Ha stupito in mondovisione la sospensione del derby di Genova di sabato 21 febbraio. Non è una novità. Nel libro ‘Bisagno, il fiume nascosto’ racconto la farsa dell’arbitro in piedi sul tavolo dello spogliatoio, terrorizzato dalla risalita dell’acqua che esondava dal torrente. Era il 1992, un Sampdoria-Milan di fine settembre, e la sospensione fu davvero dovuta alla forza maggiore.

Sampdoria - GenoaPiù di venti anni fa ebbi un’intensa corrispondenza con Paolo Mantovani (presidente della Sampdoria) riguardo al terreno di gioco di Marassi. Laptop e stampanti non erano ancora diffusi e il Presidente mi scriveva rigorosamente a mano usando la stilografica. Nell’ultima lettera che scrisse, dopo un grazie per i consigli ricevuti, egli mi rassicurava che il Comune di Genova avrebbe rifatto l’intero manto dell’impianto, sottofondo e drenaggi compresi. Il Ferraris avrebbe così riavuto il miglior terreno di gioco della seria A, come prima della ricostruzione per Italia ’90. Tutti i frequentatori del parterre del vecchio stadio ricordavano il vespaio, alto più di un metro, da cui sgorgavano ampi getti d’acqua durante le piogge che a Genova cadono spesso violente. Dal parterre i bassotti come me scorgevano soltanto i polpacci degli atleti e seguivano il gioco più col cuore che con la testa, ma quel drenaggio generoso garantiva la possibilità di giocare a calcio anche durante i nubifragi.

In quel periodo studiavamo nel Politecnico di Milano varie tecniche innovative di monitoraggio dell’umidità del suolo e la dinamica delle coperture vegetali. E non mancavano i finanziamenti da Cnr, Asi e Nasa, tanto da consentirmi di offrire gratis un’expertise personale alla squadra del cuore per venire a capo del problema. Era probabilmente originato dal materiale usato per il fondo, forse la risulta della demolizione del vecchio stadio, costipato alla bell’e meglio: le opere di Italia ’90 non sono famose per la loro qualità. Il Presidente mi fece anche presente che il Comune aveva già i suoi numerosi e qualificati esperti e non conveniva affollare il parterre. Confidava in una rapida soluzione.

Non è andata esattamente come lui auspicava. Si è andati avanti a forza di tapulli (*) e ancora oggi il terreno di gioco di Marassi è il peggiore della serie A. Ora si parla dell’ennesimo tapullo, ossia di un’altra rizollatura, anche se qualcuno paventa di dover mettere mano al materasso, decorticando il suolo su cui cresce l’erba. O addirittura di dover rifare da capo tutto il letto, rete compresa. Si accettano scommesse sull’opzione, tra queste tre, che verrà scelta alla fine.

Forse l’unica speranza di rivedere un biliardo erboso e morbido come quello su cui giocavano Skoglund e Cucchiaroni, ma anche Meroni e Barison e un paio di volte anche il vostro blogger da pulcino, è il nuovo stadio di cui si parla da tempo, che la fantasia dei genovesi ha piazzato ovunque ci fosse uno spiazzo e pure in mare. Non si capisce, però, chi potrebbe intraprendere l’impresa, poiché, secondo quanto ha scritto Pietro Roth su La Gazzetta del Lunedì dopo la sospensione del derby, né il Genoa né la Sampdoria hanno risposto qualche mese fa all’appello del gestore di Marassi, neppure per fare un tapullino pre-campionato. È comunque chiaro a tutti che un nuovo stadio di calcio vada costruito e gestito da privati, giacché, a differenza di molti settori della società in cui al privato è stato concesso un monopolio di fatto a scapito del bene comune, qui siamo nell’ambito di un’attività competitiva per definizione, come dimostra la rivalità cittadina tra Genoa e Sampdoria.

Per la cronaca, sabato 21 febbraio, il giorno della partita sospesa, sono piovuti meno di 38 millimetri di pioggia (stazione Arpal di Ponte Carrega, a qualche centinaio di metri dallo stadio) contro 76 millimetri il 8 ottobre 2014 (alluvione del Bisagno) e più di 300 millimetri il 3 e 4 novembre 2011 (alluvione del Fereggiano, affluente del Bisagno).

(*) Tapullo, parola intraducibile, un po’ rimedio provvisorio e un po’ toppa o lavoro fatto alla meno peggio, spesso in emergenza; e che produrrà nuove falle, anch’esse da tapullare.