Non è la prima volta che Sergio Castellitto e la moglie Margaret Mazzantini collaborano al cinema. Se non andiamo errati, si tratta della settima, hanno iniziato in Una fredda mattina di maggio del 1990, entrambi attori, e 24 anni più tardi lo possono ben dire: ‘Nessuno si salva da solo’.

Dopo Non ti muovere (2004) e Venuto al mondo (2011), è il terzo romanzo della Mazzantini messo in audio e video da Castellitto: chi li ha letti sostiene trattarsi del più esigente, psicologicamente complesso e “difficile” dei tre, vai a sapere. Poco importa, ragionando sulla pura resa cinematografica Nessuno si salva da solo è il film migliore di Sergio e Margaret, e nel mazzo ci mettiamo anche La bellezza del somaro, soggetto, sceneggiatura ma non libro di lei, regia di lui, anno 2010. A renderlo migliore, crediamo, è innanzitutto l’ordinarietà dello status quo: una coppia scoppiata, le vacanze con i figli da programmare, la cena ad hoc.

Basta, dunque, le reiette di nome Italia che infuocavano amori adulterini (Non ti muovere), basta la balcanizzazione amorosa a Sarajevo (Venuto al mondo), basta i ragli apocalittici sul sopravvivere borghese (La bellezza del somaro): Sergio e Margaret non cercano più l’esotico, il singolarissimo, il simbolico preterintenzionale, bensì si affidano alla sottrazione per antonomasia, quella dall’uno allo zero della coppia che non è più.

Come si sia arrivati a questo zero spaccato ce lo dicono i flashback, i soliti che certificano il rise and fall di una storia d’amore: a dare nell’occhio rispetto alla media del genere, sono i denti erosi dall’anoressia di lei, con lui che si fa promettere che lei non li metterà a posto e, per ipoteca, li lecca pure. Segno tangibile che qualcosa di vero, di sentito c’è, questi denti bruciati, queste incisive leccate non fanno ridere, piuttosto, ci suscitano quel che devono: un po’ di schifo, un po’ di compassione. Insomma, Gaetano detto Gae e Delia si danno da fare: si abbracciano, ricevono amici, conoscono i genitori, scopano come devono, salvo arrestarsi (lui) per telefonata di lavoro e annessa esigenza di aprire partita Iva.   

Se l’avete già capito, complimenti, ma c’era da aspettarselo: lui è uno sceneggiatore di cose televisive e, come sempre ma solo in Italia, è migliore di esse. Lei, viceversa, è una biologa nutrizionista. Si sono conosciuti in palestra, si sono presi e hanno dato al mondo due bambini, Cosmo e Nico, e il mondo ha restituito loro quella che è merda se si crede all’Amore: lavori inconcludenti, tranne per la storia che stai vivendo; scappatelle; mancanza di comunicazione e litigi bercianti. E allora quel titolo? Per renderlo almeno credibile, al di là del plot, serve la chimica tra lui e lei: Riccardo Scamarcio, che ha fatto grandi passi dagli esordi, e Jasmine Trinca, che è sempre brava ma l’abbiamo preferita altrove, ce l’hanno, ci fanno interessare a Gae e Delia, ci chiediamo persino come finirà tra loro.   

Per carità, nulla di sorprendente, nulla di strepitoso: siamo lontani anni luce da Un uomo, una donna di Lelouch anno di grazia 1966, ma pure da La scomparsa di Eleanor Rigby (esce in dvd, ma non in sala, il 26 marzo) o, fronte del rapporto occasionale, quel capolavoro misconosciuto di En la cama del cileno Matias Bize (recuperatelo!). Eppure, il miglior film di Castellitto-Mazzantini non va trascurato, almeno per due ragioni: riesce a farci sussultare con una giravolta e un piatto rotto e, soprattutto, sfoggia un titolo oltremodo evocativo in tempi di renzismo assoluto.

PS: la coppia Scamarcio-Trinca è, forse oniricamente, raddoppiata al ristorante da Roberto Vecchioni e Angela Molino. Bah.

il Fatto Quotidiano, 5 Marzo 2015