Non rispondiamo alle squallide insinuazioni e alla totale mancanza di rispetto degli altri di cui è farcito il post del Dr. Marescotti, che attengono alla sua personale cifra morale e professionale, sulla quale non abbiamo alcuna intenzione di entrare. Rimane il fatto che la nostra azione politica, con tutti i suoi limiti, è tesa esclusivamente all’interesse collettivo, che è quello di avere una maggiore tutela penale dell’ambiente”.

Con questa lettera mandata ai circoli territoriali di Legambiente, Rossella Muroni, direttrice generale Legambiente, e Stefano Ciafani, vicepresidente Legambiente, rispondevano al mio articolo su questo blog dal titolo “Delitti ambientali, la pessima riforma che piace a Legambiente, Greenpeace e Wwf”.

Ma le critiche al disegno di legge sui reati ambientali le ha fatte anche uno dei padri dell’ambientalismo italiano, il magistrato Gianfranco Amendola, autore del libro In nome del popolo inquinato. Manuale giuridico di autodifesa ecologica, uno dei primi testi su cui si sono formati tanti attivisti e che ancora oggi viene diffuso. Al punto che la stessa Legambiente ha preso in prestito quel titolo così efficace per lanciare la sua petizione “In nome del popolo inquinato, con cui chiede di approvare celermente proprio il disegno di legge sugli ecoreati che anche Gianfranco Amendola ha criticato.

Le critiche di Amendola appaiono su Lexambiente.it, la rivista giuridica a cura di Luca Ramacci, e sono riportate in un intervento dal titolo: “Delitti contro l’ambiente: arriva il disastro ambientale “abusivo“”. Che comincia così: “Noi italiani non ci facciamo mancare mai niente, specie se si tratta di normativa ambientale. E così adesso abbiamo inventato il disastro ambientale “abusivo”, e cioè un disastro che può essere punito solo se commesso “abusivamente”. Altrimenti, il fatto non sussiste e l’imputato viene assolto”.

Apriti cielo.

Gianfranco Amendola ha dovuto subire un attacco concentrico non dissimile a quello che ho ricevuto io, e la cosa mi consola da un lato e mi sgomenta non poco dall’altro.

Amendola ha bene spiegato cosa c’è che non va in quel disegno di legge, nato male e ancora oggi ambiguo: “La chiave – spiega il magistrato – sta in quell’avverbio: “abusivamente”. Se si stabilisce che il disastro ambientale è punibile solo se commesso abusivamente è come dire se è commesso senza autorizzazione, come se un disastro ambientale potesse avere in qualche modo un’autorizzazione. L’omicidio è omicidio, chiunque uccide una persona viene punito, mica c’è bisogno di distinguo o autorizzazione”.

Anche perché l’Ilva di Taranto ha inquinato con le autorizzazioni in regola. Ed erano autorizzazioni che consentivano di emettere diossina in concentrazioni abnormi fino a 10.000 nanogrammi a metro cubo in concentrazione totale. Sono concentrazioni che in nessun paese del mondo vengono consentite. Ma in Italia sono consentite. Ancora oggi tutto ciò è legale perché quel numero compare in allegato al dlgs 152/2006. Finché esisterà quella norma, un’acciaieria è autorizzata a emettere fino a 10.000 nanogrammi, ha le carte in regola per farlo. Chiedete a un qualsiasi esperto e vi dirà che quella cifra è un assurdo.

Quindi chi dovesse avvelenare con 9.999 nanogrammi e provocare un disastro ambientale, non incorre negli strali della legge sugli ecoreati che piace a Legambiente. Perché il disastro non è compiuto abusivamente ma a norma di legge.

Già da tempo è noto che i limiti ambientali non tutelano la salute. E’ pacifico per gli esperti. Non se ne discute a sufficienza. Ma è pacifico ammetterlo. Ad esempio le pecore che pascolano su terreni “a norma” possono avvelenarsi perché non è stato approvato un limite restrittivo per la diossina nei terreni a pascolo. A Taranto le pecore si sono contaminate in pascoli “a norma di legge”. La questione fu sollevata dall’on. Pierfelice Zazzera e lasciata cadere.

Come mai abbiamo una normativa così strampalata e permissiva sulla diossina? Ma invece di chiedersi questo, Legambiente scrive che “è circolato in rete un curioso quanto strampalato post del presidente di Peacelink Alessandro Marescotti”.

Il ragionamento che vorrei sottoporre all’attenzione di tutti è il seguente: se abbiamo norme così permissive, perché dobbiamo allora limitare la legge sugli ecoreati ai soli disastri ambientali “abusivi”?

Giustamente il Fatto Quotidiano sta ritornando su questa assurdità.

E anche Angelo Bonelli, coportavoce dei Verdi, è intervenuto con la schiettezza che gli è propria dichiarando: “Non posso tacere. La mia storia mi impone di dire quello che penso anche diversamente da quanto pensano altri ambientalisti con cui negli anni ho condiviso molte battaglie. Bisogna dire la verità! Con la legge sugli ecoreati è stata approvata una norma gravissima che renderà impossibile l’azione della magistratura per contestare i disastri ambientali e quindi lo svolgimento dei processi”.

Ma ormai criticare questo disegno di legge è diventato un problema, perché ogni schieramento politico, dal M5S al Pd per passare al centrodestra, ha riposto il suo onore garantendo che sarà una buona legge, in ciò seguiti da un discreto corteo di associazioni che non so quanto abbiano studiato il problema.

Adesso mi chiedo: ma quanto ci vuole a cancellare l’avverbio “abusivamente” dal testo di legge? Un disastro ambientale è tale (e può provocare malattie e morte) sia che avvenga abusivamente sia che avvenga non abusivamente, ossia rispettando tutte le autorizzazioni e rispettando tutte quelle pessime leggi che ancora abbiamo.

Gino Fastidio tiene una lezione di diritto citando l’introduzione della norma del disastro ambientale abusivo previsto dal nuovo art.452 quater del codice penale.Forse è la volta buona che i parlamentari del m5s capiscano la giusta interpretazione della nuova norma

Posted by Greg Cricoriu on Lunedì 4 maggio 2015