Un racconto non convenzionale sulle radio libere di trent’anni fa assorbite dai grandi network. Ma anche scoperta del mondo perduto ravvivato da un’editoria che ebbe vita troppo breve. Le piccole stazioni fatte in casa con mezzi di fortuna rivivono tra ricordi, estinzione e caccia a un fantomatico dirottatore di frequenze inventato per l’occasione. Buone idee, chicche, cameo e contenuti interessanti di questo esordio convivono con leggerezze e imprecisioni. In uscita il 26 marzo

Se sia più identificabile come docufiction, rockumentary o addirittura mockumentary non è fondamentale perché Onde Road attraversa più o meno tutti e tre questi generi. Siamo in un prossimo futuro non meglio definito dove la Censura Futuribile veglia sull’omologazione dei mass media, soprattutto radio. Ma qualcosa sfugge nel Sud Italia. Un fantomatico figuro messianico con il volto della ex-star radiofonica Awanagana è testimone/messaggero del dirottamento su una radio pirata che trasmette a frequenze unificate vecchie cassette di trasmissioni da radio libere calabresi registrate negli anni ’70 e ’80. Unico indizio: un segnale dalla punta dello Stivale. Il gran capo ci spedisce l’agente Bi per trovare la speaker che in stile I Guerrieri della Notte si prende gioco dell’autorità dal microfono di un misterioso studio.

L’investigazione dell’esordiente Barbara Cambrea la porta in un territorio arcaico e allo stesso tempo venato di gloriosi ricordi. Gli ex-speaker interrogati sono adesso signori di mezz’età seduti al bar a giocare ai programmi di dediche che conducevano, come Alberto Barbuto e Mister Young. Qualcun altro lavora ancora al microfono, o vende spezie e peperoncini da una camionetta. I loro racconti sono intermezzati dal viaggio in Spider di una ragazza algida che dovrebbe ammorbidire la sua rigidità musicale a suon di visioni esistenziali e colorate allucinazioni danzerecce.

Campeggiano fantastici effettacci in stile eighties che sprizzano vintage da tutti i pixel. Ma il film troppo spesso sembra narrativamente gestito come fosse un grosso cortometraggio zero budget. L’anima vera non riesce a venirne fuori, si lascia soltanto intravedere da chi conosce quegli anni e apprezza quelle estetiche. Onde Road è docufiction perché accoglie alcune gradite clip dal passato come stralci del film White Pop Jesus con Awanagana – un Jesus Christ Superstar all’italiana, fatto in casa e un po’ trash.

L’esordio ambizioso di Massimo Ivan Falsetta ha bei momenti ma non mantiene tutte le sue promesse. Ci mette di fronte ai redivivi Rockets (loro la colonna sonora) con l’unico “sopravvissuto” Fabrice Quagliotti ancora in forma, e dal sound miracolosamente attuale. Nei panni del capo di Bi c’è il decano radiofonico Federico l’Olandese Volante, voce storica di Radio Montecarlo e da qualche anno di R101, presenza sorniona e carismatica che ha animato con i suoi racconti sulla leggendaria Radio Veronica anche la conferenza di presentazione del film.

Restando in tema Anni Ottanta, la protagonista purtroppo fa pensare ai campanacci della Corrida di Corrado, mentre il regista mette troppi elementi che non riesce a sostenere. Ottime idee in partenza, non altrettanto ben sviluppate. Il doppio registro tra finzione fanta-grottesca e testimonianza doc sarebbe una grande rielaborazione del B-Movie alla Stracult, ma resta un tentativo perché non si vede. S’intuisce soltanto. Forse manca di un’invenzione visiva o grafica a definirne i confini, o forse altro. E la regia non è abbastanza carismatica da elevare gli ospiti-attori da sopiti speaker a testimoni coinvolgenti della radio di razza che fu. Rimangono i pregi di tutte le intenzioni del progetto originale, un taglio visivo da roadmovie che strizza l’occhio ai grandi classici del genere e una colonna sonora che trae in salvo il film con un sound da chiedersi se sia disponibile nei negozi.

Il trailer