Le notizie sull’andamento dell’occupazione raffreddano le speranze su quello dell’economia, che però è riscaldato dalla crescita dell’indice di fiducia delle imprese. In mezzo a tanti segnali contrastanti anche Sciò business decide di dire la sua e dichiara che l’occupazione non sta in realtà peggiorando e, semmai, migliorando lentissimamente. Lo diciamo adottando il nostro personalissimo criterio di valutazione, per cui più la platea tv si allarga più il numero dei disoccupati. Per la banale ragione che chi sta al lavoro non sta a casa a vedere la tv, e viceversa.

Un criterio tanto più appropriato se osserviamo il cruciale orario del pranzo (da mezzogiorno e mezzo alle 15), quello più abitudinario, nel quale l’andamento degli ascolti non è condizionato dall’offerta di partite, sanremi e altre eccezionale offerte. Qui, confrontando i mesi di marzo degli ultimi anni, balza agli occhi il netto aumento di spettatori, da 16 a 17 milioni, proprio nel 2011, l’anno che sarebbe finito con lo spread alle stelle e le speranze nelle stalle. E, badate bene, parliamo del mese di marzo, non dell’estate-autunno in cui, come ricordiamo, tutto è precipitato, compreso Berlusconi. Segno che, sarà stato con la cassa integrazione o con la disoccupazione dichiarata, il tracollo della economia era già cominciato prima che i mercati lo proclamassero a colpi di spread. Altro che complotti di Merkel e Sarkozy!

Dopo un breve respiro nel 2013, la seconda ondata espansiva della platea tv del pranzo si è verificata nel 2013 quando tocca i 17,6 milioni. E siccome ci riferiamo sempre a marzo, non possiamo non sottolineare che proprio in quel periodo dell’anno si svolsero le elezioni politiche con l’imprevista dimensione raggiunta dal voto al Movimento 5 Stelle. Se avessimo dato un’occhiata non agli elettori, ma agli spettatori, qualcosa avremmo subodorato.

In seguito l’onda della platea televisiva è rifluita di un milione secco, scendendo a 16,6mln sia nel marzo 2014 sia in quello appena concluso dell’anno corrente. Ma nel marzo 2008, ultimo anno pre-crisi, erano 15milioni. E dunque, se quella vogliamo considerarla la normalità, ce n’è parecchia di strada da fare per arrivare a liberare i reclusi in poltrona in quanto esclusi dal lavoro.

Sapendo che non si tratterà di riprendere i lavori di un tempo, che nel frattempo hanno cessato di esistere. Magari, chissà, se la riforma della tv non sarà fatta troppo male e se l’industria dello spettacolo si libererà dal nanismo cui l’ha costretta il duopolio, è proprio qui che molti, diciamo un centinaio di migliaia, potrebbero trovare il loro posto. Caprioleggiando dall’altra parte dello schermo, proprio dentro lo show business che gli sta facendo compagnia nel periodo nero.

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