Uscita estemporanea di un solo giorno il 4 febbraio per lo spettacolare doc su alcuni degli sport più pericolosi. Dal kayak estremo alle discese su sci dalle cime alpine, e dai pericolosi salti in mountain bike alle evoluzioni antigravitazionali in kite surf passando per i blue tube tahitiani in surf, Nuit de la Glisse con la complicità di nuove tecniche di ripresa crea avventure sportive più speciali di tanti effetti

Addicted to lifeNella rosa di eventi cinematografici offerta da Nexo Digital arriva in Italia per una programmazione one-day l’ultimo lavoro della Nuit de la Glisse. Il gruppo di documentaristi e sportivi estremi che da anni porta in pellicola imprese impossibili. Che siano onde enormi nel Pacifico o montagne europee poco importa. Ciò che conta è la sfida alla paura di andare oltre. Come testimonieranno i protagonisti. Il singolar tenzone tra un uomo con una tavola e giganti d’acqua o ghiaccio, uno in bike al cospetto di deserti sassosi o ancora, nella più metropolitana delle ipotesi, allo skater che si esibisce in un grande skatepark, sono solo alcuni degli sport ad altissimo tasso di adrenalina qui raccontati da telecamere UltraHD tenute in aria da droni telecomandati. La nuova tecnologia di volo per modellismo applicata al cinema può offrire soluzioni snelle e uniche per inquadrature impossibili. Proprio quelle che rendono Addicted to Life così emozionante nella regia di Thierry Donard.

“La Nuit de la Glisse è nata da un gruppo di sciatori e surfisti amici. Il primo titolo è uscito nel 1984. Ho sempre cercato di trasmettere al pubblico ciò che gli atleti sentono, per dare una panoramica delle personalità di uomini e donne che amano enormemente le loro rispettive discipline. Per catturare le loro emozioni più profonde quando vivono questi momenti irripetibili”. Ha raccontato sul Donard sulla sua crew. “Evidenziare la loro visione ecologica e il loro stile di vita è un aspetto umano essenziale per i miei film. Ed è questa è probabilmente la ragione per cui hanno avuto tanto successo”.

La “Glisse” è il fenomeno sociale che raggruppa sport e sportivi estremi nato nei ’70. Tutto a strettissimo contatto con la natura. Dall’84 ogni film della Nuit è lettera sacra per praticanti, campioni, o soltanto appassionati del genere. In Addicted to Life, documentario pieno di colori e spazi incontaminati, è possibile seguire planate alari in wingsuit, o linee costruite per salti in bicicletta nel bel mezzo del deserto spagnolo di Almeria. Le prime sono voli con tute high-tech capaci di replicare sull’uomo picchiate da uccelli, le seconde sono percorsi tra dune e dossi per farne trampolini da superare a due ruote. Nulla che si possa minimamente praticare durante una paciosa domenica mattina nel parco sotto casa. Alcune delle location sono Thaiti, Perpignan, Chamonix, Barcellona e Sud Tirolo. Un excursus a cavallo di continenti, mari e monti oltre ogni limite per guardare il frangere delle onde da surf, ma da sott’acqua, o seguire un kayak tra le rapide di torrenti che bagnano i Pirenei. I racconti sulle esperienze e gli stili di vita dei campioni di questi sport mescolano spettacolo a testimonianza. Antropolgicamente interessantissimo anche se non si è vicini al genere. Ma il lavoro registico resta così discreto che il trionfo sembra tutto riservato alla natura domata da questi minuscoli pazzi a solcare nevi, saltare rocce e attraversare cieli.

Addicted to life1Solitamente la natura nella realtà viene presentata come invitante panorama da ferie o ferita e affannata dalle invasività dell’uomo. Nei film invece come sfondo per storie struggenti ai confini del mondo, o addirittura come mangia cristiani nella catastrofe di turno. Oltre a rischio, immagini da togliere il fiato per la spettacolarità dei luoghi intorno ad ogni evoluzione, il film-evento del 4 febbraio mette insieme la pacifica sfida tra uomo e natura. Una battaglia per la sopravvivenza in fin dei conti senza tempo. Atavica, profonda, ma necessaria. Perché senza matti né eroi, forse, neanche la normalità nella quale tanto amiamo sguazzare non esisterebbe.