Perde pezzi, tra polemiche e smentite, l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), istituita dal governo Monti e – stando a indiscrezioni – vicina alla rottamazione per mano del premier Matteo Renzi. Che, consigliato da Andrea Guerra, intende accentrare a Palazzo Chigi anche le competenze sull’attuazione della sua (sulla carta) ambiziosa agenda digitale. L’addio della direttrice Alessandra Poggiani arriva a soli otto mesi dalla nomina con decreto del ministro Marianna Madia. E a sceglierla era stato lo stesso presidente del Consiglio, dopo averla conosciuta al convegno Digital Venice, quello che l’ha visto esibirsi in un discorso in inglese diventato popolarissimo su internet. La rottura non sembra dunque un buon viatico per l’accelerazione della Penisola sul percorso dell’innovazione tecnologica. Anzi è un chiaro segnale di difficoltà che arriva proprio mentre l’esecutivo tenta di mandare in porto il piano per la banda larga, con la regia della Cassa depositi e prestiti di Franco Bassanini e coinvolgendo Telecom Italia, che nelle ultime settimane ha riavviato le trattative per l’ingresso in Metroweb. Un piano che Poggiani ha definito “assai limitato“.

Le dimissioni della manager 44enne ufficialmente sono legate alla scelta di candidarsi alle elezioni regionali in Veneto, in una lista civica a sostegno di Alessandra Moretti. Ma Poggiani se ne va senza risparmiare critiche alla struttura e agli scarsi strumenti a disposizione. Intervistata da Wired.it sabato, ha infatti motivato la scelta di lasciare spiegando di esser stata lasciata sola: “Non posso cambiare le cose da sola, senza squadra. Non mi sono sentita sostenuta, anche se questo governo è meglio dei precedenti. Forse il presidente del Consiglio ha chiaro quanto sia importante questa partita, ma gli altri senz’altro no“. E ancora: “Dovresti poter ricostruire da capo. Ma non è possibile, troppe rendite di posizione. E ogni volta sei giudicata non sui risultati, ma sulla base delle dietrologie“.

Segue descrizione poco edificante dell’intero settore: “Il mondo digitale è un circo ristretto, una camera dell’eco. Ce la raccontiamo tra di noi, piccole invidie, rivalità da cortile, divisioni personali. Ci sono troppi protagonismi, nemmeno le rockstar! Il 90% delle cose che vengono raccontate non sono vere, il 7 sono presunte e forse solo un 3% è costituito da fatti”. Quel che è peggio, la ex numero uno di Venis spa – società informatica del Comune di Venezia – confida: “In quest’anno penso di non aver mai dormito più di tre ore a notte. Tuttavia bisogna domandarsi se allo sforzo corrispondano risultati, o se quell’energia potrebbe essere più produttiva se impiegata in altro modo”. 

La stroncatura non riguarda, spiega Poggiani, i “colleghi” Stefano Quintarelli, presidente del comitato di indirizzo dell’agenzia, Paolo Barberis, consigliere di palazzo Chigi per l’innovazione, e il giornalista Riccardo Luna, nominato lo scorso settembre Digital champion italiano. Cioè la figura, istituita dall’Unione europea, che dovrebbe promuovere nei 28 Paesi la diffusione delle tecnologie digitali. Il riferimento è invece alla possibilità di impiegare quelle energie per “ottenere risultati a livello locale” e “far qualcosa per cambiare la città e il Veneto”. Nessun intento polemico, secondo la ex direttrice, che con un post su Facebook ha poi smentito di aver concesso interviste a Wired.

Posto che il direttore Massimo Russo ha fatto sapere di aver registrato la conversazione, restano i rilievi sulla scarsa efficienza della “macchina” dell’Agid: “Assumere nella pubblica amministrazione è impossibile”, “avrei voluto almeno riorganizzare, ma anche lì, avevo sottovalutato i sindacati del pubblico impiego. Impossibile dare obiettivi ai dipendenti. Quando sono arrivata c’erano 120 contenziosi su 80 persone”. E ancora: “La situazione oggettiva rende tutto complicatissimo, anche le cose più banali (…) alla fine ti rendi conto che la stratificazione di norme e competenze è tale che tutto diventa impossibile”. Difficile negare che si tratti di un attacco ad alzo zero agli sforzi messi in campo finora per lo sviluppo di un settore fondamentale per la crescita.

E adesso? Secondo Poggiani “troveranno un’altra persona. La macchina è riaccesa, i piani ci sono, se il governo e l’opinione pubblica considereranno questo settore davvero importante, si può cambiare. Certo, mi dispiacerebbe davvero moltissimo se tutto dovesse ripartire da zero”. Ma l’intenzione di Renzi, dopo il flop, potrebbe essere proprio questa: archiviare l’agenzia e affidare tutto il dossier a un manager con esperienze internazionali. Cercando di far dimenticare le dimissioni forzate del predecessore di Poggiani, Agostino Ragosa, e la breve parentesi di Francesco Caio, all’epoca numero uno di Avio, che nel giugno 2013 Enrico Letta aveva nominato commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale. L’esperienza durò poco più di sei mesi, poi il manager tagliò la corda per accomodarsi sulla poltrona di amministratore delegato di Poste Italiane.