Adenium controllata dalla Sopaf del finanziere, indagato a Milano per la truffa ai danni di vari enti previdenziali tra cui le casse di medici (Enpam), ragionieri e giornalisti, l’Inpgi, appunto.

Corruzione per ex presidente Cassa ragionieri
Il quadro dei rapporti tra Magnoni e Camporese, che proprio per la vicenda Sopaf è a sua volta indagato a Milano per truffa aggravata, emerge dal verbale di uno degli interrogatori di Toschi depositato insieme alle carte dell’indagine a carico dell’ex presidente della Cassa dei ragionieri, Paolo Saltarelli, arrestato e poi rinviato a giudizio per corruzione in un altro filone dell’inchiesta. In particolare a Saltarelli gli inquirenti hanno contestato di aver investito in Adenium dei fondi della Cassa, parte dei quali gli secondo l’accusa sono tornati indietro sotto forma di tangente. Tra i vari pagamenti da lui incassati, gli è stato contestato di aver “ricevuto nel novembre 2012 un certificato al portatore del controvalore di euro 100-150mila a titolo di remunerazione di una società lussemburghese, denominata China Outlet“, riconducibile a Sopaf/Adenium per avere consentito “un investimento di euro 10 milioni della Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei ragionieri su un fondo di private equity gestito da Adenium Sgr”.

“Probabile che Camporese abbia ricevuto qualcosa”
È da questo punto che, il 31 luglio 2014, partono il pm titolare dell’inchiesta Gaetano Ruta e il capitano Pasquale Danese della Guardia di Finanza, consapevoli del fatto che anche l’Inpgi ha effettuato un cospicuo investimento in un fondo di Adenium del quale ha nel tempo rilevato ben l’80% delle quote per un controvalore, a libro, di circa 16 milioni di euro. Gli inquirenti vogliono quindi capire se e come sia stato ringraziato anche Camporese. “Quindi a Saltarelli sì e a quell’altro no?”, chiede Danese all’interrogato. “Per quanto riguarda Camporese, probabilmente… è probabile che abbia anche lui ricevuto qualcosa. Questo io però non posso…”, risponde Toschi ricordando di aver incontrato il presidente della cassa dei giornalisti in occasione della compravendita delle quote del primo Fondo d’investimento in immobili pubblici, Fip, del 2009 al centro delle contestazioni a Camporese. “Tra le casse si viene a sapere che c’è questa opportunità di acquisire a sconto questo Fip e una delle casse interessate fu l’Inpgi nella persona del presidente Camporese, che mi chiese di illustrargli qual era questo tipo di investimento…Io andai da lui ad illustrargli diciamo per sommi capi – no? – cioè da direttore commerciale qual era l’investimento. Lui mi ha detto “beh, se stanno così le cose, effettivamente ci può interessare. A questo punto faccia in modo di farci parlare con i vostri tecnici”.

“I viaggi organizzati? Tour per visitare aziende”
Il pm, però, rileva che oltre agli affari, “dalle e-mail risultano viaggi organizzati…”. Ma per Toschi non si tratta di regalie, bensì di altro. “Il viaggio in Cina è stato fatto dalla famiglia Magnoni per far conoscere China Opportunity, che aveva sede sia a Shangai che a Hong Kong, e offerto dalla Sopaf al Dottor Camporese e al Dottor Saltarelli un tour mi sembra di una settimana”, ricorda collocando a memoria la data del viaggio a giugno del 2010 o del 2011. “Un tour in Cina per fargli conoscere un fondo?“, chiede quindi incredulo il magistrato. “No. Non solo per fargli conoscere un fondo. Questo fondo ha altri investimenti, all’interno. Abbiamo visionato delle aziende, in Cina, con i due presidenti”, replica l’interrogato non soddisfando gli inquirenti che esclamano: “Ma Toschi, ma di che stiamo parlando? Ma quando mai. Ma quando mai per andare… cioè, che fa, per verificare la bontà di un fondo China Opportunity vai a vedere in Cina le aziende su cui questo fondo dovrebbe investire?”. Ma l’interrogato è irremovibile: “È stato fatto un viaggio di lavoro, così come è stato fatto un altro a New York, con il presidente Camporese e Giorgio Magnoni, per vedere degli immobili a New York. No. No. Ribadisco”, dice e non lo sposta di molto neanche l’intervento del suo avvocato secondo il quale “ci sono dei viaggi di lavoro dove uno porta a vedere una cosa e poi il giorno dopo lo porta al casinò”. Lui conferma: “È stato fatto un viaggio di lavoro e un viaggio, come si dice in gergo, di redemption nei confronti di clienti e clienti potenziali. Cioè, è normale nella nostra…”.

