“La Corte costituzionale non dice che bisogna pagare domani mattina tutto. Può darsi che la sentenza offra margini, lo sapremo nei prossimi giorni quando verificheremo le carte“. In ogni caso, “ci prendiamo il tempo necessario per evitare di fare errori”. Sono le prime dichiarazioni ufficiali del presidente del Consiglio Matteo Renzi sul buco aperto dal pronunciamento della Consulta che ha bocciato la norma Fornero sul blocco degli adeguamenti al costo della vita. Pronunciamento reso noto ormai due settimane fa, ma su cui il premier finora non aveva detto una parola, lasciando la patata bollente nelle mani del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e di quello del Lavoro Giuliano Poletti. Salvo, ora, smentire di fatto il titolare del Tesoro. Che domenica aveva detto a Il Messaggero che la soluzione arriverà “in settimana” con un decreto e lo ha ribadito negli stessi minuti in cui Renzi parlava su RepubblicaTv.

Il provvedimento è atteso “tra pochi giorni”, ha affermato Padoan, che è a Bruxelles per la riunione dell’Ecofin. Motivo per cui non si svolgerà l’audizione del governo in commissione Bilancio al Senato sugli effetti di questa sentenza e dell’altra sulla Robin Tax, prevista per martedì pomeriggio. In sua assenza, Renzi è chiaramente orientato a rimandare ancora la decisione. Secondo Il Corriere della Sera, del resto, già in giornata arriverà l’annuncio ufficiale che il consiglio dei ministri in agenda per venerdì non varerà alcun decreto ad hoc. Perché il premier vuole scavallare la scadenza elettorale del 31 maggio prima di scontentare un’ampia platea di pensionati con la notizia che i rimborsi, come sembra inevitabile, saranno progressivi (meno a chi prende di più) e a rate. Solo così sarà possibile “non cambiare i saldi” indicati nel Documento di economia e finanza inviato alla Commissione Ue, che mercoledì diffonderà le sue “raccomandazioni specifiche” sull’Italia. “Comunque ci manterremo nelle regole Ue” per quanto riguarda il rapporto tra deficit e Pil, ha detto Renzi. Non rassicurano le battute di Padoan, che dopo aver ribadito che il governo ha intenzione di trovare “una soluzione che minimizzi l’impatto sulla finanza pubblica” si è “congratulato per l’enorme fantasia” delle indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, sostenendo che “non c’è nulla di tutto ciò che stiamo considerando”, per cui “vi chiedo di aspettare le decisioni, così possiamo parlare di numeri veri”.

A proposito di numeri veri, il capo del governo ha anche evocato il famoso “tesoretto annunciato proprio durante la presentazione del Def, dicendo che “avevamo studiato alcune misure” da finanziare con quegli 1,6 miliardi ma “me le sono dovute rimangiare. Abbiamo un po’ masticato amaro… Ma siamo vincolati”. Tutta colpa della Corte, insomma, se non arriverà il bonus per le fasce più povere ventilato da più parti (Poletti compreso). In compenso Renzi ha detto che l’esecutivo ora lavora a “l’idea di una misura contro la povertà, naturalmente nel rispetto dei vincoli di bilancio”. Una “misura” che non sarà il reddito di cittadinanza proposto dal MoVimento 5 Stelle, che sabato ha organizzato una marcia per chiedere l’approvazione del disegno di legge in materia depositato in Parlamento“Il reddito di cittadinanza per tutti è una follia“, è il verdetto del premier. 

Nel frattempo, in attesa di interventi concreti, sui rimborsi ai pensionati continuano anche le polemiche politiche. Con tanto di azioni dimostrative come quella messa in campo dalla Lega: un gruppo di rappresentanti del Carroccio, guidati da Matteo Salvini, è entrato nella sede del ministero del Tesoro per poi affacciarsi dal balcone del primo piano esponendo cartelli sulla sentenza con le scritte “Giù le mani dalle pensioni”, “Ladri di pensioni” e “Restituite il malloppo”. Salvini, che è stato ricevuto dal viceministro Enrico Morando, ha detto che “manca solo che Renzi proponga di risarcire i pensionati con i punti Fragola Esselunga e poi abbiamo sentito tutte le cazzate possibili”.