Il dato è contenuto tra pagina 28 e 29 dell’ordinanza. Il senatore di Gal Antonio Milo e l’ex deputato Pdl Marco Pugliese, indagati per associazione a delinquere e truffa nell’ambito dell’inchiesta sul centro sanitario Fisiodomus di Casavatore (Napoli), non potevano aver fruito delle prestazioni sanitarie rimborsate dalle Camere di appartenenza perché nei giorni dei trattamenti documentati dalle fatture i loro telefonini agganciavano ‘celle telefoniche’ incompatibili con la loro eventuale presenza fisica in Fisiodomus e nemmeno con quelle agganciate dal telefonino di Alì Rashmed Mohmoud Rashid Al Omeh, il gestore di fatto del centro, arrestato su ordine del Gip di Napoli Amelia Primavera insieme ad altri complici.

In sostanza, secondo l’accusa Milo e Pugliese erano altrove e la prova della ‘bugia’ è contenuta nei percorsi tracciati dai loro cellulari. I due non erano a Casavatore in quei giorni, e nemmeno Alì era a casa loro, ad Agerola o a Frigento, per eventuali trattamenti domiciliari che il Gip ritiene comunque improbabili “posto che, in primo luogo, molte delle “false” prestazioni richiedevano l’utilizzo di macchinari ingombranti e, quindi, come tali non trasportabili. Inoltre, l’Alì – scrive il Gip – per tutto il periodo in cui la sua utenza è stata intercettata, non ha mai fissato un appuntamento con i Parlamentari, con i loro familiari o con altri soggetti per eseguire prestazioni sanitarie, né ambulatoriali né domiciliari”.

Per ottenere i dati della “geolocalizzazione” di Milo e Pugliese, i pm Henry John Woodcock (nella foto), Giuseppina Loreto e Celeste Carrano, coordinati dall’aggiunto Alfonso D’Avino, hanno chiesto e ottenuto l’autorizzazione di Camera e Senato. In questo modo gli inquirenti hanno incrociato i dati riferiti alle celle radiobase tra Casavatore, Agerola e Frigento, sovrapponendo i tabulati dei due parlamentari con quelli del gestore di Fisiodomus. Per arrivare alla conclusione che i due politici non erano mai stati vicini ad Alì. Né a casa loro, né nel centro sanitario, ne in nessun altro luogo. E quindi non avrebbero mai potuto usufruire davvero delle cure fatte rimborsare dal Parlamento.

AGGIORNAMENTO 15 GENNAIO 2017

“Sono molto felice che il giudice per le indagini preliminari mi abbia assolto, perché il fatto non sussiste, dagli infamanti reati di falso e truffa, tanto da ritenere di non dover neppure iniziare il processo”. Lo dice Antonio Milo, senatore del gruppo Ala-Sc. “La vicenda – spiega il parlamentare originario di Agerola (Napoli) – risale al 2010. Il Pm mi ha mosso queste accuse sostenendo che avrei ottenuto il rimborso di alcune fatture per prestazioni fisioterapiche mai godute. La Procura poi, a luglio del 2016, ha chiesto e ottenuto dal Senato anche l’ autorizzazione ad usare le mie intercettazioni legate alla vicenda. Ieri – conclude Milo – si è scritta la parola fine: non ho né truffato né falsificato alcunché”.

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