Terza tappa di questo Girum 2015, da Rapallo a Sestri Levante che se si tirasse diritto sarebbero una ventina di chilometri, ma i 2,3 milioni pagati dalla Liguria per avere cinque giorni di corsa rosa hanno istigato gli organizzatori a scovare un tracciato fantasioso e dispettoso, allungato sino a 136 chilometri addentrandosi nell’aspro territorio di Val Fontanabuona, l’Appennino Ligure di Levante. Strade strette, tortuose, discese per fortuna riasfaltate di recente per il Giro, però la sostanza – ciclistica – non muta granché: gli strappi restano brevi e maligni, le altimetrie, piccole ancora, sono antipasti che non creano scompiglio: resta il fatto che pianura non ce n’è stata.

Da queste parti – che conosco assai bene: da ragazzo ci pedalavo con incoscienza – bisogna sempre stare attenti perché le discese sono infide: molte curve sono anche cieche, le infili senza capire fino a quando girano. Nell’ultima picchiata, quella di Barbagelata, poco dopo il Passo della Scoglina, al chilometro 95, ci rimette la faccia Domenico Pozzovivo: fa tutto da solo. In una curva a gomito verso destra perde aderenza la ruota anteriore della sua bici, tutto avviene così velocemente che non fa in tempo a coprirsi il volto con le mani. Ambulanza, direzione ospedale San Martino di Genova: trauma cranio-facciale con evidente ferita lacero-contusa, questo il primo referto. Fine del Giro per uno dei nostri migliori scalatori. L’anno scorso, ad agosto, si era fracassato tibia e perone. Scarogna nera.

Briciole di cronaca. Alla partenza sono 194. Appena dopo il via, bagarre. Fuggono in venticinque. Ci sono pezzi grossi come i belgi Philippe Gilbert e Tom Boonen, con loro c’è il Lamprotto Diego Ulissi che vuol provare la gamba e si è infilato nella fuga. Il gruppo lascia fare, ma poi non tanto: il vantaggio galleggia attorno ai due minuti. Al Gran Premio della Montagna di Barbagelata (1115 metri, seconda categoria) passa per primo il russo Pavel Kochetkov, Ulissi è a 25 secondi, Gilbert quinto a 36”. Il gruppo, trainato dalla Tinkoff di Alberto Contador e dagli Astana di Fabio Aru, è a 50”.

La discesa verso Sestri Levante è lunga, i fuggitivi vengono ripresi uno dopo l’altro, Kotchekov e Simon Clarke resistono sino a quattro chilometri dall’arrivo. Poi, volata. Guizzo vincente della maglia rosa Michael Matthews. L’australiano della Orica GreenEdge beffa Fabio Felline e Gilbert. Aru è dodicesimo, Contador diciannovesimo, Rigoberto Uran 42esimo. Franco Pellizotti busca oltre dieci minuti, stava male, crampi. Il nostro amico etiope Tsgabu Gebremaryam Grmay è 58esimo. Arriva sorridente insieme al gruppo dei migliori. Il suo nome compare in fondo alla prima pagina dell’ordine d’arrivo. Ma il balzo in classifica è strabiliante: a Genova era 114esimo, a Sestri Levante è 64esimo, il distacco è accettabile, per un esordiente: 2 minuti e 18 secondi dalla maglia rosa Matthews, in gran spolvero, che non ha concesso nulla ai rivali. La “sua” Orica GreenEdge occupa i primi tre posti della classifica generale.

Qualche altra piccola soddisfazione, comunque, il gioviale Tsabu se l’è presa. In classifica generale, per il momento, precede di una posizione addirittura Ulissi, sebbene i due abbiano lo stesso distacco da Matthews. Come tutti i giovani corridori, va a caccia dei fogli rosa (quelli della classifica), verdi (quelli dell’arrivo di tappa) e soprattutto i fogli bianchi della classifica generale che premia i migliori giovani: lì l’abissino Grmay è in cima, o quasi: undicesimo, dietro il compagno di squadra Jan Polanc. A dividere i due non è il tempo – è lo stesso per entrambi. Bensì l’età. Lo sloveno è nato il 6 maggio del 1992, nove mesi dopo l’etiope che è del 25 agosto 1991. È una graduatoria coi fiocchi: miglior giovane è infatti Matthews. Aru è terzo. Felline quarto. La grande promessa Davide Formolo è settimo. Insomma, la compagnia è assai nobile, la caratura preziosa. Beppe Saronni è l’accorto team manager della Lampre-Merida. Suo figlio Carlo è l’addetto stampa, gli assomiglia molto. Ha masticato ciclismo fin da piccolo: “Tsabu ha un bel carattere – mi dice – e ha molti margini di miglioramento. Per lui, la tappa più importante è sempre quella di domani. Va forte in salita e a cronometro. Ha ampi margini di miglioramento”.

Tsabu, quando è in Europa, vive a Lugano (come Ulissi, Nibali e Aru). Come tanti altri corridori che sono stati “adottati” dalla Svizzera italiana: penso ad Alberto Contador, Michael Rogers, Oscar Freire, Cadel Evans, Enrico Gasparotto, Damiano Cunego (che però è tornato a casa, nella Bassa Veronese)…la lista è lunga, i motivi tantissimi. Il Ticino è prediletto per la sua posizione geografica (e fiscale), per le sue strade, le salite, il clima. Un paradiso in tutti i sensi. Per i grandi professionisti del pedale. E per chi aspira a diventarlo.