L’offensiva lanciata nella città di Sirte pare sortire gli effetti sperati. Le truppe islamiste delle brigate di Misurata, legate al Congresso Nazionale Libico (il governo non riconosciuto dalla comunità internazionale con sede a Tripoli), sono entrate nella città del golfo, riuscendo a riprendere gli edifici (emittenti radio e tv, uffici pubblici e ospedali) occupati nei giorni scorsi dai miliziani dello Stato Islamico.

Dall’Occidente, intanto, arriva un appello ad una soluzione politica della crisi: “I governi di Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti condannano fermamente tutti gli atti di terrorismo in Libia. L’efferata uccisione di 21 cittadini egiziani, da parte di terroristi affiliati all’Isis, sottolinea ancora una volta l’impellente necessità di una soluzione politica del conflitto”, si legge in una dichiarazione congiunta. Il processo di dialogo sponsorizzato dalle Nazioni Unite per la formazione di un governo di unità nazionale, “costituisce la speranza migliore per i libici”. La comunità internazionale “è pronta a sostenere pienamente un governo di unità nazionale per affrontare le sfide attuali della Libia”. “Quattro anni dopo la rivoluzione non sarà consentito a chi tenta di impedire il processo politico e la transizione democratica della Libia di condannare il Paese al caos e all’estremismo – recita ancora la nota congiunta – costoro saranno ritenuti responsabili dal popolo libico e dalla comunità internazionale per le loro azioni”.

In giornata l’aviazione egiziana  ha bombardato le postazioni dell’Isis a Derna, nel nord della Libia. Nella città si sono abbattuti altri sette raid delle forze del Cairo, che hanno provocato “decine di morti”. Tra gli obiettivi colpiti ci sono anche il “Tribunale della Sharia” istituito dai jihadisti e i quartieri di Sayeda Khadija e Shisha. Attacchi che il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shukry definisce “parte del diritto all’autodifesa per proteggere i nostri figli”. Una reazione “forte e accurata” che si è resa “necessaria” dopo la decapitazione dei 21 egiziani copti sulla sponda africana del Mediterraneo.

Sunniti spaccati. Hamas contro l’intervento internazionale, Al-Azhar favorevole a “mobilitazione veloce e forte dell’esercito del grande Egitto”

E per il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi la via da percorrere è una sola: una risoluzione dell’Onu deve autorizzare l’intervento di una coalizione internazionale in Libia. “Non ci sono altre scelte, tenendo in considerazione l’accordo del popolo libico e del governo, e che ci hanno chiesto di agire”, ha detto il presidente egiziano alla radio francese Europe. L’Italia, in un vertice a Palazzo Chigi sulla Libia con Matteo Renzi insieme ai ministri Gentiloni, Alfano e Pinotti, insieme al sottosegretario con delega ai Servizi, Marco Minniti, ribadisce l’impegno italiano per per una forte azione diplomatica in ambito Onu.

Mercoledì si riunisce il Consiglio di Sicurezza Onu – Domattina il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunirà per una seduta pubblica dedicata alla questione libica, nel corso della quale Shukri riferirà sulla situazione. Skukri è arrivato a New York già lunedì, per una serie di incontri con diversi membri del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in vista della riunione, riferiscono fonti al Palazzo di Vetro. E’ ancora presto per aspettarsi una risoluzione che dia mandato a una coalizione internazionale contro l’Isis, anche perché manca la precondizione: “Una richiesta delle autorità libiche che richieda l’intervento internazionale”, ha spiegato un ambasciatore arabo al Palazzo di Vetro.

Hamas: “Ingerenza dell’Italia sarebbe una nuova crociata”
Ma Hamas si scaglia contro qualsiasi ipotesi di ingerenza a Tripoli “da parte di alcuni Paesi come l’Italia” che adducono “il pretesto di combattere il terrorismo”. Per Salah Bardawil, dirigente del movimento fondamentalista citato dall’agenzia Palinfo, un intervento militare sarebbe considerato “una nuova Crociata contro Paesi arabi e musulmani”. Il funzionario ha sottolineato che il suo movimento ha già espresso il suo rifiuto di un intervento straniero in Iraq, e che adesso rinnova il suo appello alla comunità internazionale di non permettere simili mosse contro qualsiasi altro Paese arabo. Commentando l’uccisione di 21 egiziani cristiani in Libia, il movimento di Hamas ha deplorato l’accaduto e ha espresso il rifiuto dell’omicidio e dell’attacco di persone a causa delle loro affiliazioni politiche, religiose e intellettuali, come accaduto di recente in molti Paesi.

