10° Anniversario per commemorare la morte del leader palestinese Yasser ArafatBibi Netanyahu avrebbe preferito continuare a godersi l’euforia della vittoria elettorale ma il 1 aprile, data della cerimonia per l’adesione dello Stato di Palestina alla Corte dell’Aja era in calendario già da un pezzo.

Nessun pesce d’aprile, quindi, quell’adesione numero 123: ieri mattina al-Malki, il ministro degli Esteri palestinese, era davvero nei palazzi dell’ICC per la cerimonia di adesione e da oggi, le autorità palestinesi sono ufficialmente in grado di poter riferire i crimini contro l’umanità commessi sul loro territorio. Esattamente come gli altri 122 stati membri.

A questo punto, in tanti si chiedono: su quali casi verranno, eventualmente, aperte le indagini? La corte, come affronterà la disputa territoriale? Cosa succederà quando e se, verranno riferiti vertici israeliani? Israele, vale la pena ricordarlo, non è membro dell’ICC e alle autorità israeliane non passa minimamente per la testa di aderire allo Statuto di Roma.

Ma un’incriminazione per i vertici politici e militari del Paese, spingerebbe ancor più verso l’isolamento internazionale lo stato ebraico. D’altronde Al-Malki è stato chiaro: “consegneremo qualunque palestinese che la Corte ritenesse colpevole, incluso il sottoscritto”.

La Palestina non sfugge alle proprie responsabilità. L’indagine, tuttavia, non sarà semplice: ad oggi nessun caso è stato ancora riferito all’Aja e qualora lo fosse ci vorrebbero mesi, forse anni, prima che l’ICC possa istruire un eventuale procedimento. I palestinesi questo lo sanno bene e sanno che un’eventuale indagine della Corte Suprema israeliana, tribunale che gode di grande prestigio internazionale e di un buon grado di autonomia, potrebbe offrire una via di fuga all’ICC: un caso del genere rappresenta certamente una sostanziale riscossa per la giustizia penale internazionale, rimasta fino ad oggi intrappolata nei manuali universitari e nei simposi di intellettuali, ma è da vedere se all’Aja sono disposti al muro contro muro con una bella fetta del club mondiale dei potenti.

In fondo non è importante quale caso venga riferito, come si svilupperà l’indagine e quali eventuali strumenti di pressione adotterà Israele: questi sono, allo stato attuale, solo tecnicismi. Ciò che davvero oggi conta è che la Palestina ha compiuto il suo primo vero atto politico da Stato sovrano.