Duecentoventi militari russi uccisi in Ucraina. È questo il dato più importante del rapporto di 64 pagine Putin. Guerra, pubblicato sul sito internet di Parnas, partito d’opposizione, che denuncia l’invio, da parte del presidente russo, di soldati russi nel Donbass per combattere dalla parte dei separatisti. Secondo alcuni esponenti del gruppo, al documento stava lavorando Boris Nemtsov, l’oppositore russo freddato a colpi di pistola a fine febbraio a pochi passi dal Cremlino. Poco dopo aver pubblicato online il rapporto, il sito è stato bloccato da un gruppo di hacker utilizzando il sistema “Denial of service” (Dos o Ddos), che ha lo scopo di rendere indisponibile un’applicazione internet inondandola di traffico.

Nel rapporto si legge che la guerra nel Donbass è costata a Mosca 53 miliardi di rubli in 10 mesi, cioè circa 1,05 miliardi di dollari al cambio attuale. Lo fa sapere l’ex primo vice presidente della banca centrale russa Serghiei Aleksashenko, uno degli autori di Putin. Guerra. Secondo Aleksashenko, il governo russo ha speso 21 miliardi di rubli (circa 413 milioni di dollari) per inviare 6.000 militari “volontari” nel sud-est ucraino, altri 25 miliardi di rubli (circa 492 milioni di dollari) per sostenere 30.000 ribelli filorussi e 7 miliardi di rubli (circa 138 milioni di dollari) per mantenere e riparare veicoli militari.

Secondo il rapporto, almeno 220 soldati russi sono stati uccisi nel Donbass combattendo dalla parte dei ribelli: 150 ad agosto 2014 e 70 a gennaio-febbraio 2015 a Debaltseve.  Sempre nel documento – fa sapere la Rbk, emittente televisiva russa – le famiglie dei soldati russi deceduti in Ucraina avrebbero ricevuto dal governo di Mosca due milioni di rubli ciascuna (circa 39.000 dollari) dopo aver firmato delle dichiarazioni in cui si impegnavano a non rivelare le circostanze della morte dei loro cari. Il Cremlino non commenta: “Non conosco questo rapporto, quindi non posso dire nulla” ha dichiarato Dmitri Peskov, portavoce di Putin. Per gli autori, il dossier si basa su “prove esaustive” e racconti di “testimoni chiave”.

Proprio questa mattina le autorità di Mosca hanno respinto la proposta di dedicare un luogo pubblico o almeno una targa commemorativa a Boris Nemtsov. Alla richiesta, avanzata da Dmitri Gudkov, deputato “indipendente” noto per le sue posizioni critiche nei confronti del potere, il Comune di Mosca ha risposto che una via o un altro luogo pubblico possono essere dedicati a una persona solo 10 anni dopo la sua morte e le targhe commemorative possono essere poste in quelli che erano i luoghi di lavoro o di residenza di una persona rispettivamente due e dieci anni dopo il decesso. Non si è fatta attendere la replica di Gudkov, che ha sottolineato come a Mosca siano state dedicate vie all’ex leader ceceno Akhmad Kadyrov, al presidente venezuelano Hugo Chavez e allo scrittore Aleksandr Solzhenitsyn quando non erano ancora passati dieci anni dalla loro morte.