Ormai siamo alle comiche. Dopo la prima stesura, ricusata per mancanza della previsione di spesa, e la seconda scrittura di qualche mese fa, contestata dalla stessa maggioranza che appoggia il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, nei giorni scorsi è stata presentata una nuova bozza di riforma sanitaria che sostanzialmente ricalca la precedente pur con qualche variante non di idee ma di disposizione e di elencazione. Ad esempio la Promozione del sistema sanitario passa dall’articolo 3 all’articolo 5 o la nuova Agenzia di tutela della salute passa dall’articolo 6 al 7.

Oltre le tante e nuove parole introdotte, che servono poco al cittadino e che non si discostano da ciò che ho già dettagliato nel mio post del 21 gennaio scorso, mi sento di dover criticare almeno tre cose pronto a dare, se richiesta, qualunque proposta reale:

– Con l’introduzione dell’Agenzia di tutela della salute c’è il rischio che l’assessorato della Sanità perda potere a favore di quello al Bilancio: ma siamo così sicuri di ottenere più risparmio e più salute? Legare la scelta di salute al volume di produzione non è penalizzante per le piccole realtà sanitarie territoriali utili ai cittadini?

– L’articolo 15 resta di importanza fondamentale per regolare i rapporti leali di salute come bene comune fra strutture pubbliche e private accreditate. Peccato che non dice nulla di nuovo se non parole senza fatti. Vogliono “semplificare e uniformare le procedure di controllo”? Ho letto bene? Ma se la percezione del controllo riduce il rischio d’abuso, loro vorrebbero semplificarlo invece di ampliarlo e renderlo capillare con il sistema di controllo sui pazienti e non sulle cartelle cliniche come avviene ora semplificandolo dopo questa ennesima riforma? Stendiamo un velo pietoso su tutte le persone deputate e definite nel loro assetto dalla Giunta che tutto puote!

– L’articolo 20 raggiunge il massimo dell’efficienza quando asserisce che “la Giunta regionale organizza il sistema informativo”. Devono essersi già dimenticati di come, chi scrive, ha fatto bloccare una delibera della stessa Giunta che vorrebbe definire le regole, che dava la possibilità ad enti esterni non solo pubblici ad accedere ai dati sanitari di 10 milioni di cittadini lombardi.

Resta per questo preoccupante ciò che è scritto al capoverso 4c: “Mettere a disposizione dei soggetti titolati, a livello regionale e locale, le informazioni raccolte, necessarie per adempiere ai compiti istituzionali di ciascun soggetto”. Al garante della privacy, Antonello Soro, chiedo: hanno cercato un’alternativa per utilizzare dati sensibili? Vuole intervenire? Perché deve esistere un centro di raccolta di dati così propriamente personali e sensibili con rischio alto? Non potrebbe la Giunta valutare l’immissione di “una bella rivoluzione” come History Health che mette il cittadino paziente al centro del mondo salute?

Maroni disse che la riforma sanitaria si sarebbe discostata da quella di memoria formigoniana ma deve essersi sbagliato almeno quanto Salvini che disse che Berlusconi è il passato. Mentre continuano a gestire la Lombardia hanno trovato l’accordo anche per il Veneto e la Liguria.
Cittadini, dove siete?