“Un perditempo, un giocatore d’azzardo, un dilettante“. Che l’Eurogruppo in corso a Riga non avrebbe rappresentato una svolta nelle trattative tra la Grecia e i creditori era ormai scontato per lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti finanziari, ma nessuno si aspettava che finisse con toni così duri. Una vera debâcle per il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, che alcuni colleghi, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, hanno definito proprio in quei termini. Aggiungendo che il suo comportamento è “irresponsabile“. Niente di personale, si suppone, ma il modo con cui l’economista sta portando avanti il negoziato con la ex troika è giudicato, appunto, dilettantesco. Risultato: il dibattito è stato molto “personale ed emotivo“, come confermato indirettamente dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem in conferenza stampa. La sfiducia nell’interlocutore è tale che i ministri delle Finanze hanno comunicato l’esito della riunione direttamente al premier Tsipras, “per assicurarsi che il messaggio arrivi corretto”. E a peggiorare il quadro c’è il fatto che il presidente della Bce Mario Draghi, dopo aver avvertito che “il tempo sta finendo e la rapidità è essenziale”, ha ventilato la possibilità che l’Eurotower tolga alle banche elleniche la liquidità grazie alla quale stanno in piedi nonostante l’inarrestabile emorragia di depositi.

“Sarò sincero – ha spiegato Dijsselbloem – nell’Eurogruppo c’è stata una discussione critica perché due mesi fa speravamo che oggi avremmo avuto risultati positivi e un accordo da decidere e invece siamo ancora lontani da tutto ciò”. Insomma, siamo al punto di partenza. Sul fronte degli impegni che la Ue, Bce e Fondo monetario pretendono per sborsare i 7,2 miliardi di aiuti residui, poco è cambiato rispetto a fine febbraio, quando i creditori hanno concesso quattro mesi di “grazia” ad Atene chiedendo al governo di presentare una dettagliata lista di riforme con cui rimettere in sesto i conti. C’è ancora diaccordo sui tagli alle pensioni, che il governo greco non ritiene utili a stabilizzare il Paese, sulla moratoria della confisca delle prime case, sull’avanzo primario. A chiarirlo è stato lo stesso Varoufakis, che è andato subito all’attacco ricordando che “la Grecia sta finanziando il debito con le sue risorse mentre, da accordi esistenti, andrebbe rifinanziato con gli aiuti”. Ora però, ha detto il ministro, “ci dobbiamo concentrare su come raggiungerlo (l’accordo, ndr) perché non c’è alternativa”. E in effetti è proprio così, visto che la Grecia, dopo aver rastrellato la liquidità residua nelle casse di Comuni ed enti pubblici, tra poco avrà le casse davvero vuote. Ma di qui a settembre, oltre a pagare stipendi e pensioni, deve rimborsare 3,5 miliardi al Fondo monetario internazionale e 6,7 alla Bce

Alla fine della mattinata di confronto l’unico riconoscimento giunto da Dijsselbloem è stato che “sono stati fatti progressi ma restano ancora ampie differenze sostanziali”. Quali siano questi progressi, l’olandese si è rifiutato di precisarlo. Limitandosi a ribadire che “il tempo sta scadendo e la responsabilità è soprattutto in mano ai greci, visto che un accordo è nel loro interesse”. Draghi da parte sua ha evidenziato la “fragilità dell’attuale situazione e i continui flussi in uscita” dagli istituti di credito ellenici. Inoltre, ha aggiunto, “l’aumento dei rendimenti dei titoli greci, che sono saliti ai massimi dal 2012, aumenta la volatilità e distrugge i collaterali”. “La liquidità d’emergenza (Ela) sarà data fino a che le banche saranno solvibili e ci sarà collaterale adeguato”, ha avvertito il numero uno dell’Eurotower, “ma vista l’attuale fragilità della situazione la Bce potrebbe dover tornare indietro e rivedere l’haircut” sul collaterale, cioè il margine di sconto da applicare alle garanzie consegnate dagli istituti di credito ellenici in cambio di fondi. Secondo il commissario Ue agli Affari Economici Pierre Moscovici “non siamo affatto vicini a un accordo globale”: “Non è vero che non ci siano stati passi in avanti, sono stati limitati ma ci sono stati, soprattutto negli ultimi giorni”, ha riconosciuto, ma “non sono stati quelli che volevamo e di cui avevamo bisogno, su alcuni punti siamo ancora troppo distanti”. Ora si guarda all’11 maggio, data del prossimo Eurogruppo. Una data da segnare in rosso anche perché il giorno dopo la Grecia deve rimborsare altri 750 milioni al Fondo.

Varoufakis, pur nell’occhio del ciclone, sembra irremovibile: “Il nostro governo non è assolutamente dogmatico. Siamo interessati a identificare un processo che porterà a una conclusione positiva e a un accordo reciprocamente vantaggioso“. Ma “comprendiamo bene che quella europea è una famiglia che ha bisogno di superare le sue differenze in modo collegiale”. A questo punto, però, la possibilità che Tsipras scelga di sacrificare il ministro sostituendolo con una personalità meno radicale sembra meno remota.