Nell’ormai celebre discorso fascio-leghista di domenica scorsa a Roma, Matteo Salvini ha illustrato il decalogo del perfetto odiatore, che a un certo punto recita: “Per noi non esiste eccesso di legittima difesa. Se entri in casa mia in piedi, devi sapere che puoi uscirne steso”. Applausi scrosciantissimi.

L’eroe di questi giustizieri in servizio permanente effettivo è il benzinaio di Ponte di Nanto, Graziano Stacchio che lo scorso 3 febbraio, con un colpo di fucile ha ucciso un rapinatore rom. Dal quel giorno, il povero Stacchio, oltre che ai propri tormenti interiori, ha dovuto fare fronte alle molestie di numerosi leghisti in calore capitanati, manco a dirlo, da Salvini di cui è stato costretto a subire l’abbraccio con relativo selfie.

Eppure, nelle interviste, il benzinaio non somiglia affatto allo spietato pistolero che tanto arrapa il Matteo felpato e pronuncia anzi parole umanamente degne. Per esempio: “Non sono un eroe né un modello da imitare né tantomeno un simbolo. Lo dico subito: la gente non deve sparare in mio nome, né in Veneto né in Sicilia. Solo l’idea mi fa paura”. E poi: “Se i complici del rapinatore l’avessero lasciato lì, avrei provato a salvarlo. La vita vale più di tutto”.

Ora, sarebbe bello che nella prossima comparsata tv (quindi tra qualche secondo), Salvini esibisse una felpa con su scritto: “La vita vale più di tutto. Graziano Stacchio”. E che, come si fa con gli scolari più svantaggiati, ripetesse questa frase cento volte. Chissà, con un intenso corso di recupero, anche per Salvini potrebbe esserci una speranza.

Da ‘Stoccata e Fuga’, il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2015