Il testo è stato presentato in una riunione pre Eurogruppo alla presenza del rappresentante greco George Chouliaraki, con la lettera del ministro Varoufakis che porta la data del 18 febbraio. Ed è il cuore delle richieste di Atene ai creditori internazionali. In sostanza la prova della volontà del Paese di adempiere ai propri obblighi ma al contempo chiedendo una revisione delle condizioni dettate dal memorandum del 2012, che – come dimostrano i dati dell’ultimo biennio – hanno fatto esplodere il rapporto debito/pil. Sei mesi in più di tempo, riduzione del debito e rilancio della produzione: questi in sintesi i tre punti di Atene che hanno provocato la reazione (negativa) scritta del ministro tedesco Wolfgang Schaeuble, giunta in giornata via fax in Grecia.

Atene, con numerose concessioni, propone l’estensione del contratto di finanziamento – quindi non il vecchio memorandum – fino al 31 agosto 2015. Nel lessico spunta un “accordo ponte” che darà il tempo necessario alla Grecia “per i negoziati sostanziali”. L’obiettivo è firmare un nuovo contratto per il periodo 2015-19, in cui dovrebbe essere incluso un nuovo accordo sul debito, “come previsto dalla decisione dell’Eurogruppo del 2012”. Ma nonostante ciò e soprattutto alla luce del nein di Berlino, le prossime 24 ore sono critiche.

La linea seguita da Berlino è che “soldi senza memorandum non si può”. Ma il nuovo governo targato Syriza ha promesso di riuscire dove hanno fallito i predecessori, ed è certo che la risposta alla crisi umanitaria e il rafforzamento della competitività dell’economia nazionale sono due obiettivi da raggiungere non attraverso azioni unilaterali (benefici o ritocchi al bilancio), ma combattendo l’evasione fiscale e la corruzione. In una dichiarazione televisiva il neo ministro del Lavoro ha invece aperto alla possibilità di posticipare le misure sociali annunciate, come l’indennità di disoccupazione e l’aumento del salario minimo.

Nel dettaglio Atene ha chiesto una proroga del contratto di prestito tra il Fondo europeo di stabilità, la Repubblica greca, il Fondo per la stabilità finanziaria e la Banca di Grecia, che è stato ratificato dal Parlamento nel 2012. Tsipras propone l’estensione del contratto di finanziamento al fine di fornire una protezione al sistema finanziario ellenico azzoppato anche dalla corsa ai bancomat, che da Natale a oggi ha fatto segnare un più 20 miliardi ritirati dai cittadini. Fonti di Syriza descrivono la richiesta come “una proposta che rispetta il verdetto popolare, ovvero difendere la dignità della società”. Al secondo posto la questione della ristrutturazione dei costi sociali causati dalla crisi, al terzo la volontà di Atene di posticipare il raggiungimento dell’equilibrio fiscale. Allo stesso tempo, però, Atene si impegna a recuperare risorse da evasione fiscale e corruzione, senza dimenticare che nella Lista Lagarde – il “ramo greco” della lista Falciani, quella dei clienti di Hsbc con conti in Svizzera – ci sono almeno 24 miliardi di euro. La proroga di sei mesi permetterà al governo di “respirare” e avere il tempo necessario “per avviare negoziati con i partner, senza deficit né ricatti”.

Twitter @FDepalo