Quattro miliziani si sono fatti saltare in aria contro tre moschee, due a Sanaa, nella capitale dello Yemen, e una nella provincia di Saada, durante la preghiera del venerdì. Secondo quanto ha riferito la tv al-Masirah, appartenente al movimento sciita dei ribelli houthi che da settembre controlla la capitale, gli assalitori hanno fatto detonare cinture esplosive. Altre due autobombe sono state fatte detonare nella provincia di Saada, roccaforte del gruppo etnico. Il bilancio di 137 morti e 350 feriti, il più alto tributo di vittime civili nella storia dello Yemen. Non è la prima volta che Sanaa è scenario di attentati: a gennaio, almeno trenta persone sono morte nell’esplosione di un’autobomba davanti a una scuola di polizia.

Al Jazeera riferisce che è morto Murtada al-Maktouri, un religioso legato al movimento sciiti che due dirigenti, Taha al-Mutawakkil e Khaled al-Madani, sono rimasti gravemente feriti. A Sanaa la prima moschea colpita è stata quella di Badr, nel sud della città, dove hanno agito due kamikaze, uno all’interno e uno all’esterno dell’edificio. Un terzo si è fatto esplodere nella moschea di Al-Hashahoush, nel nord della città. Il terzo luogo di culto colpito si trova invece nella provincia di Saada, nel Nord del Paese.

Il sito Site Intelligence Group, che monitora l’attività dei jihadisti on line, afferma che l’Isis ha rivendicato gli attacchi. Il gruppo Wilayat al-Yemen, filiale dello Stato Islamico costituitosi in Yemen in novembre, ha diffuso su Twitter, da un account considerato fonte attendibile della propaganda Is, una nota dal titolo “Rivendicazione dell’operazione di martirio in Yemen” in cui si legge che “i cinque cavalieri del martirio armati di cintura esplosiva” hanno colpito “quattro covi degli houthi a Sanaa e uno a Saada” e conclude che affermando: “abbiamo raccolto le teste degli imam apostati (sciiti, ndr).  Se confermato, si tratterebbe del primo attacco rivendicato dall’Isis nel paese.  Ma la Casa Bianca non conferma la rivendicazione e sottolinea come al momento non ci siano indicazioni affidabili: “Gli Stati Uniti stanno ancora indagando, potrebbe trattarsi di propaganda” ha detto il portavoce Josh Earnest.

Aerei da guerra “non identificati” hanno poi bombardato per la seconda volta da ieri la residenza del presidente Abdu Mansour Hadi nella città portuale di Aden. Lo riferisce l’inviato della tv satellitare al-Arabiya, che cita una fonte della sicurezza secondo la quale Hadi non è stato coinvolto nell’attacco perché già dopo il raid aereo di ieri è stato trasferito in una località sicura.”Il presidente non era nel palazzo – ha detto la fonte – e si trova in un posto sicuro. Ho sentito il rumore degli aerei e delle armi anti-aereo (che hanno risposto al fuoco, ndr). Non si registrano danni”. Sempre al-Arabiya fa sapere che oltre 180 tonnellate di armi ed equipaggiamenti militari sarebbero stati scaricati da una nave iraniana in un porto yemenita controllato dai ribelli sciiti del gruppo Houthi.

Lo scorso gennaio il paese aveva vissuto un colpo di Stato che aveva costretto il governo a “dimissioni forzate”. Il timore era proprio quello che una forte instabilità potesse far entrare in scena su larga scala qaedisti e jihadisti del centro e dell’est del Paese. Oscurata dall’avanzata dell’Isis, l’ala yemenita di al Qaeda aspetta da tempo un’occasione per rilanciare la propria immagine. In tal senso, dal pulpito qaedista yemenita era giunta la rivendicazione nei giorni scorsi dell’attentato di Parigi contro Charlie Hebdo. Gli Houthi, che per otto anni (2004-2012) si sono fatti la guerra con l’ex presidente Saleh, anch’egli zaidita, sono ora strumentalmente sostenuti proprio dall’ex raìs, deposto due anni fa sull’onda delle proteste popolari scoppiate in varie aree del mondo arabo. Saleh spera ora di rientrare nella scena politica, presentandosi agli Usa, ai sauditi e all’Iran come l’unico in grado di riportare l’ordine e sfidare il “terrorismo” jihadista.

Un portavoce di Federica Mogherini, rappresentate Ue per Gli Affarei esteri, ha dichiarato che gli attentati avvenuti in alcune moschee di Sanaa, i combattimenti ad Aden e gli attacchi aerei contro il presidente Hadi “hanno il chiaro obiettivo di far deragliare il processo di transizione in Yemen”. Anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, “condanna fermamente” gli attacchi e lancia un appello a tutte le parti nel Paese a “cessare immediatamente le azioni ostili ed esercitare la massima moderazione”.