Se c’è un popolo abituato da decenni, ormai da oltre mezzo secolo, a non fidarsi delle dichiarazioni di istituzioni internazionali e governi nazionali sulla questione palestinese, è il popolo palestinese. E se c’è un popolo abituato da decenni, ormai da oltre mezzo secolo, a ignorare le stesse dichiarazioni quando non gli piacciono, è quello israeliano.

Né palestinesi né israeliani, quindi, si faranno soverchio cruccio, né eccessive illusioni, per quanto avvenuto oggi alla Camera, dove, con l’appoggio del governo, passano con maggioranza analoghe due testi discordi, uno del Pd favorevole al riconoscimento dello Stato palestinese, l’altro di Ncd che non vi fa riconoscimento.

Così, ciascuno, a cominciare da israeliani e palestinesi, è libero di tirare la coperta –corta- dell’Italia dalla sua parte. A patto di non crederci troppo: una spruzzata di propaganda pro o contro e basta.

Ma se c’è un popolo che dovrebbe preoccuparsi di quanto avvenuto oggi alla Camera, è proprio l’italiano. Però, noi siamo troppo abituati agli artifici della politica, alle alchimie degli accordi, e alle dichiarazioni in contraddizione con i comportamenti, perché ne sentiamo lo scandalo. Tanto più che la questione palestinese è da sempre frutto di imbarazzo per tutti, almeno in Occidente: Stati e cittadini. Da una parte, l’angoscia del presente; dall’altra, il peso della storia. Spesso intollerabili, l’una e l’altro.

La soluzione dei due Stati, Israele e la Palestina, che vivano entrambi sicuri dentro i propri confini, in pace l’uno con l’altro, è una formula acquisita da molti anni dalla diplomazia internazionale. Ma, da quando è stata sancita, la sua attuazione non è mai stata vicina. Così come non lo sono mai state le ripetute risoluzioni delle Nazioni Unite sul ritorno degli esuli alle proprie case, sul ripristino dei confini, sugli insediamenti, su un esercizio del diritto di difesa non sproporzionato all’offesa subita o potenziale.

L’ambiguità è un tratto costante della diplomazia mediorientale: all’Onu, ad esempio, c’è chi vota per la Palestina, ma in fondo non è scontento quanto il veto degli Usa ‘salva’ Israele. E l’Ue si spacca sempre in tre tronconi sulla questione palestinese: chi sì, chi no, chi s’astiene.

Ma l’ambiguità di oggi alla Camera è un frutto dell’ignavia. Non c’era nulla in gioco: non la tenuta del governo –la maggioranza non sarebbe mai saltata su una mozione non vincolante della Camera sulla questione palestinese-, non le relazioni con Israele, che avrebbe al massimo un po’ strepitato. Quale occasione migliore per esprimere in libertà e con chiarezza il proprio pensiero? Ad avercelo, libero e chiaro.