La vigilanza sulle grandi opere deve essere moltiplicata e rafforzata dopo i casi Mose ed Expo, ma a capo della struttura del ministero che si occupa delle grandi opere è bene che rimanga Ercole Incalza. Lo ha detto oggi al question time alla Camera il ministro Maurizio Lupi senza rendersi conto della contraddizione in termini tra le due affermazioni. Incalza resterà al suo posto nonostante le richieste di revoca dei due deputati M5S Dell’Orco e Di Battistasoprattutto nonostante sia indagato a Firenze nell’indagine sulla TAV e nonostante non abbia mai spiegato la vicenda della casa romana acquistata per la figlia.

La casa, comprata dal genero, a due passi da piazza del Popolo ha avuto una storia simile a quella della dimora al Colosseo di Claudio Scajola. Valeva 1 milione e 140mila euro come da preliminare, ma poi nel 2004 è stata comprata dal genero di Incalza a soli 390mila euro. Mentre altri 820mila euro in assegni sono stati consegnati al venditore, da quello che lui stesso ha dichiarato, dall’architetto Angelo Zampolini, l’incaricato della Cricca di Anemone per gli affari immobiliari. Nonostante Incalza non abbia mai spiegato perché Zampolini e Anemone siano stati così generosi con lui, il Governo Renzi non ha alcuna intenzione di chiedergli di farsi da parte. Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, dopo avere evitato le domande del Fatto nelle scorse settimane sul tema, ha risposto oggi al question time alla Camera a un’interrogazione dei due deputati M5S Dell’Orco e Di Battista che hanno pubblicato oggi sul sito www.beppegrillo.it un post molto duro e documentato con tanto di hashtag #incalziamoincalza.

Dell’Orco ha chiesto a Lupi di rimuovere Incalza con queste parole: “La struttura tecnica di missione è un organismo che decide la sorte di tanti miliardi di soldi pubblici, dal 2008 a capo di questa struttura c’è Ercole Incalza, indagato per la Tav di Firenze. Inoltre sembrerebbe coinvolto anche se non indagato – ha continuato Dell’Orco – in una vicenda simile a quella di Scajola. Per questa ragione riteniamo inopportuno che l’ingegnere Incalza ricopra ancora questo delicato ruolo e richiediamo l’immediata revoca dall’incarico”. Lupi l’ha presa alla lontana: “E’ evidente che le recenti indagini della magistratura esigono una rafforzata e moltiplicata attività di vigilanza e di controllo da parte delle istituzioni dell’ente pubblico e il Governo ha dato immediata risposta con il decreto 90 del 2014 la costituzione dell’autorità anticorruzione e con i provvedimenti che sono stati presi in materia d’appalti per quanto riguarda la segnalazione all’Autorità Anticorruzione delle varianti i corso d’opera”.

Poi Lupi è passato a rispondere “nel merito all’interrogazione”. Premesso che “nell’indagine Mose, l’ingegnere Ercole Incalza non risulta indagato e non è mai stato sentito nemmeno come persona informata dei fatti”, ha aggiunto che “Incalza ha vinto ben tre concorsi pubblici” per ricoprire quel ruolo. Sì, ammette Lupi, “Incalza è stato effettivamente indagato in numerosi procedimenti ma sempre prosciolto o archiviato laddove la verifica penale del suo operato sia pervenuta alla fine prima del termine della prescrizione”. Quanto alle due questioni più importanti: la casa e l’indagine di Firenze, Lupi sorvola: “Incalza è indagato a Firenze per una doverosa verifica del suo operato ma non è stato interrogato né rinviato a giudizio”. Quanto all’affare immobiliare riportato da organi di stampa (Il Fatto Quotidiano ha scritto quattro articoli negli ultimi mesi su questo, Ndr), l’ingegnere Incalza non è mai stato indagato non è mai stato sentito neppure come persona informata dei fatti non è mai stato sentito da nessun organo di polizia giudiziaria a fornire chiarimenti”.

A questo punto Alessandro Di Battista ha fatto notare nella sua replica che “Incalza è stato prosciolto grazie alla ex Cirielli una legge indecente che voi avete approvato e credo che in un fase drammatica come quella di oggi dove ovunque nelle grandi opere c’è del marcio dall’Expo al Mose, non considerare l’importanza dell’opportunità politica di fronte ad altissimi funzionari è gravissimo. Borsellino diceva che gli uomini delle istituzioni non devono solo essere ma anche apparire onesti. Per quanto riguarda Incalza è intollerabile che ancora abbia a che fare lui e lei stesso con i soldi pubblici. Lei dovrebbe riflettere sul concetto di opportunità politica e rimuovere quelle persone dal passato e dal presente torbido che gestiscono i nostri soldi”.