Doveva essere uno dei cavalli di battaglia della nuova era Tavecchio: più spazio ed attenzione per il calcio femminile. Il presidente della Figc l’aveva anche messo nero su bianco nel suo programma elettorale lo scorso luglio. Invece per le donne del pallone in Italia continua a non esserci posto. Nemmeno in televisione: la trattativa per portare le partite della Serie A femminile sulla Rai si è arenata. Questione di soldi, di tempistica e di burocrazia. Forse anche di priorità, perché magari per un’altra disciplina le risorse sarebbero state trovate subito. Ma almeno per il momento il calcio femminile resta oscurato. E il movimento fa passi indietro invece che avanti.

Nel nostro Paese, infatti, il pallone in rosa non ha ancora trovato una sua dimensione. Il dipartimento non ha i mezzi per reggersi sulle proprie gambe, e per questo è solo una branca della Lega Nazionale Dilettanti (quella a lungo capeggiata da Carlo Tavecchio, ora nelle mani del nuovo presidente Felice Belloli). Proprio il passaggio di consegne fra le due gestioni, lo scorso agosto, aveva impedito di trovare una collocazione in tv alla Serie A donne. C’erano altre incombenze. L’occasione, però, si è ripresentata nelle scorse settimane: la Rai si era offerta di trasmettere fino al termine della stagione un numero prefissato di partite sui suoi canali sportivi. La maggior parte in differita, perché nelle ultime giornate i match devono avvenire in contemporanea e non possono adeguarsi al palinsesto televisivo. Comunque una vetrina nazionale.

In cambio la Rai chiedeva un contributo spese (si parla di qualche decina di migliaia di euro). Perché per il calcio in rosa i diritti tv funzionano al contrario: per la Serie A maschile le pay-tv sborsano quasi un miliardo di euro l’anno, qui è l’emittente a chiedere soldi. Ulteriore  testimonianza delle difficoltà di una disciplina che, al contrario del resto del continente (dove le principali federazioni investono quasi il doppio di quella italiana), da noi deve fare i conti con disinteresse e costanti difficoltà finanziarie. Basti pensare che poche settimane fa la Lazio femminile non è scesa in campo per protestare contro Claudio Lotito, che aveva promesso di sostenerle economicamente. Quei soldi non sono mai arrivati, così come ancora irrealizzata è l’idea di creare un nuovo campionato femminile associato a quello maschile.

L’obiettivo dichiarato è quello di dare più visibilità ad uno sport che in Italia non riesce a decollare. E in questo senso l’offerta della Rai sarebbe stata un buon viatico, ma per il momento non se ne è fatto nulla:  con i bilanci già stilati, la Lega non aveva risorse per quest’iniziativa. Specie dopo i tagli dei contributi Coni alla Figc, che sono ricaduti soprattutto sui Dilettanti. Inizialmente sembravano non esserci margini di manovra, poi la questione è stata rimessa nelle mani della Figc, che ha promesso (ancora una volta) di interessarsene: se ne discuterà nel consiglio federale di marzo, slittato alla settimana prossima. Ma per sbloccare la situazione servono i soldi. “E noi intanto rischiamo di perdere un’altra occasione importante”, spiega Alessandra Signorile, coordinatrice del Dipartimento femminile. “Siamo consapevoli che il nostro movimento oggi è all’anno zero. Dobbiamo ripartire ma nessuno ci aiuta. La Rai è un servizio pubblico – prosegue –, non ci aspettiamo che ci paghino i diritti ma almeno dovrebbero mettere a disposizione i loro mezzi, pagati anche dai contribuenti donne. Speriamo che qualcosa si muova: la stagione sta per finire”. Così, in attesa di ulteriori sviluppi, il risultato è che questa settimana sui canali di Rai Sport sarà possibile vedere hockey su pista, pattinaggio a rotelle, freestyle. Persino una tappa del master boccette di biliardo. Ma non una partita di calcio femminile.

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