Viaggio in Cina pagato da Adenium
A poco vale anche il fatto che il pm sottolinei l’incongruenza della presenza di Magnoni: “Che c’entrava, fra l’altro, Giorgio Magnoni? Io purtroppo sono deformato dalle categorie formali. Giorgio Magnoni era l’azionista di riferimento di Sopaf che era la controllante di Adenium. Okay? […] Allora che c’entra Giorgio Magnoni che deve far vedere China Opportunity o… non capisco. Qual era il senso di tutto questo?”. Per Toschi, però, “il senso è semplice. Per il fatto di far investire gli enti previdenziali anche in China Opportunity”. Anche se poi gli enti  non hanno fatto alcun investimento nel fondo cinese. “No. No. No. Hanno investito sul nostro fondo di private equity. […] Quello di cui parlavamo. Infatti hanno investito i ragionieri e l’Inpgi”. Quello che Toschi fatica maggiormente a ricostruire è quale delle società abbia pagato le trasferte: se per la Cina alla fine è certo che abbia pagato il fondo di Adenium, per New York non sa dire con certezza se i soldi siano usciti da Sopaf o meno pur immaginando di sì. Tanto che il magistrato alla fine esclama: “Mi sembrano come i viaggi di Formigoni, che diceva ‘me li son pagati io, me li son pagati io, alla fine vi farò vedere le contabili, i biglietti’. Alla fine tutti pagati da Daccò. Tutti pagati da Daccò. Allora“.

Gli Itinerari previdenziali e “i viaggi a tema”
Più definito, invece, il capitolo degli Itinerari Previdenziali, i “viaggi a tema” riservati ai vertici delle casse di previdenza, organizzati a titolo privato dall’allora controllore pubblico degli enti e pagati dalle società di investimento come Sopaf-Adenium, di cui le stesse casse sono potenziali clienti. “La Sopaf aveva stipulato con Itinerari Previdenziali, che fa capo al professor Alberto Brambilla … come devo dirle, un contratto in cui Itinerari Previdenziali portava annualmente le casse di previdenza ad una convention di una settimana nei vari Paesi, tra cui la Siria, tra cui la GiordaniaMarocco e quant’altro. Io ho partecipato, in quanto c’era un contratto in essere, a un viaggio in Giordania, tre giorni”. Delle casse previdenziali “c’erano tutti. Tutti i presidenti o i direttori generali, tutti”. Del resto la convention è l’evento chiave della società di Brambilla che, come ricorda lo stesso Toschi, è stato sottosegretario al ministero del Lavoro quando il ministro era Roberto Maroni e, negli anni dei viaggi in questione, presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale presso il ministero del Welfare quando il dicastero era in mano a Maurizio Sacconi, incarico che ha ricoperto dal 2008 al 2012. Oltre ai “viaggi a tema”, che Sopaf ha “sponsorizzato” insieme ad altri fondi “da Fidelity piuttosto che Blackrock” fino al 2010 (“visto che erano delle perdite di tempo, io non feci… chiesi, o meglio dissi a Giorgio Magnoni di non rinnovare il contratto con il professor Brambilla”, dice Toschi), Itinerari previdenziali che nel suo comitato scientifico attualmente conta anche su Camporese, è organizzatrice della Giornata nazionale della previdenza e del lavoro che quest’anno si è svolta a Napoli.

50mila euro per carica in comitato consultivo Adenium
Chiusa la questione viaggi, si ritorna sui soldi e, in particolare, sull’emolumento di 25mila euro l’anno che Adenium, la società di gestione del risparmio controllata da Sopaf, ha versato a Camporese nel 2012 e nel 2013 per la carica di presidente del comitato consultivo del private equity. “A Saltarelli date tra i cento e i centocinquantamila euro con un certificato al portatore di questo China Outlet. A Camporese, invece, lo mettete nel comitato consultivo e lo pagate direttamente, ecco”, tira le somme il pm chiedendo anche il perché della scelta. “Mah, intanto perché era il… come si chiama, l’ente più rappresentativo. Aveva la maggioranza delle quote. Poi francamente anche l’impostazione che dà Banca d’Italia è quella di creare comunque un comitato ex post che vada a controllare gli investimenti. E soprattutto viene fatto in funzione dei rappresentanti delle società, che non devono deliberare, ma si rendono conto di quello che stiamo facendo, ecco”.

Peccato che il presidente dell’Inpgi fosse l’unico membro del comitato a prendere dei soldi. “Perché aveva deciso, Giorgio Magnoni, di riconoscere a Camporese, che era comunque anche sottoscrittore, una somma di gettone di presenza“. E questo nonostante, come ricorda Danese, “il regolamento del fondo di fondi prevedeva che non ci dovessero essere retribuzioni, per i membri”. Ma a Sopaf-Adenium parve giusto “riconoscere, in questo caso, non un premio. Un impegno del Dottor Camporese e un segno anche – no? – di gratitudine per quello che aveva fatto. Però non in forma, così, come posso dire…”. Anche in violazione di un principio logico, come sottolinea lo stesso legale di Toschi: “Il soggetto che dà i soldi, e che poi secondo questo principio logico ha diritto di essere messo lì a controllare come vengono gestiti questi soldi, per logica non deve essere remunerato, se no non è portato a dare i soldi a chi poi lo mette in un comitato che lo compensa“. Ma è il pm a chiosare ricevendone conferma da Toschi: “Un riconoscimento per tutti gli investimenti che Inpgi aveva fatto con Sopaf, sostanzialmente”.