Partiamo dagli scoop, nel suo nuovo attesissimo album, Squallor, uscito a oltre due anni da Guerra e Pace, Fabri Fibra non incide neanche un singolo rap in cui a cantare un ritornello romantico sia una qualche cantante uscita da un talent. Zero. Sembra poco, ma di questi tempi sono questi dettagli a fare la differenza. Ora passiamo a raccontare quel che invece Fabri Fibra fa nelle 21 canzoni che compongono Squallor, album che non intende omaggiare la band storica di Arrapao o Cornutone, ma raccontare quel che si vede e vive oggi, Il rapper di Senigallia ci presenta una carrellata di brani in cui mette in evidenza il suo caratteristico flow, in cui descrive il contemporaneo con cinico disincanto, in cui, a ben vedere, non sposta di una virgola quello che è il suo potenziale.

Ecco. Mettiamola così, il singolo Il rap nel mio paese che in queste giorni è in rotazione su Youtube, ora tocca dire così, è probabilmente il brano più accattivante della covata, non solo e non tanto per il noto dissing a Fedez, quanto proprio per tiro. Il resto dell’album presenta buone canzoni, a volte ottime, in cui però sembra Fibra voglia fare il suo fregandosene di chi ascolta. Intendiamoci, il fatto che Fibra sia solito parlare anche di più argomenti nello stesso brano, al punto da rendere impossibile raccontare quale sia il nocciolo di una canzone non è certo una novità. Se i Simpson ci hanno abituato a episodi in cui si parte da un evento e si finisce poi in una trama che scorre da tutt’altra parte, Fibra ha sempre adottato una pratica ancora più estrema, si parte da un punto e si finisce chissà dove, senza una trama. Come non è una novità che il rapper, quanto tale, a volte tenda più a inseguire la rima o la frase a effetto che un senso comprensibile per gli altri, ma proprio nel momento in cui il rap è stato sdoganato, o svilito, a livello del mainstream, Fibra sembra voler alzare il tiro e mettersi oltre una barricata, come a dire, io con quella roba li non ho niente a che fare.

Peccato, però, che poi tiri fuori canzoni tipo Come Vasco che è decisamente dotata di un testo debole, difetto mortale per chi fa del testo la sua mission. Poi, magari, avesse rilasciato interviste promozionali, avremmo scoperto che l’intento dell’autore era proprio quello di creare una mimesi con l’ultima produzione del rocker di Zocca, quantomeno riguardo l’utilizzo quantitativo di parole, ma per ora possiamo giudicare solo a prioristicamente, e quel che si sente non è un granché. Quel che invece convince, e molto, oltre l’idea di insieme, quella appunto di mettere su un disco (usiamo un termine vintage) davvero tanta roba, ventuno canzoni, oltre ottanta minuti di parole, è il brano che intitola il tutto, non una hit ma decisamente una canzone sopra la media anche nella produzione del nostro, e poi Dexter, la migliore della tracklist, a parere dello scrivente. Questo nonostante la presenza di ospiti. Perché un’altra caratteristica di questo lavoro, come da tradizione rap infarcito di collaborazioni, tutte atte a indicare una appartenenza a un certo tipo di rap, non quello pop di cui sopra, è il fatto che la presenza di ospiti tenda, generalmente, a distrarre l’ascoltatore dal profluvio di parole di Fibra.

Intendiamoci, ripeto, stiamo parlando sempre di un lavoro con gli attributi, ma sentire arrivare a un certo punto Marra (che col suo Status ha, insieme a Squallor, ridisegnato i confini del rap mainstream serio rispetto a quello giocoso dei ragazzini) o Guè, a parte indicarci una precisa collocazione geografica, un blasone anche ostentato, non sembra dirci molto altro. Meglio Fibra, nelle sue canzoni, che i suoi amici. Tranne, appunto, che in Dexter, dove la presenza di Salmo e Nitro si sposa perfettamente col taglio caustico del rapper marchigiano. Colpi di bisturi e sale. Le produzioni, tanto per parlare anche di musica, sono tutte di grandissimo livello, ma a questo Fibra ci ha abituato da sempre, almeno dai tempi di Neffa. Menzione d’onore a Rock that shit, brano che vede la presenza dell’MC francese Youssiuupha. Altra menzione d’onore a E.U.R.O., in compagnia del sodale Clementino, brano in cui oggetto degli strali di Fibra è lo stesso Fibra.