Ma davvero è stato l’avvocato Titta Madia, legale di Ercole Incalza e zio del ministro Marianna, a scrivere la risposta a un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro Maurizio Lupi dal Movimento 5 Stelle dopo il coinvolgimento nell’inchiesta Mose dell’ex manager dei Lavori pubblici arrestato ieri? Assolutamente no, assicura Lupi. Certamente sì, sostengono i pm dell’inchiesta fiorentina, con tanto di intercettazione telefonica a supporto. Intanto l’intreccio tra l’avvocato, il superburocrate, la ministra-nipote e il ministro pluricitato nelle carte apre un nuovo focolaio di scontro politico.

Sentito da ilfattoquotidiano.it, Titta Madia racconta la sue versione: “Quando è stata annunciata l’interrogazione, Incalza mi ha chiesto una relazione sui 14 procedimenti penali in cui è stato coinvolto e in cui io l’ho assistito“, spiega l’avvocato. “Presumo che questa relazione sia stata utilizzata dagli uffici del ministero per scrivere la risposta”.

E’ il primo luglio 2014 quando alcuni deputati M5S, primo firmatario Michele Dell’Orco, chiedono conto a Lupi della “permanenza dell’ingegner Ercole Incalza a capo della struttura tecnica di missione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti” dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta Mose (dove comunque non è indagato) e le precedenti disavventure giudiziarie. In aula Lupi risponde: “L’ingegner Incalza è stato effettivamente indagato in numerosi procedimenti, ma sempre prosciolto o archiviato, laddove la doverosa verifica del suo operato da parte del magistrato penale sia pervenuta a conclusione prima del termine previsto dalla legge per la dichiarazione di prescrizione del reato”. Il superburocrate dei Lavori pubblici è indagato nell’inchiesta sul Tav di Firenze – quella che ha portato all’arresto di ieri – conferma il ministro delle Infrastrutture, per “una doverosa verifica sul suo operato e del suo operato”. Incalza resta al suo posto, almeno fino alla fine dell’anno.

La partita, insomma, finisce zero a zero. Fino a quando i pm di Firenze scrivono nelle carte dell’inchiesta “Sistema” di una telefonata, riportata oggi su Il Fatto Quotidiano, dalla quale “emerge che la difesa di Ercole Incalza effettuata dal Ministro Lupi in sede di interrogazione parlamentare sia stata scritta dal difensore di fiducia di Ercole Incalza, avvocato Titta Madia”. Ed ecco l’intercettazione. Il 2 luglio 2014 Antonia Incalza (figlia di Ercole) chiede a Sandro Pacella (braccio destro di Incalza, anche lui arrestato ieri) notizie sull’interrogazione. Pacella risponde che il ministro “ha letto quello che ha scritto Titta e lui … quindi non c’è stato problema … i soliti rompimenti di coglioni che fanno male questo è chiaro devi spiegare a papà … però che dobbiamo fare?”.

Nell’intervista su Repubblica di oggi, Maurizio Lupi è netto nel respingere l’accusa: “Scherziamo? Le risposte alle interrogazioni le scrivono gli uffici legislativi dei ministeri”. Ora le spiegazioni di Titta Madia sembrano risolvere il giallo.