Come in tanti scandali italiani è la segretaria di un potente ad aprire uno squarcio su oltre un decennio di rapporti tra controllori e controllati. Amelia Tignonsini è stata l’assistente personale di Giovanni Berneschi dal 2002 fino alla sua cacciata dalla presidenza di Banca Carige nel 2013. Un tempo sufficientemente lungo per vedere passare in quell’ufficio tanti ospiti, che spesso incontravano l’ex padre-padrone della cassa di risparmio in modo riservato. La Guardia di Finanza, come racconta Il Secolo XIX, le ha perquisito la casa lo scorso 2 luglio e ha trovato alcune agendine intestate “Camera dei Deputati” piene di nomi e appunti che gettano qualche ombra sugli anni in cui inchieste fotocopia di quella che ha portato all’arresto di Berneschi sono state archiviate. Ombre che lambiscono l’ex procuratore capo di Genova Francesco Lalla e l’ex giudice Roberto Fucigna. Il primo, stando alle dichiarazioni della Tignonsini, avrebbe chiesto l’assunzione di una parente nell’istituto di credito, mentre Fucigna riceveva contributi per la squadra di volley di cui era presidente.

Il giorno successivo alla visita dei militari Tignonsini è stata infatti interrogata dai pm torinesi Giancarlo Avenati Bassi e Marco Gianoglio, competenti sui casi giudiziari che coinvolgono giudici liguri e, alle domande sui rapporti di Berneschi con magistrati della Liguria, ha detto: “Ricordo il nome di Lalla. All’epoca si era rivolto al presidente per fare entrare una persona che gli stava a cuore in Carige. Mi viene detto che sul file “telefonate storico” c’è un appunto datato 28 luglio 2009: “Lalla per assunzione Mariani”. Secondo me Mariani era una donna e ho sentito dire che era la nipote del procuratore. Non so se il presidente avesse avuto altri contatti con Lalla fuori dall’ufficio senza passare dalla segreteria”.

Un altro nome che emerge nel colloquio è quello dell’ex giudice Fucigna (anche lui in pensione): “Telefonava spesso, a volte direttamente sul cellulare di Berneschi. Veniva in veste di presidente di una squadra di volley“. Fucigna, quando era ancora in servizio presso l’ufficio gip genovese, è stato infatti presidente della Igo Volley, team che aveva fra i suoi più generosi sponsor proprio la banca di Berneschi, tanto che a un certo punto cambierà nome in Carige volley. Nello stesso periodo, nel suo ruolo di giudice, Fucigna archiviò una doppia indagine della Finanza in cui comparivano molti degli stessi personaggi che nel 2014 – quando la guida della Procura di Genova era già stata assunta da Michele Di Lecce – verranno arrestati insieme al “Magro”, soprannome dell’ex numero uno dell’istituto di credito. Su una di queste indagini fu proprio la Procura a chiedere l’archiviazione.

“Era assiduo, veniva una volta al mese – ricorda la donna – era insistente e a volte Berneschi lo faceva ricevere da alcuni collaboratori. Non so se venisse a chiedere contributi”. A quel punto i militari le chiedono di esaminare uno strano appunto: “Mi viene mostrata una scrittura del 7 dicembre 2011 che riporta il nome di Fucigna e l’indicazione Penelope-Fabriano-Ottonello-Tecchia e i numeri 150mila-50mila-30%. Non so dare spiegazione di tale appunto, può essere che sia stato scritto a mano dal presidente”. Cosa stanno cercando i finanzieri? Cosa indica il nome “Penelope”?

Un altro passaggio coinvolge Pio Macchiavello, ex sostituto procuratore alla Procura generale: “Mi viene mostrato un appunto: “Prendere Macchiavello Sost.Proc. Genova (no Fucigna) – risponde ancora la segretaria – è stato scritto da me. Devo dire che c’è un Piero Macchiavello che lavora in Carige e che era il segretario del vicepresidente Alessandro Scajola, fratello di Claudio. Mi viene anche detto che nel file “telefonate storico” vi è l’indicazione: “Magistrato Macchiavello Pio con il numero di cellulare. Non so spiegare cosa volesse dire, non ho memoria di tale fatto, non credo assolutamente che potessi aver inteso che fosse da prendere un “fascicolo Macchiavello”, non avevamo incartamenti individuali. Non sto bluffando, sto dicendo la verità”.

Al momento nessuno di questi magistrati risulta essere indagato. Nelle carte di Torino sono tre i giudici liguri indagati, perché vengono nominati nelle intercettazioni da alcuni personaggi coinvolti nell’inchiesta: Maurizio Caporuscio, ex reggente e procuratore aggiunto a La Spezia, Pasqualina Fortunato, giudice del lavoro a La Spezia, e Francantonio Granero, Procuratore di Savona. “Ricordo solo Pasqualina Fortunato, detta Lilly – spiega Amelia Tignonsini – La vidi entrare una volta nello studio con il marito (l’avvocato Andrea Baldini, incaricato da Berneschi di informarsi sulle inchieste in corso). Il presidente regalava per Natale bottiglie del suo olio e del suo vino. Per quanto riguarda Scolastico (Vincenzo, ex reggente e procuratore aggiunto a Genova), tenevamo un registro con 2.000 nomi di cariche a cui fare gli auguri, ricordo di averlo aggiornato con il suo nome”.