“Personalmente sono del parere che abbia senso un sistema europeo per auto e mezzi pesanti che consenta di uniformare la riscossione dei pedaggi”. È in questa frase della nuova commissaria europea ai trasporti, la slovena Violeta Bulc, che si apre un nuovo dibattito sui balzelli a carico degli automobilisti. E, forse, anche sulla rendita di posizione di cui beneficiano i gestori delle autostrade – ad esempio italiane – visto che la riscossione verrebbe in qualche modo centralizzata.

Bulc ha concesso un’intervista all’edizione domenica del quotidiano tedesco Die Welt (Welt am Sonntag) che riaccende il dibattito anche in Germania sull’annunciata introduzione del pedaggio, che il ministro federale Alexander Dobrindt intende far pagare solo agli stranieri. Ma intanto gli altri due paesi “germanofoni” hanno già aumentato il costo delle cosiddette “vignette”. In Austria il rincaro massimo per gli automobilisti è del 2% per quella annuale, il cui costo sale a 84,4 euro. Quella per 2 mesi arriva a 25,3 e quella per 10 giorni a 8,7. I rincari sono scattati anche per i motociclisti, che comunque pagano meno. In Svizzera il rialzo è più sensibile (7 euro), anche se il costo si ferma a 40 euro: il tagliando è valido per tutto l’anno. Il consiglio che l’Automobil Club Tedesco (Adac) ha diffuso fra i soci e quello di affrettarsi all’eventuale acquisto, cioè entro il 31 gennaio, prima che scatti la penalizzazione per la supervalutazione del franco svizzero.

Violeta Bulc intervista die welt

Nella visione della nuova commissaria, per motivi di equità, i pedaggi dovrebbero essere su base chilometrica, come già avviene fra gli altri in Italia, Spagna, Francia, Regno Unito, in diversi paesi dell’ex Jugoslavia (ma non in Slovenia) e Grecia. E, naturalmente, non dovrebbero penalizzare gli automobilisti in base alla loro nazionalità. Due passaggi importanti che sembrano cozzare contro il disegno di legge, già licenziato dal governo tedesco, del ministro dei trasporti Dobrindt. E che consentirebbe solo in parte all’Italia di mantenere lo status quo. Perché la commissaria intende “facilitare la vita agli automobilisti”. I troppi e diversi sistemi adottati nei paesi europei non vanno in questa direzione e penalizzano la mobilità. L’obiettivo è quello di mettere al sicuro la colossale quantità di dati sensibili a disposizione dei gestori della rete, ma di “forzare” una soluzione tecnologica che consenta – è l’esempio della commissaria – di viaggiare dal Portogallo alla Finlandia senza doversi preoccupare delle diverse forme di riscossione.

Questo non significa che il pedaggio debba diventare obbligatorio in tutti i paesi: “È un interrogativo che discuteremo con gli stati membri”, ha chiarito. L’unica certezza è che gli introiti “ritornino ai rispettivi Paesi, che questi impiegheranno per la realizzazione o la manutenzione della rete infrastrutturale”.