L’intento è sicuramente lodevole: lotta alla tratta e alla schiavitù, riconoscimento dei diritti dei e delle sex workers, sulla scia di quanto avviene in Olanda o in Germania, creazione di alcune aree nelle città dove è possibile esercitare la prostituzione. Questo il senso del manifesto bipartisan presentato ieri alla Camera e sostenuto da un vasto arco di partiti, dal Pd a Forza Italia, volto a superare definitivamente la legge Merlin.

In realtà l’intero impianto della proposta in esame appare nella migliore delle ipotesi irrealizzabile e nella peggiore penalizzante e punitivo per le persone più deboli, quelle prostitute e quei prostituti che non avendo un luogo chiuso dove esercitare la professione, né la possibilità di far emergere il loro lavoro, si vedranno denunciati e multati.

Quante lavoratrici e lavoratori del sesso si presenteranno per iscriversi alla Camera di Commercio, pagare le tasse e i contributi pensionistici? L’esperienza tedesca parla di numeri irrisori. Il problema del nostro Paese non è tanto quello di fare buone leggi, quanto di renderle applicabili e quando si stabilisce per legge l’obbligo dell’uso del preservativo, mi viene da sorridere. Chi dovrebbe controllare e come?  L’intera proposta, nonostante le buone intenzioni, interesserebbe solo una minima fetta del mondo della prostituzione, quella esercitata liberamente e in maniera autonoma, mentre sappiamo che la maggior parte delle prostitute non lavorano per se stesse, bensì per i loro sfruttatori già perseguibili dalla legge Merlin.

Avere una posizione definita sul tema è assai complesso come dimostrano le diverse legislazioni europee che vanno dal neo proibizionismo svedese, all’abolizionismo, alla registrazione con tanto di contributi pensionistici e pagamento delle tasse, come avviene in Germania. Ho studiato a lungo, confrontandomi anche con le numerose Associazioni femminili che da anni lavorano sul tema, e sono arrivata alla conclusione che la legge Merlin sulla prostituzione è la più equilibrata.

L’esperienza dimostra che qualsiasi strumento ha i suoi pro e i suoi contro e che legalizzazione, come hanno affermano vari studi condotti  in Germania, si è rivelata un ostacolo alla lotta allo sfruttamento e la tratta, che è il problema che più ci sta a cuore e per combattere il quale più che una nuova legge serve un piano d’azione adeguatamente finanziato.

È certo che ci vuole un impegno assoluto volto a contrastare e punire con ogni mezzo gli sfruttatori e i trafficanti di esseri umani, tenendo conto da un lato il diritto all’autodeterminazione delle donne che possono disporre come vogliono del proprio corpo, dall’altro il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi le prostitute sono vittime non consenzienti.

Il “sogno” della Merlin, che era una donna con i piedi per terra, non era quello di abolire la prostituzione, ma di abolire lo sfruttamento delle donne da parte dello Stato e dei tenutari dei bordelli, e di toglierle da una condizione di schiavitù. Quella legge va forse attualizzata, ma nell’impianto resta ancora una buona legge.