Il braccio di Al Qaeda nello Yemen ha rivendicato l’attacco contro la sede di Charlie Hebdo. In un video di 11 minuti, intitolato “Vendetta per il Profeta” e diretto “alla comunità islamica”, il capo militare dell’organizzazione Nasr Ali bin al-Ansi ha affermato che la leadership di Aqap “ha scelto l’obiettivo, elaborato il piano (d’attacco, ndr) e finanziato l’operazione” eseguita dai fratelli Kouachi, definiti “due eroi dell’islam”, promettendo nuove “tragedie e terrore” e spiegando che l’attacco è stato sferrato su “ordine” del leader di Al Qaeda Ayman Zawahri. “La battaglia santa di Parigi” è stata condotta da “due eroi dell’islam“, i “fratelli Kouachi, Cherif e Said”, continua al-Ansi, un’operazione che è coincisa con quella “del fratello mujahid Ahmed Coulibaly”. Per questo “chiediamo ad Allah di accoglierli tra i martiri”. Un’affermazione che contraddice quanto spiegato da Coulibaly nel video in cui il terrorista rivendicava l’uccisione della poliziotta di Montrouge, in cui aveva invece parlato di attacchi “sincronizzati” con i fratelli Kouachi.

Il leader di Aqap ha precisato quindi che “il risultato dell’operazione è stato l’uccisione di vignettisti del settimanale, di impiegati e di agenti”. Una delle vittime – ha concluso al-Ansi, riferendosi al direttore di Charlie Hebdo, Charb – “era nella lista dei ricercati diffusa dal magazine Inspire (la rivista di propaganda di al-Qaeda, ndr)”. La Francia “appartiene al partito di Satana“, la strage al giornale “ha vendicato il profeta”, dice ancora Al-Ansi: in merito alla “battaglia di Parigi, noi, l’organizzazione di al Qaeda al Jihad nella penisola arabica, rivendichiamo la responsabilità per l’operazione come vendetta per il messaggero di Dio”. L’intelligence americana ha stabilito che il video è autentico: lo ha detto Marie Harf, portavoce del dipartimento di Stato Usa.

Afganistan, parlamento: “Nuovo numero è blasfemo”
Il Parlamento afghano ha condannato il nuovo numero del settimanale, definendolo “blasfemo”. La Camera bassa ha approvato una risoluzione in cui chiede al mondo occidentale di evitare qualunque tipo di “blasfemia” sotto la copertura della libertà di espressione. “Vogliamo che i leader dei Paesi occidentali evitino la pubblicazione di materiali blasfemi, in particolare di caricature del profeta Maometto”, si legge nel documento. Pubblicazioni di questo tipo “creano una distanza tra i musulmani e i non musulmani, hanno affermato i deputati afghani, aggiungendo che l’islam “rispetta tutti i diritti fondamentali e sociali” delle persone di altre fedi e si aspetta lo stesso trattamento da parte delle altre religioni. Gli atti di terrorismo commessi in nome dell’islam, ha sottolineato il Parlamento afghano, sono contrari a questo credo e rappresentano “un complotto” contro i fedeli musulmani.

Turchia, tribunale blocca siti web che pubblicano la copertina
Charlie Hebdo è arrivato anche in Turchia. Il quotidiano di sinistra Cumhuriyet è stato l’unico giornale del Paese a pubblicare un supplemento dedicato al settimanale satirico francese. La pubblicazione, un supplemento di quattro pagine con articoli e vignette, tuttavia non include la copertina con la caricatura di Maometto. La polizia turca nella notte ha chiuso le strade di accesso allo stampatore e controllato le auto che si recavano nei pressi della redazione, protetta a sua volta da vari veicoli armati. La polizia ha spiegato che le misure di sicurezza sono state prese per evitare possibili attentati, ma nel corso dei controlli la polizia ha ispezionato anche il camion che usciva dallo stampatore, ha controllato il veicolo per 40 minuti e lo ha lasciato andare solo dopo aver accertato che le copie del giornale non riportassero la riproduzione delle caricature di Maometto. Che non possono essere pubblicate: l’Authority per le Telecomunicazioni dovrà bloccare l’accesso ai siti web che mostrano la copertina del nuovo numero del settimanale. Lo ha stabilito un tribunale di Diyarbakir, città nel sud-est della Turchia, stando a quanto riportato dall’agenzia ufficiale Anadolu.