I sunniti di al-Azhar sostengono l’attacco alle basi Isis – La linea sunnita, però, non è compatta. A dimostrarlo è la posizione di segno opposto che arriva dalla prestigiosa istituzione islamica di al-Azhar con sede al Cairo, convinta che l’operazione militare egiziana contro le basi dello Stato islamico (Is) in Libia sia “un jihad sulla via di Dio e della patria“. Al-Azhar in una nota dichiara il proprio sostegno alla “mobilitazione veloce e forte dell’esercito del grande Egitto contro gli obiettivi vitali dell’organizzazione terroristica dello Stato islamico in Libia”, come risposta all’esecuzione dei 21 cittadini egiziani.

“La mobilitazione delle nostre forze armate a difesa della patria è da considerarsi un jihad“, precisa la nota, sottolineando che i crimini dell’Is “devono essere ostacolati con tutta la forza e la determinazione”. Per al-Azhar, questa organizzazione terroristica non deve essere definita “islamica”, poiché “attua un’agenda colonizzatrice che mira a disgregare la nazione araba e islamica” e a “fabbricare un’immagine errata, distorta e inquietante dell’Islam e dei musulmani” che invece “condannano tutte queste pratiche barbare e criminali“.

Al-Azhar: “Isis vuole disgregare la nazione araba e fabbricare un’immagine errata dell’Islam”

L’ambasciatore egiziano a Roma: “Serve l’intervento di una coalizione internazionale” – L’ambasciatore egiziano a Roma Amr Helmy in un’intervista al Corriere della Sera precisa che la questione della crisi libica sarà portata davanti all’Onu” perché la situazione “non riguarda solo l’Egitto: il Consiglio di sicurezza deve assumersi le sue responsabilità. L’Isis – precisa – è a poche centinaia di chilometri da Roma, questa situazione deve essere presa più seriamente. Non basta attaccare in Siria e in Iraq – ha aggiunto – l’Isis in Libia è una minaccia imminente”. Secondo l’ambasciatore “si può creare una coalizione internazionale, una forza di intervento. Ci sono bombardamenti contro l’Isis in Siria e in Iraq, si può intervenire in Libia. Il paese è un totale fallimento”.

Helmy ritiene però che l’Egitto non invierà “mai truppe di terra e di occupazione, mentre potrebbero esserci delle operazioni aeree limitate contro target ben definiti. Ma i bombardamenti non bastano. Potrebbero essere necessari una forza di peacekeeping, rifugi sicuri per le minoranze, un corridoio umanitario per i civili che lasciano il Paese”. In sostanza, “va considerata una combinazione di missioni. E se vogliamo essere sinceri, bisogna porre fine al sostegno militare ma anche finanziario per questi gruppi, e sappiamo tutti chi li sta appoggiando con la logistica e i soldi”.

Helmy: “Sappiamo chi sostiene questi gruppi. Stop al sostegno finanziario e militare per i terroristi”

Leon (Onu): “Fazioni trovino accordo rapidamente” – Insiste sulla mediazione della comunità internazionale anche il Rappresentante speciale dell’Onu in Libia, Bernardino Leon, che nel corso di un’intervista a Radio Anch’io spiega che la crisi in Libia è ancora “gestibile”, ma bisogna “rapidamente o nei prossimi mesi la situazione non sarà più controllabile”. Secondo Leon, la situazione attuale “non è paragonabile” a quella in Siria e Iraq, anche se di recente nel paese nordafricano c’è stata un’avanzata dell’Is in alcune città come Sirte e Bengasi. “Ma non credo – ha spiegato – che l’Is oggi sia una minaccia dal punto di vista quantitativo”.

A proposito della sua iniziativa che prevede il dialogo nazionale tra le varie forze, il rappresentante dell’Onu ha affermato che “o le fazioni trovano un accordo rapidamente o sarà molto difficile farlo in seguito. Credo – ha aggiunto – che i gruppi libici devono essere consapevoli dell’enorme minaccia del’Is”. Leon lunedì sera ha incontrato l’alto rappresentante europeo, Federica Mogherini ed entrambi hanno concordato sulla “necessità di intensificare il lavoro diplomatico per unire tutte le diverse parti libiche nello sforzo comune di combattere la minaccia dell’Isis”. Mogherini e Leon “in queste ore intensificheranno i contatti per garantire un appropriato supporto regionale e internazionale” all’iniziativa Onu.

Frena però sull’espansione del Califfato l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, secondo cui “dire che Sirte e Tripoli sono in mano allo Stato islamico (Is) è assolutamente sbagliato”. La situazione, prosegue il diplomatico, “è certamente grave ma non dobbiamo drammatizzarla”. In più “si può superare se da parte libica ci sarà un’intesa verso un post-rivoluzione e vi sarà la consapevolezza di isolare il terrorismo, con l’aiuto della comunità internazionale”.