La licenza Pro Tour dell’Astana, la squadra in cui corrono fra gli altri Vincenzo Nibali e Fabio Aru, è di nuovo in discussione: in un lungo comunicato l’Uci (Union Cycliste Internationale, la massima organizzazione ciclistica mondiale) conferma di voler riconsiderare la decisione di far correre il team kazako, protagonista lo scorso anno di ben cinque casi di doping. A causa di questo scandalo a fine 2014 la sua posizione nel Pro Tour (la cerchia delle squadre che hanno diritto a partecipare a tutte le gare più importanti della stagione) era stata molto incerta, prima di ricevere il via libera a metà dicembre. Ma adesso nuovi dubbi emergono sul team diretto dal discusso ex campione Aleksandr Vinoukourov.

L’Uci, infatti, fa sapere che il rapporto su cultura, pratiche e strutture antidoping in un uso nel team presenta grandi incongruenze fra quanto raccontato dai dirigenti e quanto avviene in realtà. E del resto forse in Svizzera avrebbero dovuto dubitarne anche prima, considerando gli scandali dell’anno scorso che avevano coinvolto in rapida successione Maxim e Valentin Iglinsky, Ilya Davidenok, e alcuni ragazzi della squadra B. Nella marcia indietro dell’organo supremo del ciclismo c’è anche uno zampino italiano: da quanto si apprende, l’Uci ha ricevuto di recente dalla Procura di Padova alcuni fascicoli della famosa inchiesta sul doping, in cui ci sono “alcune prove che riguardano membri del team Astana”. Anche questi elementi, insieme ai rilievi sulla relazione generale riguardante le pratiche in uso della squadra, sono stati girati alla Commissione Licenze, che dovrà adesso esprimersi nuovamente sull’opportunità di ammettere l’Astana al Pro Tour. Ma visti i toni e i contenuti del comunicato Uci è verosimile che il parere possa essere opposto a quello dato lo scorso dicembre.

Questo, però, scatenerebbe scenari imprevedibili. Se tre mesi fa sarebbe stato molto più semplice per i corridori trovare una nuova sistemazione, e rimpiazzare l’Astana, adesso l’esclusione aprirebbe una falla enorme nel sistema. Il team kazako può essere tranquillamente considerato una delle due squadre più forti del circuito mondiale. Con la sua maglia corrono due dei più forti atleti italiani, Vincenzo Nibali (che l’anno scorso ha dominato il Tour de France), e Fabio Aru (che al Giro 2014 si è imposto all’attenzione del grande pubblico, arrivando sul podio a soli 23 anni). Ma ci sono anche Michele Scarponi, il danese Jakob Fuglsang e lo spagnolo Luis Leon Sanchez.

Tutti dovrebbero trovare una nuova sistemazione, a soli due mesi dall’inizio del Giro (mentre le classiche di primavera, a partire dalla Milano-Sanremo, sono in programma già da metà marzo); ma ormai gli inviti alle corse sono stati già diramati, e le nuove regole prevedono rose bloccate a 28 atleti per le squadre Pro Tour. Senza dimenticare che, in caso di perdita della licenza, l’Astana farebbe senza dubbio ricorso al Tas di Losanna, allungando un contenzioso che potrebbe far saltare il calendario. In ballo c’è il destino di tanti corridori, la regolarità della stagione ma anche la credibilità del ciclismo. L’Uci lo sa bene e per questo non rilascerà ulteriori commenti fino alla decisione finale della Commissione. Ma forse il vero errore è stato chiudere un occhio a dicembre.

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