Isis: “Nuovo numero di Charlie Hebdo, mossa sciocca”
Lo Stato Islamico ha commentato l’uscita del nuovo numero del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, definendola “una mossa molto sciocca”. E’ stata la radio ufficiale del sedicente califfato, al-Bayan, a commentare la vicenda, senza tuttavia lanciare nuove minacce contro la Francia. “Il giornale ateo sta anche cercando di sfruttare i recenti eventi per ottenere notevoli guadagni attraverso la distribuzione del nuovo numero che denigra il Profeta”, ha detto la radio, che diffonde il suo notiziario via internet dalla città irachena di Mosul.

Al Azhar: “Igorare questa frivolezza odiosa”
Un invito ai musulmani a ”ignorare” le nuove vignette sul profeta Maometto arriva da AlAzhar, la massima istituzione dell’Islam sunnita con sede al Cairo: “Al-Azhar chiede a tutti i musulmani di ignorare questa frivolezza odiosa – si legge in un comunicato dell’istituzione sunnita – la statura del profeta della misericordia e il suo umanitarismo sono così grandi e alti da non poter essere danneggiati da vignette slegate dalla decenza e da standard civili”, aggiunge il testo.

Iran: “Uso improprio della libertà di parola”
Anche il governo iraniano si è scagliato contro Charlie Hebdo che è ritornato oggi è tornato in edicola. “Il rispetto delle convinzioni e delle santità di religioni divine è un principio indiscusso e ci si aspetta che gli statisti europei seguano questo principio – ha detto la portavoce del ministero, Marziyeh Afkham – l’uso improprio della libertà di parola nell’Occidente non è accettabile e dovrebbe cessare”. L’Iran, ha aggiunto la portavoce, “condanna atti provocatori. L’iniziativa del settimanale francese offende e provocherà i sentimenti dei musulmani nel mondo”. “A meno che non impariamo a rispettarci l’un l’altro, sarà molto difficile vivere in un mondo di visioni, culture e civiltà diverse. Non potremo avviare un dialogo serio se inizieremo a mancare di rispetto ai nostri rispettivi valori e sacralità”, ha concluso Afkham.

Siria, Assad: “Occidente sostiene il terrorismo”
Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha detto di “simpatizzare” con le famiglie delle vittime degli attacchi a Parigi, ma ha anche accusato l’Occidente di avere sostenuto quello stesso terrorismo che ora si ritorce contro l’Europa. “Siamo contrari all’uccisione di gente innocente, in qualsiasi parte del mondo, questo è il nostro principio”, ha affermato Assad secondo l’anticipazione di una intervista al quotidiano ceco Literarni Noviny. Le politiche dei governi europei sarebbero responsabili degli attacchi islamisti: “Abbiamo detto all’Occidente: ‘Non potete sostenere il terrorismo e dargli un riparo politico, perché ciò si ripercuoterà sui vostri governi e Paesi”, ha detto Assad nell’intervista.

Gerusalemme, Grand Muftì: “Vignetta su Maometto è offensiva”
Il Grand Mufti di Gerusalemme, Mohammed Ahmad Hussein, ha condannato il numero del settimanale. Secondo Hussein, la vignetta pubblicata oggi e che ritrae il Profeta Maometto è offensiva e dimostra un disprezzo totale dei sentimenti di quasi due miliardi di musulmani nel mondo. Simili vignette offensive, ha aggiunto citato dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, minano i rapporti tra i fedeli delle tre religioni monoteiste alimentando sentimenti di odio, rabbia e risentimento. Il Grand Mufti di Gerusalemme ha detto inoltre di non accettare la rivendicata libertà di opinione o di espressione da parte di Charlie Hebdo, sottolineando che la libertà e la democrazia sono in contraddizione diretta con la violazione dei diritti religiosi degli altri e contro la santità della fede. Il religioso ha anche condannato gli attentati della scorsa settimana in Francia e ha chiesto alle Nazioni Unite di approvare una legge che vieti gli insulti alle religioni.

Le Monde: “Charlie Hebdo bandito in Maghreb”
Charlie Hebdo bandito dai Paesi del Maghreb. Secondo il quotidiano Le Monde, la diffusione dell’ultimo numero del settimanale satirico francese, tradotto in arabo, è stata vietata nelle edicole di Tunisia, Marocco e Algeria, i Paesi del Maghreb, confermando così l’opposizione dei tre governi alla pubblicazione delle caricature del Profeta considerate blasfeme.