Noi ci crediamo la parentesi quadra del mondo, ma oltre tutti noi c’è una parentesi graffa, e poi chissà quante altre ancora. Stamattina va così, il che, converrete con me, non è un bene. Ma è alle porte Sanremo, uno non può mica sempre cercare un lato positivo alle cose del mondo. E le cose del mondo, per quanto uno cerchi di tenersene alla larga, son sempre lì, a reclamare la tua attenzione. Quindi ok, noi siamo convinti di essere centrali, in realtà non siamo neanche periferici, proprio non siamo includibili nel discorso. E Sanremo resta lì, pronto a partire. Noi ce ne stiamo qui, con i nostri artisti di ultranicchia nello smartphone, perché anche se collezioniamo vinili poi, alla fine, al musica la ascoltiamo di corsa, come tutti, con cuffiette comprate nel negozio cinese per sei euro. E poi una decina di milioni di persone si ritroveranno di fronte al televisore, e per quanto ci piaccia pensare che noi siamo diversi, possibilmente di una diversità migliore, tra quelle decine di milioni di spettatori ci saremo anche noi.

Pronti a sputare veleno, sia chiaro, perché il biasimo per chi rallenta per vedere gli incidenti in autostrada, causa principale delle code e di altri incidenti è all’ordine del giorno, anche se poi, a ben vedere, finisce sempre che rallentiamo anche noi. Sanremo è Sanremo, recitava un refrain scritto da Pippo Baudo con Pippo Caruso, come se questo potesse giustificare chissà cosa. Perché all’orecchio di chi per sua natura non ascolta quella roba lì, diciamocelo, Sanremo è Sanremo suona come: mica è colpa sua, è fatto così. Quindi va bene l’idea che due ragazze, due cantanti, vengano chiamate vallette, va bene l’idea che qualcuno decida di ricreare l’immagine storica della copertina di Sgt. Pepper’s con tutti protagonisti del Festival al posto di Beatles e mostri sacri, va bene che tornino in vita personaggi che solitamente stanno in soffitta, va bene tutto.

Così potrebbe non essere, perché il fatto che Sanremo sia Sanremo non implica necessariamente che per una settimana si azzeri tutto, che ci si accontenti, a voler essere più generosi, ma alla fine dei conti il Festival lo fa Conti, scusate il misero gioco di parole, e tocca accontenarsi sì di quel che passa il convento. Così faremo, con l’occhio vigile di chi avrebbe preferito vedere altri nomi, e anche sentire altre canzoni (adesso che le abbiamo ascoltate possiamo ben dirlo senza essere tacciati di pregiudizi). Chiaro, il Festival è anche e soprattutto uno spettacolo televisivo, e le canzoni, ci hanno fatto sapere a ogni piè sospinto, le hanno scritte pensando alle radio, perché sono le radio che attestano il successo delle canzoni. Le radio. Nel 2015. Con tutti, specie i veri fruitori della musica, i ragazzini, che ascoltano canzoni con gli Smartphone, a partire dai siti che le regalano, passando per Youtube. Le radio. Oggi. Negli anni dieci. Mio Dio. Ah, ora che ancora non è cominciato possiamo dirlo, così almeno ci concentriamo sui dettagli e non ci distraiamo con la gara e i bookmaker. Il Festival lo vincono o Il Volo o i Dear Jack. Sanremo è Sanremo. Mio Dio.