C’è anche l’opzione di forze di terra in Libia per distruggere i barconi degli scafisti nel piano strategico sull’immigrazione che dovrebbe essere approvato dai ministri degli Esteri dell’Unione europea lunedì prossimo. Lo rivela in esclusiva il Guardian, che è entrato in possesso del documento. Il tutto è vincolato al via libera del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. “Non stiamo programmando alcuna operazione di terra in Libia”, dice invece Federica Mogherini, Alto Rappresentate Ue per gli affari esteri, rispondendo ad una domanda di un giornalista del quotidiano britannico durante la conferenza stampa di presentazione dell’Agenda Ue sull’immigrazione, a Bruxelles: “Pianifichiamo un’operazione navale, speriamo in collaborazione con le autorità libiche, per smantellare il modello di business dei trafficanti”, ha detto Lady Pesc.

Nelle 19 pagine di piano strategico per la missione europea contro gli scafisti, si legge sul Guardian, “si punta soprattutto su interventi aerei e navali nel Mediterraneo e nelle acque territoriali libiche, con il via libera delle Nazioni Unite. Ma si aggiunge che operazioni di terra in Libia possono essere necessarie per distruggere i barconi dei trafficanti ma anche i depositi di carburante“. Ciò potrebbe includere “azioni lungo la costa, in porto o in rada”.

“Una presenza a terra potrebbe essere presa in considerazione se viene raggiunto un accordo con le autorità competenti”, afferma il documento che dovrebbe essere approvato dai ministri degli Esteri dell’Unione europea lunedì, prima del via libera definitivo alla missione nel Vertice europeo di giugno. “L’operazione dovrebbe richiedere una vasta gamma di capacità aeree, marittime e terrestri. Queste potrebbero includere: intelligence, sorveglianza e ricognizione; squadre di imbarco; unità di pattuglia (aeree e marittime); interventi con forze speciali”, si legge ancora nel documento.

Intanto, il governo e l’esercito libici a Tobruk, sede dell’esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale, ribadiscono il monito “a non toccare la sovranità dello Stato e avvertono tutte le imbarcazioni a non entrare nelle acque territoriali libiche se non dopo un coordinamento con gli organi competenti”. In caso di violazione il governo provvisorio “reagirà con bombardamenti come quelli contro il cargo turco”. Il riferimento è alla nave mercantile turca bombardata dall’esercito di Tobruk l’11 maggio.

L’esecutivo, che controlla una piccola porzione della parte orientale della Libia, in un comunicato ha sostenuto che “ciò che è avvenuto alla nave turca è la conseguenza della sua entrata di forza nelle acque territoriali libiche”. Le sue Forze armate, in un altro comunicato, avvertono che “non esiteranno” a “proteggere le proprie frontiere e acque territoriali con tutta la forza di cui dispongono”.