I soci della Nuovo trasporto viaggiatori si preparano a mettere mano al portafogli per ricapitalizzare l’azienda dei treni ad alta velocità Italo. Lunedì il consiglio di amministrazione di Ntv ha infatti fissato per il 15 giugno l’assemblea che varerà l’aumento di capitale preannunciato a marzo dal nuovo amministratore delegato Flavio Cattaneo. L’ulteriore immissione di risorse fresche è necessaria, secondo la nota diffusa dalla società, “per il finanziamento dell’acquisto di nuovi treni per l’ampliamento della flotta e il servizio di nuove rotte”, e “aggiunge un altro importante tassello al piano di rilancio dopo l’accordo sindacale sul contratto di solidarietà” che ha sventato i 246 licenziamenti paventati.

Ma se Ntv batte di nuovo cassa è anche per far fronte al profondo rosso registrato a bilancio anche nel 2014. I conti non sono ancora stati resi pubblici, ma secondo quanto riferito dai sindacalisti, che a marzo hanno incontrato Cattaneo per la presentazione del piano di rilancio, lo scorso esercizio si è chiuso con una perdita di 55 milioni dopo quella di 76 del 2013. Le difficoltà finanziarie, secondo i fondatori Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo e Gianni Punzo, sono state determinate dall’ostruzionismo messo in atto dalle Ferrovie dello Stato nei confronti del concorrente privato e dai costi “eccessivi” sostenuti per l’utilizzo dei binari. Tariffe di cui in effetti lo scorso novembre l’Authority dei trasporti ha disposto un taglio del 37 per cento.

Quasi obbligata, a questo punto, l’adesione dei grandi azionisti del gruppo: oltre ai fondatori, nella compagine ci sono Intesa Sanpaolo, le ferrovie francesi Sncf, Generali e il patron di Brembo Alberto Bombassei. L’istituto di credito, oltre ad avere il 20% del capitale è anche tra i principali creditori del gruppo insieme a Mps, Banco Popolare e Bnl Bnp Paribas. E in queste settimane, con quel cappello, ha dunque trattato la rinegoziazione del debito accumulato da Ntv, arrivato a quota 680 milioni di euro. Proprio lunedì il cda ha approvato anche il documento preparatorio per l’accordo sul rifinanziamento.

Proprio nelle stesse ore in cui Ntv comunicava il prossimo aumento, per altro, da Torino il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Giovanni Bazoli ha sostenuto che la banca non può essere definita “una banca di sistema” e non è né è mai stata “dipendente dal potere politico“, bensì “è sempre stata impegnatissima a fare gli interessi del Paese”. “Non ho mai ricevuto pressioni politiche – ha affermato Bazoli – tranne in un caso, il caso Telecom. Fu un intervento nei confronti di Banca Intesa, Mediobanca e Generali che fu fatto da un uomo tra i più onesti e qualificati ministri della Repubblica, Tomaso Padoa Schioppa: ci disse se ritenessimo di intervenire su un asset importante per il Paese e lo fece nel modo più corretto. Siamo intervenuti per l’equity”.