Mi vengono in mente i bellissimi testi e le musiche di Gaber Destra-sinistra e di Rino Gaetano Spendi spandi effendi, artisti enormi e profetici. Eppure son passati 40 anni. Il Paese è cambiato, certamente. Probabilmente in peggio. La stagione di Mani Pulite è stata una enorme occasione mancata, perché allora si era creato un fortissimo consenso popolare incline ad una riforma incisiva, radicale del sistema Italia, fondato su malaffare, corruzione, politica e affari.

Riforma che non c’è stata perché, come sappiamo, si è finto di sostituire una classe politica con un’altra classe. In realtà sempre gli stessi, solo che erano le seconde file, ancor più affamati. Non una rivoluzione ma una metamorfosi. Nulla è cambiato se non in peggio, poiché il ‘sistema Italia’ è stato poi costruito in modo più sofisticato (con tecniche legislative che già alla fonte costruiscono un coacervo formalmente legittimo che consente di modellare qualsivoglia accordo, beneficio, ricorso a procedure d’urgenza etc. tali da soddisfare gli appetiti più fini). Quello che io chiamo da anni, un sistema di legalità formale che realizza una illegalità sostanziale.

Un sistema leviatano che ha prodotto e continua a produrre opere pubbliche non utili, non necessarie per la collettività ma indispensabili per sfamare questa banda di avidi e spietati lestofanti. Ed allora spazio a Expo, Tav Lione-Torino, Brebemi, Pedemontana etc. Opere inutili che devastano il territorio, impoveriscono tutti tranne la cricca. L’inchiesta di questi giorni (Incalza, Perotti etc.) palesa un sistema consolidato di potere affaristico che vede la cabina di regia nei poteri politici e amministrativo, sovente intercambiabili ove si genera una perfetta osmosi (politici divenuti alti papaveri e viceversa). Non può definirsi altrimenti chi ha enorme potere (con cabina di regia su appalti per 25 miliardi di euro), da decenni, provenendo dalla politica, col benestare trasversale di ogni governo.

L’Italia è ‘af-fondata’ sulla corruzione. Occorre prenderne atto e voltare pagina radicalmente, perchè: a) la corruzione è un sistema illegale e immorale, pari ad una metastasi che indebolisce fino ad uccidere il corpus in cui cresce; b) la corruzione è un sistema antieconomico (costa decine di miliardi ogni anno, sottratti alla collettività, anzi addossati alla collettività che poi si trova a pagare oboli in seno a un carico fiscale insostenibile, Iva altissima, Imu e i tributi locali abnormi, senza riceverne in servizi alcuna restituzione); c) la corruzione è un sistema che allontana gli investitori esteri (i quali preferiscono investire in sistemi privi di surplus e affidabili, oltre che legali) così aggredendo il Pil; d) la corruzione è un sistema che alimenta – e che al contempo alimenta – una giustizia inefficiente e un quadro legislativo zoppo poiché pretende un sistema blando di tutele.

Un premier ed un governo che si accreditano come riformatori avrebbe in oltre 14 mesi già provveduto a far approvare un quadro legislativo rigoroso per demolire la corruzione, introducendo reati seri, riducendo la burocrazia, rafforzando il sistema di controlli, introducendo incompatibilità certe e non aggirabili, limitando la rotazione tra politica e amministrazione, garantendo il ricorso al merito e alle gare d’appalto con regole non aggirabili. Invece non s’è fatto nulla di tutto ciò. Limitandosi a sbandierare Cantone per l’Expo e citandolo ad ogni piè sospinto, alla stregua di un alibi. E’ divenuto, a sua insaputa, una foglia di fico.

L’autonomia della magistratura in tale percorso è un bene prezioso ed ineludibile. Bene ha fatto il presidente di Anm a denunciare ‘la carezza’ di questo governo ai malfattori. Mentre non sono d’accordo nel lamentarsi della nuova responsabilità civile dei magistrati, rispondente al principio di responsabilità, valevole anche per i magistrati a particolari condizioni. Il rottamatore si è rivelato solo un rottam’attore. Senza bandana. Ma l’Italia nel mentre affonda nella farsa. Farsa in cui si continua a recitare il mantra del “c’è la ripresa, ci son le riforme, c’è ottimismo”, al più con un rigor mortis indotto dalle politiche monetarie di Draghi.

Occorre una svolta, occorre una tabula rasa, occorre un forte rinnovamento. Occorre che la politica molli gli appetiti, che si rinnovi realmente. Occorre comprendere che la politica non deve intrecciarsi con gli affari. Occorre che gli elettori comprendano ciò e che non continuino bellamente (ed uso volutamente la voce belare) a votare gli stessi malfattori e che inizino a dare fiducia a chi è fuori da questo sistema marcio.