Oltre alla Roma storica dei papi, degli imperatori e dei grandi artisti, ora c’è anche un’altra Roma, quella della street art, dei colori, della periferia, che inaugura una nuova stagione di ricerca e di partecipazione per la capitale del mondo.
Dopo il Pigneto, San Basilio, Testaccio, ora i riflettori sono puntati su Tor Marancia, quartiere popolare dalla forte identità alle porte dell’Eur. È l’ultimo, in ordine di tempo, a essere stato completamente trasformato e quasi reso irriconoscibile dall’opera di 20 artisti internazionali provenienti da 10 Paesi che su ben 11 palazzi delle case popolari hanno disegnato 20 murales monumentali. È “Big city life”, un progetto di altissimo valore sociale e culturale, che ha permesso questo intervento straordinario a Tor Marancia, ideato da 999Contemporary, finanziato da Fondazione Roma e dal Campidoglio, patrocinato dall’VIII Municipio e condiviso con l’Ater.

70 giorni di lavoro per 12 ore al giorno, 765 litri di vernice, 974 bombolette spray per 20 murales di 14 metri, con una superficie di 145 metri quadrati per ciascuno per un totale di più di 2.500 metri quadrati: questi i numeri di “Big city life”. Un’opera ragionata di riconversione creativa per un risultato sorprendente che ha l’obiettivo di rafforzare il tessuto sociale e riqualificare una di quelle periferie spesso dimenticate per “creare una città dove le nuove centralità possano avere la stessa attenzione della parte storica”, ha dichiarato il sindaco della capitale Ignazio Marino durante l’inaugurazione. Diamond, Mr. Kleva e Moneyless tra gli italiani, i francesi Seth e Philip Baudelocque e l’argentino Jaz sono alcuni degli street artist che hanno partecipato gratuitamente in partnership con l’azienda Sikkens che ha fornito una vernice speciale resistente agli agenti atmosferici.

Spesso definiti “deturpatori del bene collettivo” tutti gli artisti, dopo una piccola insurrezione iniziale, sono invece stati accolti con grande affetto e disponibilità dagli oltre 500 abitanti di Tor Marancia, fino a sedersi alle stesso tavolo per la scelta dei soggetti e dei colori, e soprattutto dai ragazzi delle scuole della zona che hanno addirittura fondato un’associazione culturale, “Rude”, per la promozione, la manutenzione e la valorizzazione di quello che, con grande orgoglio, è diventato il “loro” patrimonio artistico. E hanno anche chiesto ad Ater uno degli alloggi sfitti per realizzare lo shop del “Museo pubblico di Tor Marancia”. Una bella risposta, dunque, alla criminalizzazione dei graffiti, ma che al degrado e al vandalismo.

Animali surreali, mostri giganteschi, volti, super eroi, ipnotiche forme astratte per temi sacri, profani, fantasy, vintage legati in un trionfo di colori: ogni murale racconta una storia che interpreta i desideri di bellezza di chi il quartiere lo vive quotidianamente, come ad esempio il bambino di spalle che prova ad arrampicarsi su una scala dipinto dal francese Seth e che “nasce dalla storia di un ragazzino che viveva lì e nell’opera quasi rinasce”, ha spiegato uno dei curatori, Stefano Antonelli. Un progetto museale innovativo che vede la piena collaborazione di artisti, cittadini, enti pubblici e realtà private, ma soprattutto “un museo per il popolo frequentato da un pubblico molto più spietato e più diretto ma anche molto più familiare” – come ha raccontato uno degli street artist, Danilo Bucchi – che inaugura una nuova forma di turismo che permetterà veri e propri tour in questi angoli, seppur sperduti della città, comunque accessibili a tutti.