Ha agito “con agghiacciante indifferenza” da “lucidissima assassina, manifestando una pronta reazione al delitto di cui si è resa responsabile” con la “volontà di organizzare l’apparente rapimento del figlio Loris“. Così il Tribunale del riesame di Catania conferma l’arresto di Veronica Panarello, la mamma di Andrea Loris Stival, il bambino di 8 anni – strangolato con una fascetta da elettricista – il cui corpo è stato ritrovato la mattina di sabato 29 novembre in un canale di cemento in contrada Vecchio Mulino, in provincia di Ragusa. Una località che si trova a circa due chilometri di distanza da Santa Croce Camerina, dove viveva la famiglia. La donna è stata fermata con l’accusa di omicidio volontario, aggravato dal legame di parentela, e occultamento di cadavere.

“Evidente rischio di inquinamento probatorio” – E rimarrà nel carcere di Agrigento, dove è detenuta, perché secondo il riesame “sussiste il rischio di recidivanza” e in quanto ha dimostrato un’”odiosissima crudeltà e assenza di pietà” nel delitto con “una totale incapacità di controllo della furia omicidiaria”. In più, “è evidente il rischio di inquinamento probatorio per la necessità di preservare le indagini dal concreto rischio di contaminazione di cui l’indagata potrebbe rendersi artefice”. Il 3 gennaio scorso il Tribunale del riesame aveva rigettato la richiesta di scarcerazione della donna e confermato l’ordinanza del gip di Ragusa che ne disponeva gli arresti in carcere.

“Ha simulato un rapimento a scopo sessuale” – Secondo quanto riportato nelle motivazioni, Panarello – che si è sempre dichiarata innocente – ha “una capacità elaborativa di una pronta strategia manipolatoria” e una “insospettabile tenuta psicologica” che supportano “il giudizio di elevatissima capacità criminale“. Inoltre ha tenuto una “sconcertante glacialità nell’ordire la simulazione di un rapimento a scopo sessuale“, una “impressionante determinazione nel liberarsi del cadavere del figlio, scaraventandolo nel canalone” per “lucidamente occultare le prove del crimine”.

Le incongruenze del racconto di Panarello – A convincere la Procura di Ragusa della responsabilità di Veronica Panarello nell’omicidio del figlio erano stati in particolare quattro elementi. La visione dei filmati delle telecamere, la sua vicinanza al luogo del ritrovamento, le fascette che la donna ha consegnato alle maestre e che sarebbero compatibili con quelle utilizzate per strangolare il bambino. A questo si aggiunge il suo fragile profilo psicologico. Sulla base di questi elementi il gip lo scorso dicembre ha disposto l’arresto della donna.

Secondo i giudici, “la ricostruzione accusatoria è ulteriormente confermata dal fatto oggettivo che Loris, a scuola, la mattina del 29 non arriva mai e dal dato narrativo, inedito nelle primissime dichiarazioni di giorno 29, relativo all’illogico rientro a casa della donna per sbrigare faccende domestiche nonostante l’appuntamento al castello di Donnafugata fissato per le 09.30″. Nella tenuta, dove aveva detto di essere andata per seguire un corso di cucina, la donna arriva solo alle 9 e 55. Secondo l’autopsia la morte per strangolamento è avvenuta tra le 9 e le 10 e alle 9 e 27 la sua auto rimane impressa in un filmato a 50 metri dalla strada che porta al Mulino Vecchio, dove alle 16.55 di quel pomeriggio il cacciatore Orazio Fidone trova il cadavere.

Per il Tribunale, “l’indagata descrive percorsi illogici” e “mente spudoratamente per accreditare una normale quotidianità sconfessata dalle sue artificiose ricostruzioni“. E, si legge nelle motivazioni, “tutte le versioni della Panarello sono dense, così come rettamente dedotto dall’accusa, di incongruenze, menzogne e ricordi postumi“. Anche sulle fascette consegnate alla maestre due giorni dopo il delitto, che sarebbero compatibili con quelle utilizzate per strangolare Loris: i giudici scrivono che “l’iniziativa è da ritenersi dolosamente preordinata a liberarsi del macigno accusatorio della disponibilità del reperto”.

A spingere la donna ad uccidere il figlio, secondo i giudici, “uno stato passionale momentaneo di rabbia incontenibile per il fallimento del piano mattutino che evidentemente quel giorno non prevedeva l’ingombrante presenza del suo primogenito”.

“In preda a una incontenibile furia, ha soppresso il bambino” – Un delitto che è “verosimilmente propiziato da una circostanza occasionale, la discussione con Loris che, quella mattina, sconvolgendo i piani di Veronica Panarello vuole rimanere con la mamma, incuriosito dal suo look esteticamente curato” per andare a Donnafugata. La mattina del 29 novembre le telecamere immortalano Veronica davanti a casa alle 8 e 32, insieme al figlio più piccolo di 4 anni e a Loris. Ma il bambino di 8 anni non sale a bordo e torna verso casa. Dunque non è mai andato a scuola, come confermano altre immagini. La madre torna poi a casa intorno alle 8 e 49 e rimane da sola con Loris per 36 minuti. Poi, dopo essere uscita per andare al corso di cucina, alle 12 e 30 si presenta davanti all’istituto Falcone e Borsellino per riprendere il figlio. A quel punto, visto che non lo vede uscire, dà l’allarme.

L’assenza di prove sicure porta il Tribunale a ritenere che la donna “esasperata per il comportamento del figlio sia rientrata in casa per controllarlo e, in preda a un’incontenibile impulsiva furia aggressiva, abbia soppresso il bambino”, stringendogli al collo un cappio con le fascette che aveva a portata di mano e poi “legandogli i polsi nell’immediatezza del soffocamento, verosimilmente per simulare un omicidio a sfondo sessuale con sevizie, ad opere di un estraneo”.