Bergoglio a Bagnasco: “Il Papa non parla per ultimo”. Nuovo scacco di Francesco alla Cei. Il Pontefice, infatti, sovvertendo il programma che era stato presentato ufficialmente dai vertici della Chiesa italiana, aprirà nuovamente l’annuale assemblea della Cei che si terrà in Vaticano dal 18 al 21 maggio 2015. Nel comunicato finale del Consiglio episcopale permanente del marzo scorso veniva annunciato che Bergoglio avrebbe parlato soltanto l’ultimo giorno dei lavori dell’assemblea: “Sarà Papa Francesco a concludere la prossima assemblea generale, offrendo il dono della sua parola e della sua disponibilità ai membri della Conferenza episcopale italiana”. Ma quando il programma definitivo della Cei è arrivato sul tavolo di Francesco, Bergoglio lo ha completamente sovvertito anticipando il suo intervento dalla fine all’inizio dei lavori e smentendo pubblicamente e clamorosamente i vertici della Chiesa della Penisola.

Ma l’arcivescovo di Genova non rinuncia alla sua “contro prolusione”. Nonostante gli sia sfuggita la mossa di aprire i lavori, come avveniva con Benedetto XVI, il presidente della Conferenza episcopale italiana terrà lo stesso la sua “prolusione” all’inizio del secondo giorno dell’assemblea. Una scelta a dir poco “imbarazzate”, secondo alcuni presuli italiani, che rimarca nuovamente il clima di freddezza tra Bagnasco e il Papa. Non a caso Bergoglio, il 4 maggio 2015, ha ricevuto da solo in udienza privata il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, dai vescovi considerato il vero “fiduciario” di Francesco per la Chiesa italiana.

Quella che si svolgerà in Vaticano nella penultima settimana di maggio sarà un’assemblea quasi interamente dedicata alle votazioni dei nuovi presuli che faranno parte del Consiglio episcopale permanente per i prossimi cinque anni. Scaduto il mandato del vicepresidente per l’area Nord, l’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia, dovrà essere scelto il suo successore. Dall’assemblea dovranno essere votati anche i quattro membri del Consiglio per gli affari economici, i dodici presidenti delle Commissioni episcopali e i quattro rappresentanti della Cei al Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si terrà in Vaticano dal 4 al 25 ottobre prossimi.

L’assemblea della Cei del maggio 2014 si era aperta con la dura strigliata del Papa ai presuli italiani. “Dobbiamo rifuggire – aveva detto Bergoglio – da tentazioni che diversamente ci sfigurano: la gestione personalistica del tempo, quasi potesse esserci un benessere a prescindere da quello delle nostre comunità; le chiacchiere, le mezze verità che diventano bugie, la litania delle lamentele che tradisce intime delusioni; la durezza di chi giudica senza coinvolgersi e il lassismo di quanti accondiscendono senza farsi carico dell’altro. Ancora: il rodersi della gelosia, l’accecamento indotto dall’invidia, l’ambizione che genera correnti, consorterie, settarismo: quant’è vuoto il cielo di chi è ossessionato da se stesso”. Parole durissime che segnarono profondamente i lavori della Conferenza episcopale italiana divisa sulla revisione del proprio statuto per l’elezione del futuro presidente. Adesso Bagnasco e il suo staff temono che Bergoglio faccia il bis.

@FrancescoGrana