Guai a confondere la sua carriera più nota con questo progetto deliberatamente sottotraccia, quasi che l’arte clandestina fosse l’unica maniera possibile per mantenersi liberi. Elio Germano, talento vero del cinema italiano, coltiva un progetto musicale dai tempi del Liceo. Lo fa con due amici. Si chiamano “Bestierare”, è un trio elettro-rap. Il loro terzo disco, già disponibile su iTunes, esce ora come vero e proprio cd. Si intitola “Per uscire premi icsilon” e la band ha scelto Il Fatto Quotidiano per anticiparlo. Undici tracce che parlano di crisi e lavori troppo flessibili, made in Italy di cui vantarsi assai poco e rappresentanze tramontate. È un Elio Germano inedito, che crede ancora in un’arte sganciata dalle forme canoniche di mercato.

Pochi, dei suoi molti estimatori, conoscono questo progetto musicale.
La ritengo una fortuna. Qualcosa che abbiamo voluto. Bestierare esiste da quando facevo il liceo e ormai vado per i 35 anni. Siamo in tre. Ognuno, nella vita di tutti i giorni, non fa musica. Siamo tutti precari, anche se con forme di precariato contemporaneo diverso.

Anche un attore di successo resta precario?
L’attore è sempre precario. Abbiamo volutamente divincolato Bestierare dalla mia carriera. Non abbiamo voluto una distribuzione per evitare le terze persone, che mangiano sul lavoro degli altri. Solo così possiamo garantirci libertà totale nei testi e nelle musiche. Nei weekend facciamo concerti e il pubblico sa a memoria i nostri testi: una grande vittoria .

Sarebbe facile: basterebbe sfruttare il suo nome.
Se lo accettassi baratterei la mia libertà. Laddove non ci sono soldi, il messaggio è più diretto e più sincero. La spontaneità paga e dura di più. Diciamo quello che ci viene da dire, con un’ironia molto romana.

Nel disco tratteggiate un paese morente.
È inevitabile raccontare ciò con cui ci scontriamo ogni giorno. Parti da ciò che ti indigna e sviluppi il concetto. La nostra è un’arte povera, che guarda alla poesia popolare e ai grandi cantautori. Il gruppo nasce durante le “posse” per dire le cose poveramente: siamo incompetenti che si esprimono senza filtri.

Quando parla di grandi cantautori, a chi pensa?
I cantautori sono gli ultimi poeti. La poesia propriamente detta non è più consumata, pardon “condivisa”. Penso a Guccini, a De Gregori. Ma penso anche a Gianfranco Manfredi, Stefano Rosso. Nomi più giovani? Daniele Silvestri, Vasco Brondi, qualche rapper.

È un disco di rabbia e protesta, quasi anacronistico.
Mi interessa non tanto la rabbia, quanto la possibilità di espressione. Il mercato abbatte la qualità. C’è un bipolarismo netto tra quello che devo fare per vivere e quello che per esempio avrei potuto fare negli anni settanta.

Parla del suo lavoro come di qualcosa molto bello e molto frustrante.
Combatto di continuo con questo bipolarismo: sono sempre dentro questo compromesso. Un attore cambia redazione ogni volta: deve adattarsi , accettare. Bestierare, invece, è una redazione che non cambia mai. Una redazione libera. Un collettivo in cui sto bene.

Perché avete scelto Il Fatto come giornale per anticipare il disco?
Evidentemente non è una scelta casuale. Di sicuro non l’avrei mandata a Il Tempo e di sicuro non ho cercato Repubblica. Scorrendo i nomi nella mia rubrica ho trovato naturale scegliere voi. Come abbiamo trovato naturale regalare 100 copie a Emergency. Poi, tra qualche mese, il disco sarà disponibile in download gratuito come i precedenti.

Il 28 febbraio parteciperà alla manifestazione romana “anti-Lega”, lanciata con l’hashtag #maiconsalvini. Con lei ci saranno Ascanio Celestini, Moni Ovadia e molti altri.
L’ispettorato dell’immigrazione per l’ingresso negli Stati Uniti, nel 1919, descriveva così i nostri connazionali: “Generalmente di piccola statura (..) molti puzzano (..) si costruiscono baracche nelle periferie (..) molti bambini chiedono l’elemosina”. Siamo tornati a una comunicazione politica simile e non posso accettarlo.