Adesso che ha lo scudetto in tasca e in Champions è arrivato dove nessuno si aspettava, Massimiliano Allegri gioca un po’ a nascondino. Perché la sua Juventus contro il Real Madrid non parte favorita ma allo stesso tempo “non è vero che in Europa non abbiamo niente da perdere, se usciamo ci perdiamo la finale”. Riemerge così quel #finoallafine che è stato il suo brand fin dall’ingresso a Vinovo lo scorso luglio, adottato poi sabato – dopo la vittoria di Genova – anche dal presidente Andrea Agnelli. I bianconeri indosseranno l’abito migliore possibile questa sera, quello cucito dal nuovo allenatore. Contro i campioni in carica si va con il 4-3-1-2. E’ lo smoking per le serate di gala, sfoggiato contro l’Olympiakos, quando bisognava vincere, e tolto contro il Monaco quando i panni migliori da vestire erano di lotta e di sudore. Andrà portato con leggerezza: la pressione è tutta sulle spalle della squadra di Ancelotti, arrivata a Torino non solo senza Modric ma anche orfana di Benzema. Non bastano due assenze pesanti per spostare i pronostici della vigilia, però…

Di certo la Juventus non ha voglia di abbassarsi e aspettare. La scelta di ricorrere alla difesa a quattro va letta anche in questa ottica. I bianconeri non partono pensando a non prenderle, una tattica suicida contro una squadra che ha potenziale per abbattere i muri più solidi. Anche perché la tradizione racconta che contro i galacticos la Juve ha sempre venduto cara la pelle. E non c’entra solo quella semifinale di ritorno del 2003, ultima apparizione tra le fantastiche quattro d’Europa. Quando a Torino la giostra era guidata da Claudio Ranieri, al Santiago Bernabeu scattarono tutti in piedi per Alessandro Del Piero. Era il 5 novembre 2008 e Pinturicchio impartì lezioni di calcio. Già due settimane prima i blancos subirono in Italia. I favori del pronostico erano tutti contro, ma quando i bianconeri hanno a che fare con le merengues viene meno difficile stracciarli.


La rincorsa parte da queste convinzioni e dalla cabala di una data, il 5 maggio, che in casa juventina sa di altri pronostici ribaltati, di giornate che fanno gridare al ‘miracolo’. Il resto è calcio, quello vero, giocato. E dice che Allegri deve scansare l’unica eco che continua a rimbombare: “Eh… ha incrociato Borussia e Monaco”. Ora una big ce l’ha davanti e può smaterializzare anche l’ultimo appiglio rimasto ai detrattori. Contro l’altra sponda di Madrid nei gironi ha pareggiato in casa e perso in Spagna: finora è stata la crema incontrata nel cammino di Champions. Più che i risultati, all’epoca, non piacque l’atteggiamento. La Juventus fu troppo remissiva. Oggi è un’altra squadra e soprattutto ha superato frontiere che, solo pochi mesi fa, vedeva come invalicabili. Per molti lo è anche il Real Madrid che in attacco schiererà Bale accanto a Cristiano Ronaldo. Ancelotti parla di sfida “alla pari” e prova a stanare la sua ex invitandola ad avere “coraggio”. Allegri risponde serafico che “Carlo è bravo e furbo” e dispone i suoi con la difesa a quattro (fuori Barzagli, il più in forma) e il rombo a centrocampo dove, forse, al ritorno potrebbe riapparire Paul Pogba. Pereyra sarà vertice alto, Vidal e Marchisio proteggeranno i fianchi a Pirlo, un altro artista sempre apprezzato al Bernabeu. Davanti non è ancora sciolto il dubbio tra Fernando Llorente e Alvaro Morata, fresco ex. Per Tevez non fa differenza. Sa che stanotte sulle sue spalle poggeranno le speranze di migliaia di bianconeri. Di una notte così, i tifosi minorenni o poco più, hanno un ricordo ovattato, per i più grandi è stato l’ultimo mercoledì da leoni. Il guanto di sfida è lanciato, i 41mila dello Stadium (altro incasso record) caricheranno l’aria di entusiasmo e tensione positiva. La Juventus ci crede davvero. Sa già dal 2002 che il 5 maggio tutto è possibile.

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