Pensiamo a un film italiano che racconti di ventenni smaniosi di arruolarsi e combattere nell’esercito tricolore. Poiché tale film non esiste nella recente produzione nostrana, possiamo dormire sonni pacifisti e soprattutto evitare di assistere alle solite e sterili polemiche da Social inorriditi. Da noi andrebbe così, in Francia è un’altra storia. Già, perché il film esiste ed è un esemplare esordio alla regia. Tanto da aver vinto una miriade di premi nel mondo, a partire dalla Quinzaine des Realisateurs a Cannes dove lo scorso anno concorreva e il César come miglior opera prima.

A dirla tutta, Les Combattants – da noi in uscita il 16 aprile con il titolo di The Fighters. Addestramento di vita – , non sviluppa esattamente i desiderata bellici dei post-teenager francesi, bensì, dietro al pretesto di una storia d’amore tra giovanissimi, mostra l’ormai evidente discrepanza tra l’universo militare e la percezione che ne hanno i ragazzi contemporanei d’Occidente. Alla guida della pellicola il regista 35enne Thomas Cailley che abbiamo incontrato a Parigi in occasione dei Rendez-vous del cinema francese. “Per scrivere il film – spiega Cailley – il produttore mi ha obbligato a fare uno stage di addestramento militare esattamente come fanno i miei due giovani protagonisti. L’ho frequentato con molto piacere, c’erano una trentina di partecipanti dai 18 ai 26 anni, li ho osservati bene, molti di loro cercavano valori e un significato alla vita, ma in quel contesto faticavano a trovarlo. E questo soprattutto perché il messaggio che il marketing dell’esercito francese offre loro è in assoluta contraddizione con la realtà. I giovani di oggi hanno un’idea della guerra che arriva loro dal cinema, dalla tv, dai videogiochi: non l’hanno vissuta sulla loro pelle come i nostri nonni, e da questa distonia nasce la fascinazione enfatizzata dall’ufficio promozione dell’esercito. Lo slogan più forte – e direi pericoloso – recita “Diventa te stesso”, ma è una chiara menzogna perché non si diventa se stessi preparandosi alla guerra! Il business militare è un qualcosa a cui forse non siamo preparati, ci fa inorridire, ma esiste ed è capillare sul territorio francese”.

Un episodio emblematico che Cailley ricorda dalla sua esperienza sul campo di addestramento e rimarca l’assenza di consapevolezza di questi ragazzi rispetto al mondo militare è arrivato da una giovane, assai minuta e appassionata di cavalli. “Per questa sua passione si era iscritta all’addestramento nella sezione “cavalleria”; arrivata sul luogo si è accorta che nel reparto non esisteva la minima traccia di cavalli, ma solo carri armati. Alla sua domanda “ma dove tenete i cavalli?” i responsabili le hanno risposto con un tenero sorriso”.

È indiscutibilmente un’età cruciale quella presa in esame da The Fighters, che nel titolo internazionale – Love at First Fight – devia parzialmente dall’ambientazione militare preferendo puntare sulla storia d’amore espressa in un gioco di parole. Ciò che Cailley definisce una “commedia romantica esistenzialista” trova infatti protagonisti due giovani, Madeleine (la magnifica e talentuosa nuova promessa del cinema francese Adèle Haenel) e Arnaud (Kévin Azais): se la ragazza è una fissata della disciplina e del sacrificio assoluto, e si sta preparando con pratiche a dir poco surreali ad entrare nel campo di addestramento, lui è fresco orfano del padre, ha molto senso pratico e si appresta ad aiutare il fratello maggiore nella gestione dell’officina di famiglia. Peccato che l’incontro con Madeleine sfoci in un totale colpo di fulmine per lui, che decide di arruolarsi nell’esercito (del quale poco gli interessa) pur di starle vicino e farla innamorare. Il doppio binario – sentimental/militare – del film inizia con l’entrata dei due ragazzi allo stage e termina con un epilogo di grande impatto educativo/esistenzialista che certamente non andremo a rivelare. Il film, si diceva, è uno dei migliori esordi europei d’annata e si rivolge a un pubblico trasversale.

Il trailer di The Fighters