Tre donne sole (sulle coste liguri), quasi il titolo del romanzo di Cesare Pavese.

Mentre i maschietti in campo nelle elezioni regionali mettono in scena l’ennesimo, stucchevole, revival dei “furbetti del partitino”: Giovanni Toti nel ruolo del paracadutato nemmeno lui sa bene dove e Luca Pastorino a testare un corso di sopravvivenza nazionale per reduci politicanti, vantando verginità ambientali che la gestione del territorio nel Comune di cui è sindaco negherebbe.

Sono tre donne che occupano la scena reale, quella dove il corpo della politica gronda sangue vivo mentre la sua anima lascia intravedere possibili speranze. Due di esse sono ormai ben note; separate da ere geologiche per biografia politica, se non per anagrafe: la furibonda candidata Pd Raffaella Paita, posseduta dall’ossessione di occupare la suprema poltrona regionale, cui ci contrappone la forza tranquilla ma non meno determinata della Cinquestelle Alice Salvatore, fermamente intenzionata a ripulire a fondo le stalle politichesi dell’Ente Regione.

La terza è assai meno nota e visibile, eppure la sua stessa presenza rischiara anfratti bui della vita pubblica di un territorio dove le mistificazioni del Potere da troppo tempo si sono trasformate in pratiche di governo standard: la dirigente della Protezione Civile Gabriella Minervini. Gabriella è funzionario pubblico unanimemente rispettato e refrattario al protagonismo, trascinato sotto i riflettori dalla recente alluvione di Genova. La vicenda che ora vede inquisita anche la Paita, in quanto assessore alla Protezione Civile. Un atto dovuto della Procura di Genova che è anche una messa in guardia dei cittadini elettori: attenti che un mandato in Regione alla signora eleggerebbe un governatore immediatamente trasformato – come dicono gli americani – in “anatra zoppa”, a lungo sotto processo. Davanti a questo grave inciampo nella sua corsa elettorale, che fa Paita? Gioca a scaricabarile con la funzionaria, rilasciando dichiarazioni del tenore “l’allerta meteo e i provvedimenti conseguenti sono normativamente competenza della struttura tecnica e non competono in alcun modo agli assessori”. Dunque, la catastrofe e relativi morti vanno imputati a chi doveva gestire un comunicato dell’Agenzia dell’Ambiente (Arpal) che parlava di imminenti acquazzoni. Non di chi aveva la responsabilità politica di mettere in sicurezza un territorio devastato da ricorrenti alluvioni.

Insomma, il Golia-Paita crede di salvarsi massacrando il Davide-Minervini. Che purtroppo – per l’aspirante massacratrice – ha una piccola fionda che può rivelarsi arma mortale: le ben quindici lettere ufficiali, indirizzate all’Assessorato, con cui denunciava le carenze della Protezione Civile ligure. Perennemente inevase. E già, Davide-Minervini ha la brutta abitudine di mettere per iscritto le questioni, tanto da farla considerare un’emerita rompiballe da parte dei politici insabbiatori. Come quando inviava missive protocollate al governatore Burlando – guarda un po’, nella sua qualità di commissario al torrente Fereggiano (il rivo che innesca sistematicamente le bombe-acqua genovesi) – segnalandogli che la costruzione di parcheggi su quelle sponde avrebbe potuto creare catastrofi. Per tutta risposta il Governatore Gerundio incaricò nel 2007 la società del comune Aster di procedere a tale progetto.

Anche per questo Minervini deve pagare, nella migliore tradizione locale dell’agnello sacrificale. Anche quando – e non è il caso di questa dirigente – il funzionario pubblico sia connivente con la politica più bieca; a riprova della cinica irriconoscenza di questi personaggi che usano le strutture pubbliche come kleenex: l’Agcom sanzionò la direttrice della Asl 3 (Genova) Renata Canini per aver speso 654mila euro a sostegno della rielezione di Burlando nelle regionali del 2010. L’anno dopo il beneficiato ricambiò il favore alla supporter non rinnovandole il contratto.

Questo è quanto. Con un dubbio supplementare: le Paite, eventualmente elette, come penserebbero di guidare la macchina regionale dopo aver ferito a morte il morale di chi ci lavora, scaricando sui loro colleghi le proprie responsabilità, anche penali?